Cervello: Il Prog che incontra l'antica Grecia!

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In questo vario e abbondante 2025 musicale, una delle sorprese più grandi è stata la nuova pubblicazione dei Cervello.
Cult band del Progressive partenopeo dei primi anni ’70, la band si è sciolta poco dopo la pubblicazione dell’esordio “Melos” (1973), per ritornare nel 2017 per un concerto a Tokyo e poi in questo 2025 con gli inediti contenuti in “Chaire”, arricchiti dal succulento bonus che è il restauro di un vecchissimo concerto a Pomigliano D’Arco e dalla ristampa di quella chicca del debutto.
Un ritorno discografico che segue la scia del precedente episodio discografico, rimandando leggermente ai primi King Crimson, ma sospeso tra atmosfere favolistiche e lontane, una verve Jazz Rock ed un flavour mediterraneo tipico del Prog partenopeo.
Ora, con un pizzico di emozione, scomodiamo Corrado Rustici e Giulio D'Ambrosio, artisti che hanno sicuramente molto da dire viste le tantissime esperienze che hanno fatto in così tanti anni di attività musicale.

Ciao e grazie per la disponibilità.
Per rompere il ghiaccio chiederei di presentarvi a chi non conosce la tua storia musicale, parlando di quella che è stata la tua lunga carriera musicale, sicuramente molto ricca e variegata.
Giulio D'Ambrosio (sassofonista flautista): La mia carriera e' piuttosto lunga più di cinquant'anni quindi è difficile parlare di essa in poco tempo però ti dirò quali sono state le fondamenta su cui ho costruito tutta la mia carriera musicale.
Ho iniziato a 14 anni suonando "Rhythm and Blues" e musica leggera anni 60 negli scantinati e nei localini da ballo di Napoli e la cultura dello scantinato mi è servita molto;
Ho studiato flauto traverso nel conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e successivamente pedagogia e didattica nel conservatorio Nicola Sala di Benevento e la formazione classica e' un valore che ti sostiene per tutta la tua vita musicale.
I 4 anni passati nei Cervello mi hanno insegnato dei valori che ogni musicista dovrebbe perseguire: la ricerca dell'originalità' in tutto quello che suoni; non trattare la musica come un mero prodotto commerciale.
La passione per il jazz, il Bebop e Charlie Parker.
Oggi nel 2025 i Cervello sono usciti con il loro secondo album in studio, ma giocoforza dobbiamo portare indietro le lancette dell’orologio e parlare del vostro debutto: “Melos” è stata una delle tante comete di un certo pregio viste nel ricchissimo panorama Prog nostrano. Se i Cervello dopo decadi sono ricordati per un solo album è per via della sua qualità estremamente alta, quindi direi che sarebbe molto interessante parlare della formazione molto inusuale che prese parte al disco, la sua ideazione, la registrazione, il clima che si respirava a Napoli e in Italia in quel periodo… svisceriamo per bene l’album del 1973, perché si sta parlando di un lavoro molto importante, che oggi nuove generazioni di ascoltatori hanno la possibilità di riscoprire.
Giulio D'Ambrosio: Quando ti accingi a creare nuova musica non hai bisogno di un organico ben preciso, questo ti e' necessario se vuoi riprodurre musica già' confezionata mantenendo le timbriche usate, ma quando vuoi liberare il tuo estro creativo, hai più' bisogno di musicisti con i quali creare una sinergia, la musica e' dialogo.
"Melos" fu registrato a Milano e mi ricordo che lo studio di registrazione era stato allestito in un teatro in disuso, c'erano delle cabine acustiche dove ogni musicista si posizionava per registrare. Si registrava su un 8 piste e le sovra incisione erano molto limitate, cosi' come la possibilità' di correggere errori di intonazione o di fraseggio: lo dico perché' in "Melos" ci sono fraseggi, assoli e ritmica di difficile esecuzione, cosa che ho avuto modo di constatare quando ho risuonato quei brani a Tokyo.
Si respirava un'aria rivoluzionaria in generale, la musica e' espressione della società, ci si voleva svincolare dalla forma canzone, dalla melodia accompagnata e dalla durata del brano che era di circa tre minuti, per dirne alcune in breve, il canto non aveva più quel ruolo da protagonista, le parti strumentali si alternavano con quelle cantate assumendo pari importanza.
Tutto il movimento Prog Italiano ha avuto una breve durata, dal 70' al 79' circa, ed essendo stato un movimento culturale musicale importante, che ha lasciato una traccia notevole e che e' di fatto sconosciuto alle giovani generazione, le quali hanno molta conoscenza solo dei gruppi inglesi più famosi, questi album di rock progressivo italiano rappresentano anche per loro un'opportunità.

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Come ci hai detto in apertura, la tua carriera non ha lambito solo il Prog, ma hai pure toccato con mano il Pop mainstream più scintillante, collaborando a vario titolo (come musicista o produttore) con numerosi artisti nazionali e internazionali. Innanzitutto, molto banalmente ti chiedo com’è che hai iniziato anche questo percorso e quali sono state le esperienze più gratificanti a livello personale.
Corrado Rustici (chitarrista, produttore):
Il mio desiderio di diventare produttore artistico è nato dalla curiosità di capire come uno dei miei grandi eroi, George Martin, fosse riuscito a creare quei capolavori insieme ai Beatles. Mi affascinava il suo ruolo, il modo in cui trasformava delle idee in opere immortali. Con il tempo, grazie alle esperienze all’estero – prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti – e alla straordinaria opportunità di collaborare con alcuni tra i più grandi nomi della musica internazionale, questa curiosità si è trasformata in una vera e propria passione. È stato un percorso naturale, che si è sviluppato parallelamente alla mia carriera di chitarrista e compositore.
Le esperienze più gratificanti per me non sono legate soltanto ai grandi successi ottenuti con artisti come Zucchero, Elisa, Ligabue, Negramaro, De Gregori e tanti altri, ma anche – e forse soprattutto – a quei momenti di scoperta musicale personale, legati a episodi che magari sono passati più in sordina. Sono quei frammenti di creatività pura, in cui nasce qualcosa di nuovo e inatteso, che per me hanno un valore immenso.
Parlando sempre di produzione e collaborazione in studio per questo o quell’artista, sicuramente saprai meglio di me delle polemiche che imperversano da anni nelle varie release discografiche che spesso sono accusate di essere vittime della Loudness War o di essere fredde, impersonali o senza dinamica.
Com’è stata l’evoluzione nel corso degli anni?
Corrado: Credo che questo sia stato un problema rilevante circa dieci anni fa e che abbia contribuito, almeno in parte, a trasformare il ruolo delle canzoni, rendendole quasi degli spot pubblicitari, dove il volume viene utilizzato per catturare immediatamente l’attenzione e l’orecchio dell’ascoltatore. Naturalmente, questo rappresenta una criticità quando l’opera musicale richiede delle vere dinamiche, sia a livello musicale che sonoro.
Nel contesto della musica commerciale, però, la questione non si pone più: ormai tutto è “LOUD” e musicalmente prevedibile.
Per quanto riguarda altri generi musicali, essendo spesso esclusi da classifiche e playlist radiofoniche o di streaming, il problema risulta quasi irrilevante.
E da produttore come ti poni al riguardo? C’è effettivamente una criticità in tal senso? E se sì, quali sono i motivi che hanno portato a tutto questo?
Corrado: Oggi, però, ritengo che ci sia una sfida molto più importante: l’utilizzo etico dell’intelligenza artificiale nella creazione e nella distribuzione delle opere artistiche.
Ora ci avviciniamo ai giorni più recenti, ma prima di passare all’ultimo parto discografico, non posso fare a meno di ricordare che come Cervello uscì nel 2018 “Live in Tokyo 2017”: il rapporto tra Progressive tricolore e Sol Levante è un rapporto molto intenso e duraturo nel tempo, che ha reso quella nazione un’isola felice per le realtà più di culto di certe sonorità, magari più conosciute fuori dai patri confini.
Ti sei dato una risposta di come sia stato possibile tutto ciò? E che differenze noti tra l’ascoltatore nipponico e quello italiano?
Corrado: In tutta onestà non ho una risposta credibile a questo fenomeno.
Tutto è causa di tutto :-)

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Ora passiamo al nuovo capitolo della band, “Chaire – Live at Pomigliano D’Arco 1973”; innanzitutto perché oltre ai classici inediti in studio, c’è stata la scelta di pubblicare quel live d’annata? Live tra l’altro restaurato molto bene, con un suono autentico e molto godibile per chiunque sia cresciuto con un certo tipo di sound, che dà quasi una ventata d’aria fresca nel mare magnum di tutti quei live album così tanto editati da risultare perfettini, ma senz’anima.
Corrado: "Live at Pomigliano d’Arco 1973” è stato registrato durante uno dei nostri concerti senza soundcheck e in modo piuttosto amatoriale, utilizzando un registratore a due tracce collegato direttamente alle uscite del nostro mixer. La registrazione è poi stata diffusa come bootleg e venduta online a cifre assurde (ho visto alcune copie vendute anche a 6.000 euro), quindi abbiamo voluto dare ai nostri fan, che ci hanno sostenuto per 50 anni, la possibilità di possedere una versione di questa performance con una qualità sonora migliore, a un prezzo accessibile a tutti. Per noi ha rappresentato anche un prezioso ponte musicale tra “Melos” e i nuovi brani.
Ora una domanda ancora più spinosa: cosa diavolo ha spinto a ritornare dopo oltre cinquant’anni dal vostro unico studio album? Ho letto che il lotto di canzoni inedite sono state scritte in un passato davvero remoto, ma rifinite solo negli ultimi anni: a tal proposito ti va di parlarci del lunghissimo processo creativo?
Giulio: Diciamo che la band ufficialmente non si e' mai sciolta, intendo che non c'e' stato un incontro dove si sono palesati contrasti di carattere musicale o di altro tipo, ci siamo allontanati gli uni dagli altri perché non avevamo richieste di concerti, ma i nostri rapporti sono stati sempre buoni, abbiamo continuato a volerci bene, quindi il discorso “Cervello” non si é mai chiuso e alla prima occasione, nonostante la scomparsa di due figure importanti della band, é stato come se ci fossimo lasciati ieri.
Corrado: È stato un processo molto difficile e laborioso. Dopo aver arrangiato e registrato i brani, ho dovuto utilizzare diversi software per estrarre tutte le parti vocali di Gianluigi da registrazioni analogiche a due tracce e da cassette. Successivamente, ho dovuto assemblare le sue diverse esecuzioni e versioni delle canzoni, che spesso avevano tempi diversi, tonalità differenti e talvolta persino progressioni di accordi diverse. Una volta ottenute le esecuzioni finali, ho utilizzato il machine learning per ricreare il più possibile il suono della sua voce e poi l’ho usato per migliorare, per così dire, le sue performance originali.
Parlando sempre della vostra musica, una cosa che colpisce in entrambi i vostri album sono i testi molto evocativi e ricercati, un aspetto che mi sembra doveroso approfondire in un’epoca fatta di liriche frivole e un vocabolario sempre più povero.
Corrado: Durante gli anni del Cervello, Gianluigi frequentava il liceo classico ed era un intellettuale, grande amante della cultura greca. Né a lui né a noi interessavano testi basati sulla tensione sessuale o romantica tipica dell’adolescenza; per questo Gianluigi scelse di esprimere, attraverso i testi, concetti esistenziali e sociali che coinvolgevano la nostra generazione, ispirandosi alla cultura ellenica.

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Ora parliamo della copertina, anzi delle copertine e di tutta la parte grafica che ruota attorno agli album dei Cervello: ti chiedo di parlarcene, perché soprattutto nel Progressive degli anni ’70 la stessa cover art o addirittura il confezionamento di un album avevano un che di artistico o un messaggio (emblematici sono certi album molto celebri di Area, Banco del Mutuo Soccorso, piuttosto che degli Emerson, Lake & Palmer) e anche le copertine dei Cervello sono decisamente particolari.
Corrado: Le immagini di "Chaire" sono state realizzate da me. La copertina è un mio dipinto del 1973, creato quando frequentavo il liceo artistico. Le bellissime copertine degli album degli anni ’60 e ’70 erano profondamente influenzate dal contesto e dal “prodotto” (LP), che veniva proposto come una confezione unica di un’idea artistica. Il formato grande e leggibile del vinile contribuiva a un’immersione totale nel mondo dell’artista, offerto all’ascoltatore. Oggi, purtroppo, questo contesto ha perso molta rilevanza, per ragioni ovvie legate al formato e al modo in cui la musica viene fruita e concettualizzata
Negli ultimi tempi, specialmente sui vari social, c’è un gran vociare sull’uso dell’intelligenza artificiale nella musica a vario livello (come anche per le copertine di certi album), con opinioni molto accese e contrastanti: te da artista, come ti poni sull’uso dell’AI nell’arte in generale?
Giulio: Da sempre l'umanità ha fatto uso di tecnologia per progredire e migliorare la sua produzione, anche artistica, oggi però parliamo di una forma di tecnologia, o meglio di intelligenza che é in grado di produrre musica da sola, quindi, mi chiedo, dove sta l'estro creativo dell'artista? Moralmente ed eticamente lo trovo un imbroglio e anche un limite, visto che l'AI rielabora ciò che già esiste. Altro discorso é se io mi faccio aiutare nelle questioni più pratiche della stesura musicale.
Corrado: Il punto non è se usare o non usare l'AI. Il punto è come la usiamo.
È arrivato il momento di aprirsi mentalmente e creativamente. Di usare in modo artistico e creativo la tecnologia, prima di rimanere sopraffatti dalla tecnologia stessa.L'intelligenza artificiale generativa sta arrivando nella musica, che ci piaccia o no. E potrebbe creare una marea di musica mediocre, indistinguibile e non originale.
La musica "sufficientemente buona" – quella Ambient, Sleep, Lo-Fi – passerà all'AI generativa.
Ma c'è anche un lato positivo che intravedo. Potremmo assistere a un paradossale movimento di ritorno all'attenzione per l'artista e l'originalità. Le menti artistiche che utilizzeranno in modo più efficace l'AI come parte del loro bagaglio creativo cavalcheranno una nuova onda.
L'era della "creazione per l'algoritmo" potrebbe finalmente finire.
Come in tutte le cose della vita, la moderazione è fondamentale. L'intelligenza artificiale aiuterà molto, ma potrebbe ostacolare la creatività se diventasse l'unico strumento.

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Stiamo arrivando alla fine. Visto il tuo percorso artistico decisamente longevo, chi meglio di te può dirci com’è cambiato il panorama musicale nel corso degli ultimi decenni? Cos’hai visto e vissuto nel corso del tempo a tal riguardo?
Giulio: Non vorrei apparire come il solito vecchietto che si lamenta dell'operato dei giovani, magari stanno facendo bene, solo il futuro ce lo dirà, però su alcuni valori che oggi i giovani perseguono devo dissentire: non é detto che devo produrre musica che abbia come unico scopo il profitto, i grandi musicisti spesso sono stati ignorati in vita; lo studio di uno strumento e' imprescindibile se si vuole essere considerato un musicista; la popolarità spesso non é sinonimo di bravura.
Adesso ci salutiamo con quest’ultima serie di domande.
Prima di portele però ci terrei a ringraziarti per la tua disponibilità.
Corrado e Giulio: Grazie a te per l’interesse e spazio concessoci.
Da produttore e musicista, hai delle giovani promesse da consigliarci e che secondo te hanno qualcosa da dire?
Corrado: Da qualche anno sto lavorando con un grande talento chitarristico “Filippo Bertipaglia”.
Il suo EP "Amigdala" – che ho prodotto - è stato appena pubblicato. Lo consiglio a coloro interessati a musica diversa e profonda.
Piani futuri per i vari progetti nei quali sei coinvolto?

Corrado: Sto producendo un paio di progetti molto importanti, che però non posso ancora menzionare, ma che saranno pubblicati nel 2026.
E poi sono a lavoro sul mio prossimo album da solista.
Eventuali ristampe dei Nova o una loro reunion? Dopotutto con il ritorno dei Cervello, ci si può aspettare di tutto, non trovi?

Corrado: Presto ci saranno buonissime nuove a riguardo :-)

Link utili:
https://www.facebook.com/CervelloOfficial
Intervista a cura di Seba Dall

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