Heavy Metal e Letteratura - Capitolo 6

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Pubblicato il:07/08/2012
Introduzione
Arriva il sesto capitolo della nostra rubrica Heavy Metal e Letteratura; questa volta ci spostiamo all’estremo nord addentrandoci tra i versi di una delle opere che hanno ispirato maggiormente il mondo della musica che amiamo, caratterizzando l’intero mondo del viking e buona parte del filone black e anche epic, ma che ha anche esteso il suo influsso su altri campi come la stessa letteratura, fumetti e manga, cinema, cartoni e anime, nonchè vecchi nuovi culti, offrendoci quella che è una delle testimonianze più importanti della cultura delle antiche popolazioni scandinave, islandesi e germaniche. Moltissimi aspetti della mitologia norrena, per come la conosciamo adesso, ci arrivano proprio dalle righe di quest’opera.
Al tempo in cui i cieli erano illuminati dai fulmini scagliati da Thor e si imbracciavano asce e spade speranzosi di conquistarsi un posto nel Valhalla, non esistevano scritti religiosi e quindi i nomi, le gesta e i riti legati alle divinità venivamo tramandati attraverso il tempo per via esclusivamente orale; intorno all’ 800 d.C. nacque però in Islanda una scuola poetica che mise in versi queste tematiche utilizzando la poesia eddica.

Ljóða Edda, “Edda poetica”
Con il termine Edda Poetica ci si riferisce principalmente a un insieme di manoscritti contenuti in un codice risalente al XIII secolo che riporta la versione definita –almeno sinora, poi chissà- di poemi di diversa origine geografica ma riconducibili alla cultura norrena e germanica; questo è il Codex Regius, scoperto nel 1643 dal vescovo Brynjólfur Sveinsson (esistono numerose altre fonti legati all’edda poetica che però vengono considerate secondarie come per esempio il Codex Arnamagnæanuso e altre minori più semplicemente identificate come Edda Minora)
Essendo il Codex Regius costituito da manoscritti anonimi (ma comunque riconducibili a un'unica mano), Brynjólfur Sveinsson decise di dare spessore al suo ritrovamento ponendovi sopra il nome del sacerdote Sæmundr Sigfússon inn fróð, conosciuto per aver redatto la storia dei regnanti di Norvegia, dando all’opera il nome di Edda Sæmundi Multisci; scelse di utilizzare il termine Edda rifacendosi all’opera di Snorri Sturluson conosciuta come Edda in Prosa in cui sono citati molti poemi contenuti nel nuovo codice. Quest’ultima opera si è rivelata basilare per l’interpretazione di molte parti dell’edda poetica in quanto non sempre contiene parti narrative ma bensì evocative e quindi difficilmente comprensibili senza l’ausilio di elementi slegati dalla metrica poetica utilizzata.
Il Codex Regius è composto da 29 canti divisi in Canti Mitologici e Canti Eroici a loro volta divisi in due cicli: il Ciclo di Helgi e il Ciclo di Sigurðr e dei Niflungar; adesso ci soffermiamo sul primo canto dell’opera, la Vǫluspá o Profezia della Veggente.
La Vǫluspá è il primo poema del Codex ed è considerato la parte più evocativa, suggestiva stilisticamente meglio articolata dell’intera opera; di fatto si tratta di un monologo recitato da una veggente, o meglio da una vǫlva per mantener fede alla lingua, a cui Odino in persona affida il compito di tramandare il sapere nordico. Costituisce un excursus sull’intera mitologia norrena e viene considerato un poema gnomico essendo il tema trattato la conoscenza delle risposte ai più grandi dilemmi dell’uomo sulle origini e sul destino dell’universo; è composta in fornyrðislag, il metro epico maggiormente usato nei componimenti poetici della letteratura nordica, e ogni strofa è composta da quattro versi a loro volta divisi in due semiversi.
L’opera si apre con una richiesta di ascolto da parte della veggente a Odino e a tutte le stirpi discendenti da Heimdallr, guardiano di Asgard, e prosegue narrando il tempo dei giganti in cui l’universo non esisteva ancora e vi era solo Ymir il gigante primordiale dal cui sacrificio nacquero le galassie; si passa quindi alle parte sulla creazione del mondo con i versi suggestivi in cui gli dei mostrano al sole e alla luna come alternarsi e danno un nome alle cose poco prima che arrivassero le fanciulle di Jǫtunheimr (mondo mitologico abitato dai giganti) a tentarli.
Furono creati allora i nani, molti dei quali vengono elencati e quindi arriva il tempo della creazione dell’uomo a cui Odino, Hǿnir e Lóðurr concessero l’anima, il respiro e la vita; e venne il tempo di affidar loro delle regole incise in alfabeto runico. Comincia l’ardente scontro degli dei che vede gli Æsir scontrarsi con i Vanir e vengono descritti gli inferi in cui opera Níðhǫggr uno dei mostruosi serpenti presenti nella cosmologia nordica; è allora la volta di Fenrir e della sua discendenza mentre arrivano i tre galli ad annunciare il Ragnarǫk, la battaglia finale che vedrà gli uomini lottare in una scontro fraticida e il ritorno dei giganti tra cui Surtur. Il Crepuscolo degli Dei descrive Fenrir sopraffare Odino che verrà poi vendicato dal figlio Víðarr, la fine del mondo è ormai inesorabile ma il ciclo è distinato a ricominciare con la rinascita e l’arrivo dell’età dell’oro in cui i campi torneranno a essere rigogliosi e vedremo il sorgere della città d’oro nella valle di Iðavǫllr, dimora eterna dei valorosi insieme agli Æsir.
Gli ultimi versi parlano del giudizio universale e ci descrivono il ritorno del serpente degli inferi Níðhǫggr che arriva in volo trasportando le anime dei morti prima di inabbissarsi.

Con il ritrovamento e l'interpretazione dell'Edda si sciolgono così i ghiacci che imprigionavano Odino, le Valchirie, Freyja, il Mjölnir che tornano quindi a nuova vita continuando a ispirare artisti e non solo.

Burzum - Umskiptar
Varg Vikernes, meglio noto come Burzum, nel suo ultimo album Umskiptar (tradotto “metamorfosi”) ha in pratica messo in musica e interpretato tutte le strofe della Vǫluspá senza aggiungere o togliere alcun verso con l’unica variante costituita da qualche rara ripetizione come le parole Vituð ér enn eða hvat? (cosa altro sai?), verso conclusivo della strofa dedicata alla Fonte della Sapienza che verrà ripreso più volte anche nell’Edda a sottolineare l’onniscienza della veggente che spesso veniva interpellata anche dagli dei.
La Vǫluspá di Burzum è divisa in undici brani a cui il Conte ha dato un titolo che ne sintetizza il contenuto rifacendosi alle figure mitiche a cui si riferiscono i versi del poema.

Ci rivediamo alla prossima puntata!
Articolo a cura di Salvatore Sanzio

Ultimi commenti dei lettori

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Inserito il 25 set 2012 alle 15:52

Com'è interessante questa rubrica ragazzi... davvero complimenti! ^^