Qualche settimana fa, leggendo una rivista che non ha a che fare con la musica (
Wired) , sono stato attratto dalla copertina e dal titolo di un libro appena uscito che veniva proposto ai lettori. Il titolo era
Death Metal (
Edizioni Piemme) e l'artwork, in stile fumettistico, ritraeva un chitarrista con un denso fumo nero che gli usciva dalla testa e che creava una figura demoniaca sopra di lui. Il romanzo in questione era descritto come un'avventura di sangue, morte, demoni e musica metal, scritto con uno stile che ricorda quello del maestro del brivido
Stephen King. Attirato da queste parole, scorro poi la quarta di copertina che recita:
Immaginate di essere in viaggio con i vostri amici su un fantastico furgoncino Westfalia che perde olio ed è scomodo da morire. State andando al concerto del secolo: i mitici Tiamat suonano a un festival death metal, in un paesino disperso nella campagna dell'Oltrepò pavese, e voi siete stati chiamati per fargli da spalla... Be', non esageriamo: Lorenzo, Stefano, Matteo, Barbara e Walter, ovvero gli Snake God Hunters, sono solo capitati in scaletta prima dei loro idoli, ma saliranno comunque sullo stesso palco ed è il giorno migliore della loro vita. Sono partiti all'alba dalla Puglia e non ne possono più di viaggiare, ma il problema non è questo. Il problema è che si sono persi nella nebbia, lungo un fiumiciattolo che nemmeno è segnato sulle mappe, e c'è un camionista impazzito che li incalza e fa di tutto per buttarli fuori strada. È a questo punto che tutto comincia ad andare storto...
Sul sito di
Edizioni Piemme viene anche riportata questa descrizione:
Gli Snake God Hunters sono un gruppo metal composto da cinque ragazzi pugliesi. Ora sono in viaggio verso nord per un concerto in un minuscolo paesino della campagna lombarda. E mentre il loro camioncino si perde tra le nebbie, incominciano a riaffiorare i ricordi di una potenza diabolica che cova in uno di loro e avrà il potere di creare caos, morte e distruzione.
Dopo aver domandato al nostro sommo imperatore
Graz se la cosa poteva meritare un approfondimento e un'intervista all'autore per il nostro glorioso portale, ricevo un regale cenno di approvazione e contatto quindi l'ufficio stampa
Piemme che, molto gentilmente, mi invia in un paio di giorni copia del libro e mi mette in contatto con l'autore,
Tito Faraci.
Dopo aver divorato il libro a tempo di record, mi metto a raccogliere informazioni per preparare le domande da presentare al nostro interlocutore, che non è proprio "uno qualunque"
Oltre ad essere l'autore del libro in questione e di altri due romanzi, Tito è un pezzo da novanta del fumetto italiano. Classe '65, famoso autore e sceneggiatore per tanti personaggi, anche da lui inventati, come Rock Sassi, il nostro interlocutore è anche un appassionato di musica pesante di vecchia data e si presta a scambiare qualche battuta con noi.
Sei un famoso autore di storie a fumetti, sceneggiatore di personaggi importanti che vanno da Zagor a Lupo Alberto, Martin Mistère, Dylan Dog, passando per Rock Sassi il personaggio da te creato, arrivando fino all'Uomo Ragno e Capitan America. Sei perfino riuscito a tingere di nero Topolino con la raccolta di storie da te sceneggiate "Topolino Noir". Sembri votato al lato oscuro della forza! Da dove comincia il tuo interesse per l'horror e il noire?
Amo i generi. Nella narrativa, nel cinema, nel fumetto... giallo, noir, fantascienza, commedia, horror... Mi piacciono inanzitutto come lettore e poi, di conseguenza, come autore. Mi piace muovermi attraverso di essi, a volte contaminandoli anche. Facendo credere al lettore che la storia si muoverà su certi binari, per poi deragliare. E l'horror è un genere esremo, che amo molto. Come il death metal, musica estrema, che si spinge per propria natura verso i confini.
L'ispirazione per la storia di "Death Metal" ti è venuta leggendo articoli di cronaca sulle persone scomparse? Oppure sei appassionato di mitologia e antichi culti? Com'è nato il tutto?
Volevo scrivere un romanzo slasher. Un filone particolare dell'horror, sviluppatosi in particolare nel cinema dalla metà degli anni Settanta. Quello di Non aprite quella porta, di Venerdì 13, di Halloween, fino ad arrivare a Hostel. Un gruppo di ragazzi arrivano nel posto sbagliato, nel momento ancora più sbagliato. E ci ho messo la mia passione per il death metal. In una storia in cui (giustamente), i metallari sono i "buoni".
Leggendo il libro mi è venuto un flash, un parallelismo tra zio Aldo (nel libro) e zio Michele (Misseri, di Avetrana). Ha inciso questo fatto di cronaca, la figura "cattiva" di un famigliare, per la stesura di "Death Metal"?
L'orrore, la violenza, la sopraffazione sono ancora più terribili quando nascono in famiglia. Quando arrivano da chi dovrebbe proteggerci. Purtroppo, le cronache sono piene di casi del genere. Non che un tempo non ci fossero. Solo, non se ne parlava.
Nel tuo libro usi sia il discorso diretto, sia racconti la storia vista da fuori, sia intervieni come narratore e ti rivolgi direttamente anche al lettore, creando uno stile misto che tiene viva l'attenzione. Quanto questo stile è da te ricercato e quanto ti viene naturale?
Be', qualche maestro ce l'ho. Come e ovvio e giusto. Stephen King, in particolare: stella polare irraggiungibile, ma capace di darti una rotta. Poi Lansdale, Barker, Lindqvist e... in questo romanzo, anche Don Winslow, autore di noir, di cui ho declinato qualche trucco all'interno di un horror. Compreso il rivolgersi, ogni tanto, ai lettori in quel modo beffardo. Dopodiché, naturalmente, c'è la mia voce. Che piaccia o meno, credo di averne una mia. Uno stile.
Hai animali? Te lo chiedo perché la parte iniziale su Attila (il cane del protagonista) è abbastanza brutale, difficile da concepire e descrivere in maniera così morbosa per chi possiede o ama gli animali!
E invece li amo moltissimo. È che da ragazzo vivevo in un paese di campagna. E in campagna con gli animali, purtroppo, spesso l'uomo è duro, spietato. In realtà, certe scene di violenza (non solo sugli animali) sono nate perché ho voluto farmi del male da solo, spingendomi al limite. Descrivendo qualcosa che facesse male anche a me. Ho sofferto.
La storia narrata è ricca di flash back, approfondimenti "a parte" che deviano dalla storia principale, lasciando spesso la narrazione sospesa. Sono stati aggiunti dopo per arricchire i personaggi e analizzare meglio certi tratti caratteristici, oppure mentre buttavi giù la storia ti sei detto "meglio che mi fermo a spiegare cosa succede sennò non mi seguono più"?
Ho scritto il romanzo linearmente, senza tornare indietro ad aggiungere nulla (ritocchi e limature a parte, che non sono mancati). La sezione nel passato è parte fondamentale del racconto. Prsente e passato sono binari su cui scorre la storia e poi finiscono per congiungersi, in modo (spero) anche inaspettato.
L'attenzione alle descrizioni, le similitudini e metafore che utilizzi nel narrare una scena cruenta sono molto taglienti, chirurgicamente precise e quasi "gore". Anche tu, come Jeff Walker e Bill Steer hai passato parecchio tempo sui manuali "da sala operatoria"?
Ho passato molto tempo a sentire dischi dei Carcass, semmai! A ogni modo, la risposta è no: il sangue mi fa paura, mi impressiona, quando è quello vero.
Le band che hai citato all'inizio dell'incontro con gli SGH come loro influenze (Celtic Frost, Morbid Angel, Death, Carcass, Tiamat, Cannibal Corpse, Kreator, Slayer, Nocturnal, Black Sabbath, Judas Priest, Led Zeppelin), in realtà sono le tue band preferite?
Ascolto molta musica estrema. Non soltanto metal, ma anche elettronica, post punk e hardcore. Ma in effetti per il detah metal ho una particolare simpatia. Le band che ho nominato nel romanzo non sono scelte a caso, ma le conosco bene.
Hai dedicato il libro a Jeff Hanneman, recentemente scomparso in circostanze abbastanza "strane". Quanto gli Slayer e la musica estrema in generale sono stati importanti nella tua vita? Ascolti ancora del sano death metal? Segui la scena odierna?
Gli Slayer sono stati fondamentali. Ho sentito e mato i loro capolavori "in diretta", nella seconda metà degli anni Ottanta. Un grande esempio di rigore, coraggio e potenza. La morte di Hanneman mi ha davvero colpito. Lo ammiravo molto. Quando è accaduto, avevo finito il romanzo, in cui si parla degli Slayer come se non fosse accaduto nulla. Avrei potuto ancora cambiare le cose, ma ho deciso di non toccare nulla e limitarmi ad aggiugere una dedica a lui. Ascolto ancora metal, anche se meno di un tempo. In particolare, mi pare che il death metal si sia fermato, alla fine degli anni Novanta, senza riuscire a spingeresi oltre. Forse perché "oltre" non si poteva andare.
Tornando un attimo al libro, ho apprezzato molto la concretezza nel tuo stile di scrittura, non ti perdi in intere pagine a descrivere un oggetto, un paesaggio o una semplice azione. Il tuo lavoro e la tua esperienza di sceneggiatore ti hanno aiutato in questo?
Sì, certo. Si impara a descrivere in modo chiaro ed efficace. Sintetico. Bisogna spiegare al disegnatore, senza disperdersi in dettagli inutili. Dal mio lavoro di sceneggiatore è nato, senza che lo andassi a cercare (meglio così), uno stile di scrittura.
Oltre a Death Metal, hai pubblicato con Piemme "Il cane Piero" e "Oltre la soglia", tutti racconti con un target di riferimento che va dal ragazzo al giovane adulto. E' quella la parte della tua vita che preferisci? Oppure il misurarsi con una storia ancora più "dura", da adulti, sembra una cosa troppo "seria"?
L'adolescenza non è come, da adulti, si tende a ricordarla. Non è così bella. È un'età dura, spietata, difficile. Un'età di sfide e trasformazioni. Che ti resta dentro, a un livello profondo. Ho scritto due romanzi, Oltre da solglia e Death Metal, con protagoniosti dei ragazzi, ma (credo) rivolte a chiunque sia stato un ragazzo, anche parecchio tempo fa.
Concludi come preferisci ed elencaci, se vuoi, la tua playlist death metal preferita o del momento
Tre pezzi... Slayer, Raining Blood. Sepultura, Roots Boody Roots. Carcass, Heartwork. Ma, se me lo chiedi di nuovo tra cinque minuti, facile che cambi idea.
Ringrazio, oltre naturalmente Tito per la disponibilità, anche Valeria Caprioglio, Ufficio Stampa Edizioni Piemme.