Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:50 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. FUNK PARTY
  2. UNDER THE GUN
  3. GONNA RAISE HELL
  4. NOTHING TO SEE HERE
  5. TURN IT UP
  6. IN THE AIR TONIGHT
  7. DOG EAT DOG
  8. FIRE WITH FIRE
  9. FIGHT FOR THE LIGHT
  10. STAR RIDER

Line up

  • Dan Reed: vocals
  • Tommy Thayer: guitar
  • Bengt Jonasson: bass
  • Robert Ikiz: drums

Voto medio utenti

Tommy Thayer (Kiss, Black ’N Blue) e Dan Reed (Dan Reed Network) … un sodalizio quantomeno “singolare”, che finisce per incuriosire anche chi è ormai abituato a progetti e collaborazioni “eccellenti”, fenomeno discografico diventato un trend piuttosto diffuso, anche grazie alle possibilità “tecnologiche” dei nostri tempi.
Scoprire che gli Shogun Mojo, questa la denominazione di un’alleanza che coinvolge anche il bassista Bengt Jonasson e il batterista Robert Ikiz, in realtà sono nati dall’esigenza di “[…] stare insieme in una stanza, suonare, comporre e vedere dove ci avrebbe portato […]” (Tommy Thayer), contrastando proprio i rischi dell’uso smodato della tecnologia “[…] in un mondo dominato dalla musica generata dall’intelligenza artificiale, siamo tornati alle origini […]” (Dan Reed), acuisce l’interesse di chi, come il sottoscritto, rimane ancora affascinato dall’idea “romantica” di cooperazioni musicali istigate dalla spontanea volontà di condividere talento, perizia e creatività con personalità artistiche di spessore, magari diverse nelle consuetudini espressive, ma affini nell’attitudine.
Un’attrattiva che trova conforto nell’ascolto di “Shogun Mojo” in cui a prevalere è l’orientamento funky n’ soul di Mr. Reed e “sorprende”, almeno un po’, la capacità di Thayer di calarsi in maniera molto disinvolta in tale contesto, non esattamente l’ambito sonoro per cui è noto.
Uscire dalla routine e dal suo “mondo abituale”, a quanto afferma il chitarrista, è stata una scelta fortemente voluta, ed ecco che il disco diventa così un’eccellente opportunità di soddisfazione uditiva in chi apprezza, oltre al Dan Reed Network, entità musicali quali Mother’s Finest, Notorious e MTB, se non addirittura celebrità del calibro di Lenny Kravitz, Seal e Prince.
Un sound carico di groove e sinuosità “black”, raramente innervato da chitarre hard e in cui non viene trascurata neppure una certa scaltrezza “commerciale”, è dunque ciò che troverete in questo debutto discografico che mi piace iniziare a descrivere partendo dalla cover di “In the air tonight” di Phil Collins.
La straordinaria capacità della band di “reinterpretare” a suo modo un hit di questo livello fornisce in qualche modo la misura della sensibilità e dell’estro con cui gli Shogun Mojo si affacciano al convulso rockrama contemporaneo e da qui in avanti vederla applicata anche al resto della raccolta appare la logica conseguenza di un’alchimia che va ben oltre le improvvisate ed opportunistiche finalità di tanti supergruppi.
Non sarà difficile, quindi, ostentare tutte le vostre facoltà “danzerecce” con “Funk party” (scritta con Brion James, chitarrista del Dan Reed Network), accogliere con piacere le pulsazioni sensuali e il refrain Kiss-iano di “Under the gun” o ancora immaginare, grazie all'allettante pathos notturno di “Gonna raise hell”, di partecipare ad una seratina allo Studio 54, illuminati dalle rifrazioni delle disco-ball.
Ok, tutta “roba” non esattamente adatta a scalfire la scorza coriacea di un intransigente metal-head, ma di certo gradita da chi non ha preclusioni di sorta e sa riconoscere la classe con cui vengono edificate melodie insinuanti e accattivanti come quelle che contraddistinguono “Nothing to see here” e pure la leggermente meno efficace “Turn it up”.
Ancora buone vibrazioni le riserva “Dog eat dog”, caratterizzata da un pizzico di grinta supplementare, mentre “Fire with fire” e “Fight for the light” (davvero ottima la prova di Thayer) ritornano a puntare su seducenti languidezze e “Star rider” aggiunge alla miscela un’ulteriore dose di affabilità “radiofonica”, tale da far invidia al migliore Kravitz.
Gli Shogun Mojo mescolano competenza e feeling, proprio come ci si aspetta da una coalizione di prestigio, e hanno i mezzi per meritarsi, senza fastidiosa malizia, anche l’attenzione di un pubblico più “generalista” … un risultato non banale, da accogliere con spassionato favore.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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