I
Callous Master sono una formazione proveniente dall'Irlanda formata agli inizi degli anni '20 da quattro musicisti già legati tra loro da diverse esperienze, dai Coscradh ai Sacrilegia, i quali però vengono indicati con le iniziali, e tra loro riconosco il solo
Shauny Cadogan, già visto in azione con i Primordial al Luppolo in Rock di due anni fa.
Dopo un primo demo, registrato live nel 2023, i
Callous Master giungono all'autointitolato album d'esordio, intenti a guardare spassionatamente alla prima metà degli anni '80, e a scartavetrare le sonorità degli Hellhammer, dei primi Bathory ma anche dei Master's Hammer di "Ritual." e dei Sodom di "In the Sign of Evil".
Queste sono le influenze che ritroviamo nei trentasei minuti di "
Callous Master" e che si possono ricondurre alla fase di transizione dal Thrash Metal al primevo Black Metal, sin dalla titletrack posta in apertura del disco e che pur nella sua partenza rallentata quando è ora di far male non si tira certo indietro, con quel passo che rievoca i Venom più grezzi e minimali, straziati e martirizzati anche sulla successiva "
Stealing the Fire from Heaven", mentre "
In Death Posture" sembra prediligere soluzioni inquietanti sulle quali stendere pulsazioni primitive e sinistre.
A questo punto però si inizia a sentire la necessità di un cambio di marcia, per evitare l'auto emulazione, ed il quartetto irlandese sembra provarci "
Anathem of Zos (A Sermon to Active Sigils)" con un piglio più scattante e dalla struttura articolata, ma la sensazione svanisce presto, dato che li ritroviamo impantanati in quella melma sonora dove annaspano le varie "Die Hard" o "Revelations Of Doom". Con la disturbante "
The Crossing of Samsara" finiscono invece per fare un passo indietro, un non riuscito tentativo di coniugare Noise e il Thrash/Black Metal, fortunatamente si tratta dell'episodio dalla durata più contenuta del disco, di poco superiore ai due minuti, e lascia quindi piuttosto velocemente spazio alla conclusiva "
Cultist's Fears", che invece della lunghezza se ne fa vanto, sfiorando i nove minuti di lunghezza, ma che soprattutto si riallaccia allo spirito sul quale l'album poggia le proprie radici, alternando momenti alla ricerca di un impatto più epico ad altri sinistri e di puro - e nero - parossismo sonoro, almeno sino all'inquietante finale.
Ovviamente non fa male ogni tanto fare un salto nel passato della nostra musica che non ci riconduca sempre e solo alla N.W.O.B.H.M. e così dobbiamo ringraziare questi "
Maestri Insensibili" per averci ricordato anche uno dei suo i lati oscuri, seppur non propriamente sul suo versante più estremo.
Metal.it
What else?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?