Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:49 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. MAIN TITLES (FOR VANGELIS)
  2. CITY OF LIGHTS
  3. BEAUTIFUL & BROKEN
  4. NEVER LOOKING BACK
  5. JUST LIKE YESTERDAY
  6. LEARN TO LIVE
  7. UNBREAKABLE
  8. MASQUERADE
  9. ONE MORE NIGHT
  10. CARE FOR YOU
  11. WE'RE A FAMILY
  12. LIGHTS IN RAIN

Line up

  • Manos Fatsis: vocals
  • Neil Austin: guitar
  • Nathan Doyle: guitar
  • Robin Eriksson: bass
  • Mats Eriksson: drums
  • Victor Berg: guest on keyboards on track #2
  • Magnus Berglund: guest on guitar on track #3
  • Mikael Blanc: guest on keyboards on track #7
  • Daniel Johansson: guest on guitar on track #7
  • Viktor Őstrőm Berg: guest on guitar on track #9.

Voto medio utenti

Ritorna la coalizione britannico-svedese-greca City Of Lights e lo fa aggregando ufficialmente in formazione il virtuoso delle sei corde Nathan Doyle, che del debutto “Before the sun sets” era stato un importante coadiutore.
Confermato l’apporto della sezione ritmica dei Degreed e rinnovato il prestigioso parterre di ospiti (oggi rappresentato da membri di Care Of Night, Arctic Rain, oltre che degli stessi Degreed), la creatura artistica di Neil Austin e Manos Fatsis (Odyssey Desperado, Hideaway, Star.gate, …) con “City of lights” tenta di adescare quella fascia del pubblico di melomani che pur rimanendo affezionato ai “classici” del settore non disdegna soluzioni espressive leggermente “attualizzate” e anche piccoli sconfinamenti nel prog più atmosferico.
Poter contare sulla voce malleabile del vocalist ellenico e su musicisti in grado di spaziare senza imbarazzi, consente all’intento di non essere velleitario, mentre per riferire dei suoi effetti emotivi bisogna parlare di strutture armoniche non sempre straordinariamente coinvolgenti, sebbene mai moleste o eccessivamente “sentite”.
Un buon lavoro di hard melodico abbastanza variegato, insomma, che s’inserisce in un contesto analogo a quello in cui operano Arctic Rain, Degreed e Creye, intenti a rendere più transgenerazionale l’immarcescibile lezione artistica di Journey, Asia, Stan Bush e Toto.
In realtà l’approccio dei nostri è spesso parecchio “rispettoso” nei confronti dei venerabili del settore, e se, dopo l’omaggio a Evangelos Odysseas Papathanassiou (e all’immortale colonna sonora di “Blade runner”) dei “Main titles”, nella melodrammatica title-track dell’opera la band colora di pigmenti “modernizzati” la sua sensibilità “tradizionale”, nelle successive “Beautiful & broken” e “Never looking back” (a dispetto del titolo …) quest’ultima emerge in tutta la sua pulsante intensità, figlia di un’evidente venerazione per gli aurei suoni “adulti” degli eighties.
Il fatto è che “oggi come ieri” certe sonorità non perdono di fascino ed ecco che a ricordarcelo arriva proprio un pezzo intitolato “Just like yesterday”, intriso di magniloquenti tastiere, seguito da una “Learn to live” che invece per dimostrare “l’immortalità” dei dogmi del genere si affida al pathos di uno slow chitarra / voce.
Agli estimatori del cosiddetto prog-tinged AOR i City Of Lights riservano “Unbreakable” e la scattante e volubile “Masquerade”, alimentando un interesse d’ascolto che purtroppo si affievolisce con “One more night” da collocare tra i momenti complessivamente meno brillanti della raccolta.
A risollevare il livello di “City of lights” ci pensano prima la gradevole ballata “Care for you” e poi l’inno brioso “We're a family”, che consolida fin dall’intestazione il sodalizio con i Degreed (e la seconda voce sembra proprio quella di Robin Red …), lasciando, infine, all’outro “Lights in rain” il compito di commentare fugacemente i “titoli di coda” del lungometraggio musicale.
Come già anticipato, il disco merita considerazione per intenzioni e capacità espressive, le quali, però, al momento, attendono ancora di essere esaltate attraverso quella “totalizzante” incisività emozionale che rende davvero “memorabile” una prestazione artistica di valore.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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