Ritorna la coalizione britannico-svedese-greca
City Of Lights e lo fa aggregando ufficialmente in formazione il virtuoso delle sei corde
Nathan Doyle, che del debutto “
Before the sun sets” era stato un importante coadiutore.
Confermato l’apporto della sezione ritmica dei Degreed e rinnovato il prestigioso
parterre di ospiti (oggi rappresentato da membri di Care Of Night, Arctic Rain, oltre che degli stessi Degreed), la creatura artistica di
Neil Austin e
Manos Fatsis (Odyssey Desperado, Hideaway, Star.gate, …) con “
City of lights” tenta di adescare quella fascia del pubblico di
melomani che pur rimanendo affezionato ai “classici” del settore non disdegna soluzioni espressive leggermente “attualizzate” e anche piccoli sconfinamenti nel
prog più atmosferico.
Poter contare sulla voce malleabile del
vocalist ellenico e su musicisti in grado di spaziare senza imbarazzi, consente all’intento di non essere velleitario, mentre per riferire dei suoi effetti emotivi bisogna parlare di strutture armoniche non sempre straordinariamente coinvolgenti, sebbene mai moleste o eccessivamente “sentite”.
Un buon lavoro di
hard melodico abbastanza variegato, insomma, che s’inserisce in un contesto analogo a quello in cui operano Arctic Rain, Degreed e Creye, intenti a rendere più transgenerazionale l’immarcescibile lezione artistica di Journey, Asia,
Stan Bush e Toto.
In realtà l’approccio dei nostri è spesso parecchio “rispettoso” nei confronti dei venerabili del settore, e se, dopo l’omaggio a
Evangelos Odysseas Papathanassiou (e all’immortale colonna sonora di “
Blade runner”) dei “
Main titles”, nella melodrammatica
title-track dell’opera la
band colora di pigmenti “modernizzati” la sua sensibilità “tradizionale”, nelle successive “
Beautiful & broken” e “
Never looking back” (a dispetto del titolo …) quest’ultima emerge in tutta la sua pulsante intensità, figlia di un’evidente venerazione per gli aurei suoni “adulti” degli
eighties.
Il fatto è che “oggi come ieri” certe sonorità non perdono di fascino ed ecco che a ricordarcelo arriva proprio un pezzo intitolato “
Just like yesterday”, intriso di magniloquenti tastiere, seguito da una “
Learn to live” che invece per dimostrare “l’immortalità” dei dogmi del genere si affida al
pathos di uno
slow chitarra / voce.
Agli estimatori del cosiddetto
prog-tinged AOR i
City Of Lights riservano “
Unbreakable” e la scattante e volubile “
Masquerade”, alimentando un interesse d’ascolto che purtroppo si affievolisce con “
One more night” da collocare tra i momenti complessivamente meno brillanti della raccolta.
A risollevare il livello di “
City of lights” ci pensano prima la gradevole ballata “
Care for you” e poi l’inno brioso “
We're a family”, che consolida fin dall’intestazione il sodalizio con i Degreed (e la seconda voce sembra proprio quella di
Robin Red …), lasciando, infine, all’
outro “
Lights in rain” il compito di commentare fugacemente i “titoli di coda” del lungometraggio musicale.
Come già anticipato, il disco merita considerazione per intenzioni e capacità espressive, le quali, però, al momento, attendono ancora di essere esaltate attraverso quella “totalizzante” incisività emozionale che rende davvero “memorabile” una prestazione artistica di valore.