Vi ricordate il Leicester campione d'Inghilterra 2015-2016? Nessuno lo avrebbe pronosticato, nessuno dava loro il benchè minimo credito, non erano nemmeno considerati "underdog" eppure fecero l'impresa.
Mi è venuto in mente questo parallelismo per parlarvi di "
The Silent Abscission", quarto album dei francesi
Inherits the Void perchè NESSUNO LO HA VISTO ARRIVARE!
In un mondo di proclami roboanti, separazioni ridicole, formazioni ancor peggiori, gruppi più interessati al market(t)ing che alla musica nessuno (o pochissimi) hanno capito che
Antoine Scholtès - il giovane polistrumentista fondatore degli
Inherits The Void - rendeva omaggio alla Musica pubblicando grazie alla nostra
Avantgarde Music quello che per il sottoscritto è a mani basse (finora) il Disco del 2026!
Ma prima di parlarne, premete play qui sotto:
Capito?
Questo signore inizia creando un'atmosfera soffusa con la 6 corde sulla quale si innesta sorgendo dalla stessa radice la melodia eterea del sassofono (!) di
Kevon S che la abbraccia e la rende irresistibile: nessuno - nuovamente la sorpresa - immagina il maelstrom furente che si abbatte, grazie al drumming mostruoso di
Nico Muller ed ai riff di
Antoine stesso, nei minuti successivi.
Tutto qui? No ovviamente: ritornelli epici in cui le harsh vocals di
Romain Negro si alternano alla calda voce pulita di
Nicolas S e lunghe tessiture puramente strumentali.
La traccia è "
Inherits the Void" e chiude in maniera perfetta un album monumentale, un concept incentrato sulla cancellazione, sull’implosione cosmica e sull’isolamento.
Concepito come un viaggio attraverso otto visioni, si muove tra soluzioni incantatrici ed abissi silenziosi, conducendo ad una risoluzione inevitabile e travolgente. Come la collisione di corpi celesti, la musica si muove vorticosamente: i riff sferzano, le dissonanze bruciano e le armonie urlano nel silenzio. Un black metal atmosferico totale, annichilente, ammaliante, dove materia e spirito vengono fusi nello stesso incantesimo, in bilico tra la disperazione e l’eternità.
L’eco di mondi ormai estinti risuona ancora tra le ceneri del nostro: "
The Silent Abscission" è un esilio interiore, una liturgia di rovina e luci siderali e gelide; è il black metal che si nutre di crolli celesti ed armonie frantumate: un canto funebre per il tempo stesso, inciso nelle stelle e nelle ceneri dei mondi in collisione.
Gli otto brani dell'album si muovono tra
Dawn,
Vinterland,
Sacramentum senza averne la carica nichilista oscura ma portando la propria disperazione e la propria furia malinconica oltre la volta celeste, nei freddi, insondabili ed infiniti abissi del Cosmo (cito tra i vari titoli "
In the Shadow of the Falling Star", "
The Last Cry of Cosmos", "
A World Unmade", testimonianze di un songwriting superiore).
Lo ripeterò fino allo sfinimento: quando la musica estrema tocca queste vette non c'è nulla che possa reggerne l'impatto emotivo e la capacità di soggiogare lo spirito.
Chapeau, monsieur
Scholtès, et merci.
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