Hai fondato e sei stato per oltre dieci anni il
frontman dei Jaded Heart, poi decidi di chiamare il tuo progetto musicale più recente
Michael Bormann's Jaded Hard e con tale denominazione esordisci nel 2019 con un albo intitolato “
Feels like yesterday”.
Con tali presupposti non è difficile ipotizzare che per
Michael Bormann la “nostalgia”, nel rispetto della tradizione, sia davvero “canaglia”.
Il sospetto che dietro a tali scelte ci sia anche una sorta di “rivendicazione di paternità” nei confronti dei tuoi vecchi sodali e dei loro estimatori è al contempo piuttosto fondato, ma in realtà quello che conta veramente è che in questo nuovo “
South west”
Michael continui ad essere una delle voci più autorevoli dell’
hard melodico mitteleuropeo, in grado di soddisfare chi non smette di considerare Bon Jovi, FM, Foreigner e i Whitesnake “americani” modelli artistici d’inestimabile valore.
Aggiungete i “suoi” Jaded Heart (dei quali viene ripresa la delizia crepuscolare “
Stop those rainy days” da “
Slaves and masters” del 1996) e avrete un quadro piuttosto preciso del pubblico a cui
Michael si rivolge con un disco che punta subito, con “
Country boy”, ad adescare i
fans del
Jon Bon Jovi più “bucolico”, lasciando a “
Love, touch and trouble” il compito di titillare i sensi di chi predilige quella forma di
hard-blues cromato che tanto ha giovato alle finanze di
Mr. Coverdale.
Arrivati alla già citata
reprise, appare ancora più chiaro come l’ugola di
Bormann non tema (per quanto “irrazionali”) confronti con il suo prestigioso passato, confermando la sua intatta espressività pure nella ballata
soulful “
That's the only truth”, da consigliare agli ammiratori di
Bryan Adams.
Gli
AOR grintosi e “cinematografici” intitolati
“In the shadow of the night” e “
One step back” si rivelano fin dal primo ascolto due degli
highlight di un’opera che con “
I'll always remember you” e la pulsante “
Kissed by you” ritorna a frequentare con apprezzabile profitto (meglio la seconda della prima …) ambientazioni passionali e con i chiaroscuri di “
There's no living without you” piazza un altro gioiellino di
rock adulto estremamente accattivante, dal carattere vagamente Foreigner-
esco.
“
I'm a liar (that's no fantasy)” riserva all’astante altre languidezze, affidate alla laringe granulosa e struggente del cantante teutonico, mentre nell’ardore elettroacustico di “
Cheers to”, dedicata a
Holger Bussler (Big Nothing), il nostro aggiunge ulteriore intensità emotiva alla sua sempre pregevole prestazione canora.
“
South west” rappresenta dunque un efficace
memorandum delle notevoli qualità di
Michael Bormann e di come queste inossidabili doti sappiano esprimersi al meglio nell’ambito dell’
hard melodico “classico” … chi lo conosce e lo apprezza già da “qualche” tempo non sarà “sorpreso”, ma in periodi tanto convulsi e affollati come quelli che stiamo vivendo, ricordarlo un po’ a tutti non è affatto superfluo.
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