The Scars In Pneuma (progetto di Brescia ideato nel 2017 da
Lorenzo Marchello, ex-
Kolony Records) giunge, a distanza di ben sette anni dal più che discreto debut album
"The Path of Seven Sorrows" (2019), a rilasciare proprio in questi giorni di fine ottobre 2026 il suo secondo full-length tramite l'ottima etichetta nostrana
Masked Dead Records, dal titolo
"Cursed Songs from the Garden of Twilight".
"Cursed Songs from the Garden of Twilight" più o meno si muove sulle medesime coordinate del debutto e dell'EP pubblicato nel 2023 (
"Woebegone, Raised by Wolves"), ovvero quelle di un Black metal melodico e atmosferico che si amalgama con marcate tendenze Doom in cui il suono di insieme, in termini di produzione e per taluni aspetti stilistici, richiama al classico marchio svedese — come tra l'altro è stato segnalato anche dal nostro
Dope nella sua recensione al primo album. Nella fattispecie, spontaneamente il pensiero cade su realtà alla stregua di
Ancient Wisdom, Dissection, Midvinter, Vargavinter, Vinterland etc, e altresì a formazioni di altra provenienza, sull'onda lunga delle melodie lente dei maestri finlandesi
Dolorian e
Wyrd, oltre che, per alcuni passaggi più oscuri e "caotici", dei tedeschi
The Ruins of Beverast.
Dunque,
The Scars In Pneuma, come si può evincere da quanto appena affermato, risulta capace di unire organicamente melodie suggestive, pacati ricami sinfonici, situazioni calde e passionali, atmosfere drammatiche, momenti intriganti e misteriosi dai tratti progressivi e quasi folk — a tutto ciò non poco contribuiscono le sezioni a corda acustica, l'organo hammond, i passaggi di pianoforte e non solo — intessute su trame sonore astutamente bilanciate tra ritmi lenti e incalzanti, oppressivi e dalle sfumature sinistre, dando vita a un drappeggio compositivo variopinto che, non ultimo per merito di un growl ben alternato al classico scream in cui trovano respiro perfino talune impressioni gotiche, amplifica l'intensità emotiva dell'intera opera riuscendo a preservarne costantemente la lucentezza.
Procedendo oltre, sembrerebbe che
"Cursed Songs from the Garden of Twilight" sia perfino "impegnato" sul fronte tematico; il mastermind
Lorenzo Marchello, se ho ben inteso, pare concentrarsi in particolare sulla dualità tra natura e civiltà e sulla comune necessità di entrambe. Una dualità che, a mio personalissimo avviso, sarebbe armonizzabile esclusivamente nel caso in cui si divenga in grado di concepire la natura alla stregua della
dynamis o potenza aristotelica (per astrazione filosofica la pura potenza senza forma — anche se nella realtà la potenza, la materia, si associa sempre a un primordio di forma), e la grande civiltà invece come l'atto che conferisce la forma definitiva alla potenza, alla materia naturale, portandola al suo
telos (fine, scopo), dunque alla sua forma perfetta, reale: perfettamente compiuta (
entelechia). Tuttavia, una grande civiltà che sia degna di questo compito dovrebbe trasformare la potenza in atto muovendo dall'
Essere (e percependo il substrato su cui agisce sempre e comunque come
Essere), non dai moti materialistici dell'avere, principio cardine di cui gli antichi, quantomeno nelle loro migliori configurazioni, avevano perfetta consapevolezza.
Oltre a ciò, sembrerebbero esservi riflessioni sul senso della vita, sull'importanza dell'arte (soprattutto quella antica) e un recupero dell'eredità artistica dei grandi uomini come forma di antidoto principale alla crescente dissoluzione culturale del nostro tempo. Ma, al di là di tutto ciò, per questa nostra specifica sede, quel che più ha rilevanza è che la seconda opera del progetto italiano — la quale si presenta con un artwork suggestivo come pochi altri — ci offre 42 minuti di musica che tra sogno e realtà, presenza e introspezione, nostalgia, epicità e magniloquenza, nichilismo, delicatezza ed eclettiche situazioni strumentali ed emotive, sfiora vertici artistici elevati.
Adesso, quel che farà la differenza sarà la capacità di
The Scars In Pneuma di risolvere alcuni piccoli difetti in fase di tracking, editing, mixaggio e mastering, e altresì quella di rafforzare la propria firma identitaria con ancor più decisione e stabilità di intenti.