Copertina 8

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:43 min.
Etichetta:Punishment 18 Records

Tracklist

  1. SPIDER'S KISS
  2. ANTHENORA
  3. FRICKEN
  4. FUNNY OLD WISDOM
  5. JUSTICE
  6. BOREDOM
  7. DECENCY
  8. MIRROR
  9. WAR
  10. STONE KING

Line up

  • Luigi "Gigi" Bonansea: vocals
  • Fabio "Smaro" Smareglia: drums
  • Stefano "Pooma" Pomero: guitars
  • Alessandro "Ale" Parola: guitars
  • Samuele "Peyo" Peirano: bass

Voto medio utenti

Se con il recente EP "Need" si erano mossi fuori dai confini dell'Heavy Metal, andando a coverizzare sia hit Pop come "Left Outside Alone" (di Anastacia) e "Try" (di Pink) oltre alla stupenda "Impressioni di Settembre" della PFM, con "Divine" gli Anthenora riprendono da dove erano rimasti con il precedente album "Mirrors and Screens" e per la prima volta piazzano nella tracklist il brano con il proprio moniker, cui fa riferimento anche la copertina del disco. infatti, come ci "ricorda" Dante Alighieri nella sua "Divina Commedia" (Canto XXXII dell'Inferno) Antenòra fa parte del Cocito, il lago ghiacciato situato sul fondo dell'Inferno dove vengono puniti i traditori.

Si inizia però con "Spider's Kiss" e con il suo impatto in crescendo, bello carico e frontale, nel più classico stile degli Anthenora, con la voce ruvida e incalzante di Luigi Bonansea a menare le danze. Ed ecco il momento di "AnthenorA", più ariosa e largamente corale, sotto le scudisciate delle chitarre dell'inossidabile Stefano Pomero e del nuovo arrivato Alessandro Parola. La formazione è completata dall'immancabile Fabio Smareglia, da sempre dietro al drum kit dei piemontesi, e dal bassista Samuele Peirano, presente dal già citato "Mirrors and Screens", i quali con il loro impatto caratterizzano la seguente "Fricken", ritmicamente frizzante con quel suo approccio più modernista rispetto a quanto ci avevano abituato gli Anthenora ma che - ammetto - mi ha lasciato un po' perplesso. Mi trovo, infatti, poi più a mio agio nella vena teatrale e drammatica di episodi come "Funny Old Wisdom" e "Boredom" o nei chiaroscuri di "Decency", ma anche nei modi decisamente più roventi di una scattante "Justice" o della maideniana "Mirror". Gli Anthenora lasciano il segno anche nell'accoppiata finale, decisamente metallica e costituita da due dei momenti migliori del disco, grazie ad una "War" di grande spessore (e la mia preferita...) e di "Stone King" che ci sorprende tanto nell'incedere pulsante quanto per il suo epilogo con dei cori a cappella.

Come già sottolineato "Divine", che esce ancora per la Punishment 18 Records ed è stato registrato ai New Sin Studio di Luigi Stefanini e sotto la produzione di Tony Fontò (sempre accoppiata di garanzia assoluta), è l'erede naturale di "Mirrors and Screens", ma gli Anthenora non rinunciano a soluzioni inedite e coraggiose, che vanno premiate.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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