Come deve suonare un disco di death melodico nel 2026?
Potrei rispondere a questa domanda semplicemente dicendovi di mettere nel vostro lettore "
Endbringer", il debut degli svedesi
Abandon Agony.
Ma è sempre bene argomentare perciò vi dico: lo sentite anche voi questo profumo di Svezia?
Gli
Abandon Agony nascono appena 3 anni fa Trollhättan, costa occidentale della Svezia, e già con l'ep "
Dark Matter" del 2024 si segnalano come una delle novità più interessanti del panorama di genere.
Nel 2026 i 4 ragazzi - con il validissimo contributo di
Christoffer Tönnäng alla chitarra solista - danno alla luce il debut "
Endbringer" che unisce i 4 brani dell'ep a 6 nuove tracce.
Tenendo le proprie radici ben salde negli stilemi di
At The Gates, primi
Arch Enemy e
Dark Tranquillity ed innestandole con un suono più moderno (
Haunted by Silhouettes, Credic, Moonshade), gli
Abandon Agony ci regalano un disco che suona familiare e contemporaneamente fresco e all'avanguardia.
Come la band stessa ha dichiarato, il disco racconta cicli di crollo e rinascita, riflettendo un senso di inevitabilità che permea ogni cosa — dalle lotte personali alle tensioni sociali più ampie, fino alle forze della natura ed all’universo stesso. I testi non danno risposte ma sono abbastanza aperti da essere interpretati su più livelli, sia come qualcosa di profondamente personale che come qualcosa di molto più grande.
La forza di "
Endbringer" risiede sicuramente nelle chitarre che cesellano riff vagamente thrash ma venati di grande melodia, coinvolgendo immediatamente con il proprio carattere travolgente ed aggressivo.
Grande merito va anche alla produzione - moderna come si diceva - nitida, potente e precisa che mantiene un'energia inesauribile per tutta la durata del disco.
Nonostante la qualità dell'album sia alta per tutta la durata (contenuta nei canonici 45 minuti, anche questo un punto a favore), è innegabile che i pezzi migliori siano concentrati nella seconda metà: "
Sunrise", "
Rise From the Ashes", "
Writing on the Wall" e soprattutto "
Polar Shift" hanno tutte le carte in regola per diventare inni devastanti in sede live, canzoni che entrano immediatamente in profondità come solo i classici sanno fare.
Johan Hedström e soci non pretendono di reinventare il genere nè di riscriverne i canoni ma ne interpretano la forma con tale energia grezza, con tale entusiasmo contagioso che me li fanno ritenere una delle migliori novità degli ultimi anni.
Forte identità svedese, produzione moderna e idee ben chiare: agli appassionati di death melodico consiglio di tenere sotto stretta sorveglianza il nome
Abandon Agony.
Abandon Agony - "
Polar Shift"
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