Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:47 min.
Etichetta:Rockshots Records

Tracklist

  1. THE FALL (INTRO)
  2. SCARS OF INJUSTICE
  3. NO SANCTUARY
  4. HYPOCRISY
  5. ETERNAL DOWNFALL
  6. FEEL THE STEEL
  7. WOLVES OF THE LAST DAWN
  8. BEYOND THE BREAKING POINT
  9. SUN EATERS
  10. RISE OF THE PHOENIX
  11. KING OF SORROW

Line up

  • Claw-G: vocals
  • Antton Iriart: guitars
  • Frédéric Auclerc: guitars
  • Stéphane Lacoude: bass
  • Patrick Soria: drums

Voto medio utenti

Ennesimo album d'esordio, a testimonianza del costante fermento all'interno della scena Metal. Con "Legacy of Chaos" giunge il momento dei Seven Metal Sins, formazione francese, ad ogni modo composta da musicisti esperti e collaudati, dove alla sezione ritroviamo due ex Manigance, Stéphane Lacoude e Patrick Soria (quest'ultimo per diversi anni nei Killers) qui alle prese con un disco che più che alla tradizione natia guarda alla scena teutonica, infatti, già dalla rutilante "Scars of Injustice" si rilevano marcate influenze di formazioni come Accept, Brainstorm e soprattutto Grave Digger, per il ruvido approccio vocale di Claw-G (alias di Clovis Gay) che non può non rimandare proprio a Chris Boltendahl, ma - aggiungerei - con un tocco di Blackie Lawless e un pizzico di Hansi Kursch e Michael Seifert (cantante dei Rebellion).

Sulla stessa lunghezza d'onda si dipanano via via le successive "No Sanctuary", "Hypocrisy", "Eternal Downfall" e poi più avanti "Beyond the Breaking Point" e la rabbiosa e serrata "Sun Eaters", tutte canzoni robuste che raramente prendono alte velocità e puntellate da una produzione potente ma anche meccanica e vagamente sintetica. Offrono maggior varietà la scattante e anthemica "Feel the Steel" che ha qualcosa dei già citati Rebellion e si fregia del miglior guitarwork del disco, la rockeggiante ed orecchiabile "Wolves of the Last Dawn" pronta ad acuire il precedente accostamento con i W.A.S.P., al pari della vivace ed accattivante "Rise of the Phoenix" (da sottolineare anche qui il lavoro di Antton Iriart e Frédéric Auclerc) e a mio parere tra le più riuscite del lotto. Non poteva mancare la power ballad d'ordinanza, e i Seven Metal Sins la piazzano proprio sul filo di lana: "King Of Sorrow", un discreto episodio con poche variazioni sul tema, forse tirato un po' troppo per le lunghe e, infatti, è l'unica traccia che sfora - largamente - i cinque minuti di durata.

Come già riportato "Legacy of Chaos" è il primo full length per i Seven Metal Sins... magari si poteva far di meglio, ma pure di peggio, e sicuramente troverà i suoi estimatori. Dategli una possibilità, se la merita tutta.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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