Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2026
Durata:37 min.
Etichetta:Season of Mist

Tracklist

  1. TRAIT D'UNION
  2. VISION
  3. SCALP CEREMONY
  4. SYNAPTIC CORTEX DISSECTION
  5. ORACLE'S RIFT
  6. THE MOANING HILL
  7. SYMBIOSIS
  8. ZENITH OF A DYING SUN
  9. MIRAGE

Line up

  • Andrea Feltrin: drums, vocals
  • Andrea Granauro: guitars
  • Tommaso Cappelletti: guitars
  • Jean Claude Rossignol: bass

Voto medio utenti

Gli italiani Miscreance, forti di un buon debut rilasciato nel 2022 ("Convergence"), dopo essere passati dalla label Unspeakable Axe Records alla Season of Mist, tornano sul mercato pubblicando, il 28 agosto 2026, il loro secondo full-length: "Reminiscence".

"Reminiscence" continua sul solco di "Convergence" (2022) presentando un telaio di Technical death metal in grado di far convergere al suo interno la brutalità delle declinazioni più classiche del genere, con elementi raffinati ed eterogenei sulla scia dei primi Atheist e dei Cynic di "Focus" (1993). Anche se fortunatamente, non sfociando mai in un eccesso di sperimentalismi, credo che la fonte di ispirazione, e dunque i punti di riferimento utili da fornirvi per il corretto inquadramento dell'opera (come d'altronde accennato da chi mi ha preceduto), siano invece da rinvenirsi negli album dei Pestilence post van Drunen, senza tuttavia rinnegare la ferocia che apparteneva ai primi lavori degli olandesi; inoltre, ritengo non casuale che lo stile vocale di Andrea Feltrin si attesti su una via mediana tra Mameli e van Drunen. Comunque, non si deve credere che i Miscreance siano dei semplici imitatori, tutt'altro, poiché possiedono personalità da vendere, soprattutto in termini di pathos e di estro artistico.

"Reminiscence" è un disco che riesce a essere elegante, eclettico e al contempo in your-face quando la situazione lo richiede; e nella sua violenza traspare una forte componente emotiva, quasi poetica che, a mio avviso, raggiunge l'apice quando entrano in scena le tipiche cavalcate sullo stile di Schuldiner contraddistinte da un tremolo picking serrato in palm muting, incalzante e ritmico, con quel caratteristico galoppo Death/Thrash su cui si inseriscono piacevoli innervazioni melodiche, capaci di rendere le tracce suggestive e più accessibili: pregio, quest'ultimo, di non poco conto viste le derive eccessivamente avviluppate, tipiche dei tempi ultimi, intraprese da questo peculiare sottogenere.

Concludo asserendo che se siete alla ricerca di un album in cui il Technical death metal suoni ancora credibile, ovvero sulla scia della prima metà dei '90 (o poco prima), giusto per intendersi, il secondo capitolo dei Miscreance sarà per voi una piacevole scoperta.

Recensione a cura di James Curzi

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