Æonik - The Roamer of Heaven and Hell

Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:49 min.
Etichetta:Fetzner Death Records

Tracklist

  1. BEYOND
  2. SCARS ARE WHAT REMAINS
  3. WHERE LIGHT FADES TO ASH
  4. AEONIAN LIGHTS
  5. SOULHARVESTER
  6. VISIONS
  7. RUINS OF THE DIVINE
  8. THE ROAMER OF HEAVEN AND HELL
  9. ETERNAL DESCENT

Line up

  • Jeff Buchette: vocals
  • Änder Millim: drums
  • Raphael Gambuto: guitars
  • Marc Geiben: guitars
  • Tim Wilson: bass

Voto medio utenti

Il Lussemburgo non compare spesso tra i paesi di provenienza di metal bands e questo accresce i meriti della band oggetto di queste nostre righe.
Formatisi solo nel 2024 gli Æonik - a sorpresa - vincono il Wacken Metal Battle nel 2025 potendo così partecipare a quello che è probabilmente il concerto HM più famoso al mondo: il Wacken Open Air.
Questo impronosticabile avvenimento è diventato formidabile propellente per comporre ed auto-pubblicare il debut album "The Roamer of Heaven and Hell" (2026).

I nove brani si snodano attorno ad un concept abbastanza semplice: il "Roamer", un ramingo Qualcuno avrebbe scritto, è il protagonista la cui identità rimane avvolta nel mistero che si muove tra dimensioni e tempi diversi; un tema ricorrente sia nella musica che nelle immagini. Il logo stesso della band, un triangolo con un vortice, simboleggia questo passaggio tra i mondi ed è un elemento ricorrente nella grafica che nella scenografia.
Musicalmente il quintetto propone un bel mix tra death e black melodico, tra old e new school di entrambi i generi, per la gioia dei fan di Dissection, Naglfar e - più recentemente - Sworn.
Punti di forza del disco sono sicuramente le composizioni e la potenza delle melodie a cui le twin guitars conferiscono peso ed epica.
Un plauso stupito ed ammirato vorrei tributarlo al lavoro del cantante Jeff Buchette che si destreggia (e bene!) tra quasi tutti gli stili di canto di stampo black/death: bravissimo!
I momenti migliori sono senz'altro la drammatica e pesantissima "Scars Are What Remains", la melodica e solida "Visions" e la maestosa "Ruins of the Divine” nei quali gli Æonik uniscono l’aggressività black metal alla solennità del death metal melodico e sembrano una band con una storia molto più lunga di quella che hanno in realtà.

Purtroppo la produzione è il vero limite e tallone d'Achille di un disco interessante: a ragione o torto (lascio il giudizio all'ascoltatore) è quella tipica del metal moderno, volta alla pulizia ed alla esaltazione del massimo volume ed alla leggibilità di ogni passaggio, e risultando alla fine un po' piatta e compressa quando avrebbe meritato altro spazio per espandersi.
Tirando le somme però abbiamo una band che ci ha regalato un esordio potente, ambizioso e promettente, con il gusto innato della melodia e la capacità di scrivere canzoni "giuste": raccomando a tutti di tenerli d'occhio.
E di iniziare a mettere una bandierina sulla cartina dei paesi "metallici" in corrispondenza del Lussemburgo!

Æonik - "Ruins of The Divine"


Recensione a cura di Alessandro Zaina

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