Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:45 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. CRY NO MORE
  2. ALL I WANT
  3. OPEN MY EYES
  4. TEARS KEEP ON FALLING
  5. TAKE ME TO THE PLACE
  6. S.O.S.
  7. NOTHING LEFT FOR ME
  8. FAR AWAY
  9. VALLEY OF LOST SOULS
  10. WRITTEN IN THE STARS
  11. HEART OF STONE

Line up

  • Nathan James: vocals
  • Joel Hoekstra: guitars
  • Michael Sweet: guitars
  • Marco Mendoza: bass
  • Tommy Aldridge: drums
  • Antonio Agate: keyboards
  • Marco Pastorino: backing vocals

Voto medio utenti

Gli Iconic giungono al secondo album con una line-up immutata e questa notizia conduce immediatamente a due ovvie considerazioni: certi supergruppi soffrono meno di altri di conflitti di ego e nonostante i prevedibili impegni, agevolati dalla tecnologia, riescono a trovare il tempo e gli stimoli necessari a condividere le loro radicate passioni musicali.
In questo caso la “passione” si chiama hard-rock blues e il principale padre putativo della situazione risponde al nome di Whitesnake, ma come già successo nel disco d’esordio della band, sarebbe errato definire “II” “solamente” un facsimile ad alto profilo tecnico di dogmi espressivi molto noti e celebrati.
Mi sento, infatti, di qualificare l’opera con l’aggettivo “matura”, intendendo in questo modo un felice assemblaggio di convenzioni sonore, illuminate da una notevole brillantezza compositiva oltre che da impressionanti risorse interpretative.
Dominata dalla tracimante leadership vocale di Nathan James (Inglorious), la raccolta è intrisa dei riff corposi e dei solos funambolici di Michael Sweet (Stryper) e Joel Hoekstra (13, Night Ranger, Whitesnake), sviluppati sul ben regimato motore ritmico alimentato da Marco Mendoza (Blue Murder, Whitesnake, The Dead Daisies, …) e Tommy Aldridge (Ozzy Osbourne, Whitesnake, Ted Nugent, …), ma a “sorprendere” è il modo in cui tutto questo bendidio fluisce in forma “naturale” ed equilibrata, senza apparenti forzature o il sospetto di fastidiose “premeditazioni”.
Se poi si tratti di abilissima dissimulazione specialistica, in fondo poco importa, quando un pezzo come “Cry no more” irrompe nei sensi degli estimatori del genere con tutto il campionario sopra descritto o “All I want” sforna un coro degno dell’élite del cosiddetto arena-rock.
L’incedere solenne di “Open my eyes” aggiunge Dio (e certi Stryper …) all’elenco dei numi tutelari, mentre il clima suadente e pastoso di “Tears keep on falling” rivela un’altra accattivante sfumatura del songbook degli Iconic, capaci in "Take me to the place” di materializzare una versione vagamente “metallizzata” del Serpente Bianco.
A chi predilige soluzioni musicali maggiormente spigliate e soulful è indirizzata “S.O.S.”, e se “Nothing left for me” si spinge ad ammiccare a certo radio-rock contemporaneo, "Far away” ritorna in pieno nei confini della “tradizione”, avvolgendo l’astante in una melodia crepuscolare e “nostalgica”.
Vorticosi mulinelli di chitarra introducono “Valley of lost souls”, brano di discreta incisività melodica nobilitato dall’ugola Coverdale-esca di James, in grado di risollevare le sorti di “Written in the stars”, armonicamente abbastanza lineare.
Heart of stone”, con il suo garbato accompagnamento tastieristico (courtesy of Antonio Agate) e il passo in crescendo fino al contagioso refrain, si accomoda tra gli highlight di “II”, un albo, in realtà piuttosto godibile nella sua interezza.
Le pagine fondamentali dell’Hard-Rock molto probabilmente sono già state tutte scritte e consegnate ai posteri, ma collocati nella nobile appendice della sua Grande Storia gli Iconic hanno sicuramente la capacità di arricchirla di talento, perizia e parecchia ispirazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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