Con
"Dreaming" rilasciato a fine luglio 2026 tramite la
Personal Records, i
Litosth tornano sul mercato a distanza di due anni dal claudicante
"Cesariana" (2024) tagliando il traguardo del quarto full-length.
Questa volta il brasiliano
Maicon Ristow pur preservando la matrice stilistica dei lavori precedenti riesce a compiere un bel passo avanti e a confezionare otto tracce di Melodic black metal dalle tinte Death assai convincenti, recuperando la sfumatura nera più accentuata che in parte era andata smarrita dai tempi di
"Farther from the Sun" (2022).
A dar luogo a un'esperienza sonora più dura contribuisce probabilmente la sfera tematica su cui vertono i brani. Dopo la dimensione di ribellione di
"Cesariana" la nuova opera scava ancora più in profondità nel nichilismo esplorando ciò che rimane quando vengono meno tutte le certezze costruite dall’uomo: fede, morale, scopo e illusioni. La risposta data sembrerebbe essere vuoto, desolazione e silenzio.
Difficile inquadrare alla perfezione la musica del progetto
Litosth, il quale si muove tra momenti monumentali limitrofi a un certo tipo di Symphonyc black metal (primissimi
Arcturus, Dimmu Borgir, Old Man's Child, Obtained Enslavement, Diabolical Masquerade etc.) e passaggi più essenziali e feroci, benché sempre con una forte attenzione alle melodie, sulla scia degli
Abyssos, e altresì dei connazionali
Mysteriis a cui si somma un tocco di scuola greca emergente qua e là.
Il disco nell'insieme scorre piacevolmente presentando un ottimo bilanciamento tra armonie, trame sognanti e magniloquenze oscure; pur non essendo un capolavoro si tratta di un prodotto curato sia in termini di produzione, moderna ma non eccessivamente artificiale, che per quanto pertiene il songwriting e le esecuzioni.
Verosimilmente, dopo il secondo album
"Farther from the Sun" del 2022,
"Dreaming" rappresenta il miglior capitolo della discografia dei
Litosth.
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