Hanternoz - A hed an noz, a noz, a noz

Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:53 min.
Etichetta:Antiq Records

Tracklist

  1. SUR LE CHEMIN DES FéES
  2. LA LESSIVE DES TRéPASSéS
  3. LE DIABLE DE QUIMPER - CORENTIN
  4. LA PESTE à LIMOGES
  5. PE TROUZ WAR AN DOUAR
  6. JEAN-DU-FEU
  7. QUAND J'AI TUé LE ROI DE LA FORêT

Line up

  • Hyver: guitars, vocals
  • Sparda: bass, choirs, organs
  • Simon: drums(guest)
  • Stefan: additional guitars (guest)
  • Jeff: flutes, bagpipes (guest)

Voto medio utenti

Gli Hanternoz sono il primo progetto, in ordine cronologico, di Léon "Hyver" Guiselin, main man dietro molti gruppi e proprietario della Antiq Records che, ovviamente, si occupa di licenziare il nuovo "A hed an noz, a noz, a noz", terzo album di un act nato nel 2006 il quale, evidentemente, preferisce la qualità alla quantità delle sue uscite discografiche.
Caratteristica, quest'ultima, che viene fuori, con evidenza, nel nuovo album in cui l'artista francese, sempre accompagnato dal fido Sparda al basso (il cui lavoro si dimostra squisito), si cimenta in un Epic Black Metal dal forte impatto emotivo, bilanciato tra ruvide sferzate di pura violenza, melodie altamente evocative (selling point assoluto del lavoro), accenni folk sottolineati, in modo eccellente, da flauti e cornamuse (comunque meno presenti che in passato), e riferimenti all'Epic / Doom classico più duro ed intransigente.
Gli Hanternoz, all'interno di canzoni dalla lunga durata e dai fini arrangiamenti, riescono a creare un'amalgama che non presenta punti deboli poichè ogni elemento, tutti i richiami ad altri gruppi (nel riffing io ho percepito il miglior Burzum), tutta la forte personalità "francese" dei Nostri, si uniscono fluidamente per creare un suono maestoso, tagliente, dai chiari contorni medievali, perfettamente integrato con il concept che ci racconta la storia di sei demoni del folklore bretone, in un crescendo di emozioni, atmosfere quasi fiabesche, ma sempre nerissime, e musica in grado di scalfire l'animo con la sua grezza eleganza.

"A hed an noz, a noz, a noz", dunque, è un centro pieno per i transalpini ed ennesima dimostrazione che, scavando nelle profondità di un mercato dominato da falsi miti, si possono scoprire veri gioielli da non lasciarsi sfuggire qualora ci si professi amanti della vera arte estrema, declinata, nel caso specifico, secondo una visione molto particolare che trova la sua essenza nella luce del sole che tramonta e nella battaglia che, sempre, porta una piccola speranza...
Lasciatevi ammaliare da un lavoro, francamente, splendido e, a quanto ne so, canto del cigno di un progetto davvero intrigante.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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