Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:36 min.
Etichetta:Dark Descent Records
Distribuzione:Dark Descent Records

Tracklist

  1. EINSTOEINGEN OG EG
  2. ET DYR TOK MIN HUD
  3. ENGLER
  4. AV GUDS VILLE NAADE

Line up

  • Hoest: vocals, guitars, bass, drums

Voto medio utenti

Hoest, con la sua mitica creatura Taake che tanto ci ha fatto sognare grazie alla splendida trilogia ('99 - '02 - '05), torna a distanza di circa tre anni da "Et hav av avstand" (2023) con il suo nono full-length: "En skog av nidstang", rilasciato in questo afoso 31 luglio 2026 tramite l'etichetta Dark Essence Records — sodalizio consolidato che prosegue ormai dai tempi di "Stridens hus" (2014).

Con "En skog av nidstang" il poliedrico musicista norvegese continua sulla scia del precedente amplificandone ulteriormente gli aspetti melodici e sperimentali. L'album si compone di quattro brani per un totale di soli 36 minuti in cui il tessuto black si presenta ricco di dissonanze, frangenti atmosferici, armonizzazioni particolari che lasciano trasparire un leggero gusto Avantgarde dai sottili echi jazz, e alcune tendenze Post-black diffuse qua e là.
Non si tratta di sperimentalismi troppo invadenti, il sound di insieme resta ancorato alla fiamma nera e non eccessivamente patinato, piuttosto il contrario, e inoltre vi è un tasso di oscurità marcato particolarmente gradevole. Tuttavia, risultano in minoranza le classiche sfuriate martellanti, a favore invece di un lavoro più ragionato improntato prevalentemente ad evocare e suggestionare, cosa che in vari frangenti si concretizza particolarmente bene, merito anche, o almeno questa è la mia impressione, di un afflato poetico dall'accento decadente. Anche se, a mio avviso, l'intento non è pienamente riuscito: in parte perché risulta difficile rinunciare alla forza d'urto a cui viene spontaneo associare il nome Taake (anche se questa è una questione di sensibilità personale che non inficia oltre misura sul voto complessivo) ma, soprattutto, perché di frequente si avverte una certa sensazione di smarrimento, come una sorta di alone portante con sé la patina dell'incompiutezza, fermo restando che sono presenti varie situazioni con intuizioni più che apprezzabili caratterizzate da armonie tetre molto intriganti.
La mia sensazione è che Hoest — per cui nutro la massima stima artistica — sia da qualche anno alla ricerca di una nuova veste… Vedremo se riuscirà nell'intento, io sono fiducioso.

Recensione a cura di James Curzi

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