Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:Century Media Records

Tracklist

  1. HUNDERPREST
  2. KINCHYLE (GOATKRAFT AND GRANITE)
  3. THE ART OF RESURRECTION
  4. BAOBHAN SITH (WALTZ OF THE DAMNED)
  5. BLAKK SATANIK FVKKSTORM
  6. SCULPTOR'S CAVE
  7. MORTERCHEYN
  8. CORONACH

Line up

  • James McBain: Everything
  • Joseph Quinlan: Guitars (lead, additional) (tracks 1, 5)
  • Marianne: Vocals (additional) (tracks 1, 2, 5)
  • Jess Townsend: Violin (track 4)
  • Max Southall: Percussion (additional) (track 7)
  • Antonio Rodriguez: Bagpipes (track 8)

Voto medio utenti

Hellripper (alias James McBain, classe 1995) è una one man band scozzese (con turnisti live e in studio) dedita ad un Metal che affonda le sue radici negli anni '80.
Per chi non conoscesse il giovane artista, deve sapere che fa uno Speed Metal molto "sporcato" dal Black Metal: ovvi riferimenti sono i primi Bathory, i giapponesi Sabbat, Bulldozer, Abigail o i Venom: tutta roba molto raffinata e ricercata insomma.
Lo stile, soprattutto in precedenza era davvero molto essenziale, con le strutture delle canzoni molto basiche e con pochi guizzi, che se in studio lasciava il tempo che trovava, live era decisamente più accattivante e chi ha visto la band dal vivo sa di questa disparità, dopotutto il riffing è sempre stato di buon livello e questo aiuta molto.

Adesso, al quarto album di inediti, il ragazzo ha voluto evolvere la sua musica, ampliare la sua tavolozza stilistica e non ripetere pedissequamente quanto fatto in passato: il passo è stato in maniera se vogliamo coerente e anche graduale, non aspettatevi quindi una svolta improvvisa come successo a suo tempo con "Into The Pandemonium" o un "Hammerheart", giusto per rimanere in tema.
Sempre di Speed/Thrash/Black Metal si parla, ma adesso la melodie ha sicuramente più spazio, come strutture meno ortodosse e influenze esterne a questi ristretti recinti musicali che se non verranno abbandonate, ma sviluppate a dovere, potrebbero dare delle belle soddisfazioni agli amanti di un certo tipo di musica.

Dietro ad una cover art di rara bellezza, si cela il classico album di transizione, una transizione che può portare ad esplorare nuovi lidi musicali inesplorati o appena appena sfiorati o al nulla cosmico e tornare subito sui propri passi.
In cuor mio spero che questo "Coronach" sia il preludio ad un vero cambio di passo per questo giovane artista scozzese: il piglio live c'è, il gusto per il riffing pure, vediamo se riuscirà ad avere pure una vera e propria personalità artistica che lo distingui (senza rinnegare, certo) le sue muse ispiratrici.

Recensione a cura di Seba Dall

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