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Undertakers e leggi della storia del Metal estremo del mezzogiorno italiano: i napoletani
Undertakers infatti sono stati dei prime movers per quanto riguarda il Deathgrind nostrano che nel tempo si è sempre più orientato al Grind che non al Death, non facendosi mancare delle spregiudicate sperimentazioni.
La band partenopea è stata un vero e proprio faro nel buio, una miccia dalla quale poi sono nate (o sono state influenzate o hanno collaborato) band come
Buffalo Grillz, Napoli Violenta, Tsubo, Neid, Hour of Penance, Vulvectomy,Corpsefucking Art, Devangelic e pure i pluri osannati
Fulci.
Una storia importante, che ha visto il gruppo togliersi più di qualche soddisfazione, ma che ha dovuto scontrarsi giocoforza con una posizione geografica infelice e a dei lunghi stop: infatti, se si esclude la raccolta "
Dictatorial Democracy" del 2020 che sanciva un vero ritorno in campo anche sul fronte live (con puntate anche al
Venezia Hardcore o al
Frantic), il nuovo "
Global Dominion" esce a ben 22 anni dal terzo album in studio e a 30 dall'esordio discografico.
Gli
Undertakers oltre a perdere i capelli e aumentare la panza, hanno pure inglobato nuove influenze al loro stile musicale: il Deathgrind della band del boss della
Time To Kill ha influenze molto tendenti al Brutal Death, ma al tempo stesso c'è una forte indole Punk Hardcore a legare il tutto e che si è accentuata molto di più rispetto a qualche decennio fa. Il dado ormai è tratto: via certe rigidità delle strutture Death Metal in favore di uno stile più libero e selvaggio che ben si adatta ad un impegno sociale (e se vogliamo anche politico) sempre più forte che ben si adagia a queste sonorità e ai contesti nei quali esse avranno la possibilità di esprimersi.
Sonorità come da tradizione dei generi citati sempre molto estreme e feroci, con un riffing di chitarra che è spesso incredibilmente massiccio e stupisce per delle soluzione molto efficaci, velocità al cardiopalma con mitragliate di blast beat disseminate qua e là che ogni tanto lasciano spazio a qualche rallentamento più moderno, growl e urla che si alternano in una girandola infernale ispirata dai tempi bui che ci circondano: in effetti tra guerre sanguinose in giro per il mondo, violenze di vario tipo, soprusi, un disagio dilagante in certe fasce popolari, questo "
Global Dominion" potrebbe risultare una colonna sonora adeguata a tutto ciò. Se questo sia un bene o un male lascio a voi deciderlo.
Quello che conta sapere è che gli
Undertakers non si adagiano sugli allori, sono una band che ha ancora qualcosa da dire nonostante la lunga militanza. Va da sé che queste sonorità su disco sono imbrigliate, ma è dal vivo che sprigionane le loro reali potenzialità: se tanto mi dà tanto, con queste canzoni ci sarà un gran bel macello sottopalco.
Bentornati scarrafoni!
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