La copertina di "
As the City Burns" ed i logo della band sono già estremamente chiari: con i
Serpent siamo alle prese con l'ennesimo esponente della R.W.O.H.M., con esiti non particolarmente originali ma perlomeno non rivedibili come invece la scelta dei nickname con i quali questi musicisti statunitensi si presentano al loro esordio discografico - a diciotto anni dal primo Demo e a dieci dal più recente - e credo che si potessero tranquillamente evitare sia
Achilles sia un pretenzioso e fuori luogo
Wolfgang Amadeus Mozart.
Diciamo che finora gli aspetti positivi e negativi si compensano; pertanto, a fare l'ago della bilancia non può che essere l'impatto musicale delle otto tracce che compongono "
As the City Burns" e, oltre alla loro passione per la Storia e la Mitologia Ellenica, cos'altro scopriamo non appena premuto il tasto "PLAY"?
Che "
The Trumpets Have Hailed" è una breve intro dove si passano il testimone Basil Poledouris (il famoso autore della colonna sonora di "Conan the Barbarian") e i Manowar (la nota Epic Metal band newyorchese formatasi nei primi anni '80), e quindi tocca a "
And the Goddess Weeps" iniziare a fare sul serio, una cavalcata di stampo maideniano, con il basso pulsante di
Pat Quintero a dettare i tempi, ben supportato dal resto della band, il batterista
Mario "Headbanging Man" Reyes, il chitarrista
Ray De Leon ed i già citati
Wolfgang Amadeus Mozart (anche lui alla chitarra) e
Achilles alla voce e che pur volenteroso non appare esente da quale sbavatura. Bene o male restiamo da queste parti anche con la seguente "
Until Dawn", meno briosa ma dove rileviamo maggior intraprendenza da parte dei due chitarristi, che spingono anche su una "
Delirium" diretta ma anche un po' scontata che mi ha fatto tornare in mente i battaglieri Battleaxe. Si resta sempre in territorio N.W.O.B.H.M. con la più fluente "
Cold Chains of Andromeda", che si colloca tra i migliori episodi dell'album, direi assieme al trittico che chiude l'album: la maideniana "
Aegean Sea", che parte in sordina ma poi diventa più spigliata, "
Tears of a Titan", brano onesto e robusto la vivace "
Burning Athens", che si snoda tra il più classico British Heavy Metal e i francesi Sortilège.
Tra alti e bassi, anche per qualche passaggio che mi è sembrato più caricaturale che frutto dell'ispirazione, ma il loro "sporco" lavoro lo fanno, e se non aspetteranno un altro decennio prima di farsi sentire e se... non cambieranno pelle, avremo l'occasione di dare ai
Serpent un giudizio più completo.
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