La denominazione
Sahara è apprezzata da diverse formazioni musicali (tra cui la
band di
Diane Kornarens, la “S
entinel” dei gloriosi Warlord …) e la proliferazione di ristampe varie non agevola la “concentrazione”
rockofila.
E allora, proverò a raccomandarvi in maniera “imperativa” la pronta acquisizione del lavoro eponimo di questo favoloso gruppo svedese, “riesumato” dai pantani artistici degli anni duemila dalla sempre competente ed encomiabile iniziativa della
Pride & Joy Music.
Incluso nella preziosa sezione
Classixx della
label teutonica, il disco, in origine pubblicato nel 2001 dalla AOR Heaven / Point Music, è semplicemente un gioiellino di puro
AOR scandinavo, da inserire necessariamente nel portagioie musicale di chi freme per Street Talk, Stage Dolls, Urban Tale e Bad Habit, nei confronti dei quali non soffre neanche per un istante di eventuali “complessi d’inferiorità”.
Presieduto da
Peter Lidström e
Ulrick Lönnqvist (che gli appassionati del settore conosceranno per gli ottimi Code Red e le fortunate collaborazioni con
Kent Hilli,
Rob Moratti,
Robin McAuley,
Jim Jidhed, …), il
Sahara scandinavo riscalda i sensi di tutti quelli che amano i suoni raffinati, adescanti e avvolgenti, tutt’altro che “aridi” grazie a profluvi costanti di
feeling e ispirazione, atti ad impregnare l’intera opera di un’intensa irradiazione emozionale.
Tutte le canzoni dell’albo lasciano, infatti, segni piuttosto profondi del loro passaggio, e se ancora non avete goduto dei benefici effetti che producono fin dal primo contatto, direi che è il momento di usufruire copiosamente dell’elettricità soffusa di “
Stranger”, “
The fire” e “
Deep inside”, del sontuoso
refrain di “T
ime is a healer” o ancora del
pathos malinconico di “
Over and over”, tutta “roba” dal contagio emotivo davvero imperioso.
Che dire, poi, delle pulsazioni notturne di “
Dreams”, adatte ad un riflessivo vagare senza meta sotto le luci al
neon di una metropoli, di una “
Never say never” che infonde sprazzi di accogliente solarità e dell’enfasi corale di “
Silent rain”, impreziosita da un tocco vagamente barocco?
Che sono piccoli affreschi di eleganza sonora, in cui tecnica esecutiva e passionalità espressiva si combinano in maniera simbiotica, esattamente ciò che si ripete nel clima
West-Coast-iano di “
Dream of you”, nel
groove glassato e t
ribaleggiante (parecchio Toto-
esco) di “
What is love” e nella delizia elettro-acustica “
The night”, a conclusione di un “viaggio” nel tempo e nelle emozioni che si ha subito voglia di ripercorrere tramite il magico tasto
play.
Segnalando la ri-masterizzazione di
Harry Hess (Harem Scarem), non mi rimane che ribadire un caloroso plauso alla
Pride & Joy Music per aver riportato alla luce un’autentica gemma di
rock erudito, ammaliante e garbato, che merita senza tentennamenti un’autorevole collocazione nelle discoteche di tutti i cultori del genere.
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