Quello degli italo/svedesi
Feralia è un Black Metal molto personale: non old fashioned, ne patinato come, troppo spesso, accade ai giorni nostri, quanto, piuttosto, molto personale e decisamente "italiano".
"Ultima Requies", loro terza uscita discografica licenziata da
ATMF, si differenzia per un approccio musicale certamente crudo, ma avvolto in una atmosfera ieratica, molto austera, che lo rende evocativo e profondamente spirituale, anche grazie alla presenza importante del basso, cosa quasi inedita quando si parla di Black Metal, di tastiere dalla forte impronta ritualistica, e dall'uso delle voci che, spesso, sembrano nenie religiose e vanno ad intrecciarsi con il classico scream acido di nordica memoria.
La qualità del songwriting risulta essere molto elevata e le composizioni, articolate e complesse, hanno un linguaggio mai scontato che bilancia, perfettamente, l'intensità più cruda degli strumenti con la profonda vena contemplativa alla quale accennavo più in alto, il tutto veicolato in un album che, per quanto sia radicato fortemente nel metallo nero, non disdegna melodie arcane ed un senso di intangibile eternità che ne segnano, fortemente, l'essenza.
I
Feralia dimostrano come la fiamma nera possa essere alimentata in diverse modalità e riescono nell'intento, per nulla scontato, di risultare nerissimi ed estremi senza dover per forza viaggiare alla velocità della luce o ricorrendo a, risibili, tematiche finto sataniche, ma semplicemente seguendo la propria ispirazione che li porta in dimensioni "sacre" ed occulte dove le loro intuizioni artistiche evocano stati di profonda tensione e dannate emozioni.
Un viaggio, malato, sospeso tra la vita e la morte:
"Ultima Requies" è questo, e non solo, ed i
Feralia ne sono custodi e sacerdoti.
Album "diverso", che ha l'intento di essere la soglia verso una conoscenza proibita, da ascoltare con attenzione e devozione per poterlo farlo proprio e, quindi, ammirarlo.
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