“
Adesso basta! Devo smettere di comprare dischi e mi accontenterò della loro versione digitale …”.
Credo che molti
rockofili, soprattutto della mia generazione, abbiano spesso manifestato pensieri analoghi per convincersi che la loro discoteca “fisica”, magari al limite della saturazione logistica, potesse andare in pensione.
Poi, però, arriva sempre “qualcosa” talmente appassionante da farti cambiare idea, un prodotto che “deve” necessariamente essere testato su quel fedele impianto stereofonico che da anni contribuisce alla valutazione di un’opera musicale.
Quel “qualcosa” stavolta si chiama “
The wanderer” ed è il nuovo
album dei danesi
Boys From Heaven, talmente “impressionante” nella sua versione “liquida” da meritare istantaneamente un ulteriore approfondimento in forma “solida”, prima della sentenza finale.
Insomma, se già il primo grado di giudizio era stato pienamente favorevole, l’appello e la cassazione reiterati sull’equipaggiamento che mi ha consentito tante gioie (e parecchie delusioni, pure …) del passato e del presente, confermano l’inusitato entusiasmo, portando ad un verdetto che non ammette impugnazioni: i
Boys From Heaven rappresentano un superbo esempio di
Adult Oriented Rock europeo, degno dell’
Olimpo del settore.
La
band, infatti, tratta la nobile materia musicale con una sensibilità unica, affidandosi ad architetture armoniche felpate ed eleganti, pervase di un’elettricità discreta e avvolgente, il tutto fatalmente legato alla
golden era del genere e ciononostante talmente intriso di
feeling da non risultare mai banale o calligrafico.
Merito di musicisti straordinari per tecnica, misura ed espressività, di un
songwriting illuminato dall’ispirazione e di una resa sonora (a cui contribuisce fattivamente
Mr. Erik Martensson, impegnato in mixaggio e masterizzazione …) finalmente bilanciata e cristallina, aspetto non secondario in questi specifici ambiti stilistici.
E poi, a spiccare tra tanta magnificenza c’è la voce accattivante di
Chris Catton, un’autentica “carezza” ad un apparato
cardio-uditivo che, costantemente coccolato da
Lou Gramm,
David Forbes e
Moon Calhoun, non può che accogliere tale blandizia con enorme soddisfazione.
Chi ha apprezzato i lavori precedenti dei nostri, ritroverà in questo debutto per la
Frontiers Music tutte le peculiarità che li hanno resi eccellenti “eredi” della
Grande Tradizione del settore, declinati però con una maggiore maturità e “consapevolezza”, di un tipo, per esempio, che rende “
I’ll wait” una delizia di crepuscolare tensione melodica.
Il pulsare garbato e dinamico di “
Hotline” brilla di una soffusa luce
soulful (l’ingresso del
sax è una vera
sciccheria ...) e se durante l’ascolto di “
Hold your heart” non venite assaliti da un fiotto di benefica malinconia, avete probabilmente bisogno di un sollecito
check-up emozionale.
Si procede spediti con la vivacità Toto-
esca di “
Street life” e il romanticismo satinato di “
Say goodbye”, mentre “
How long” riprende a vibrare di pura raffinatezza
adulta ed “
Eileen” omaggia, con le sue scansioni
pop-funky, le sonorità soffici e seduttive di
Hall & Oates e
Bill LaBounty.
Non è difficile immaginare il clima evocativo e vagamente epico di “
I will never let you down” felicemente inserito nella colonna sonora di un
blockbuster ottantiano, e dopo una “
Time is on our side” che sembra avvolta nella seta, tocca alla
ballatona bluesy “
Till the bitter end” sigillare con sofisticata distinzione un avvincente concentrato di suoni eruditi ed adescanti.
Cosa aggiungere, in conclusione … che grazie a “roba” come “
The wanderer” possiamo ancora parlare di “acquisto obbligato”, proponendo calorosamente al lettore d’intendere la locuzione nel suo significato più antico e originale, favorito altresì da un
artwork, sebbene forse per certi versi un po’ “fuorviante”, alquanto suggestivo.