Something missing … non è solo il titolo dell’
opener di “
IV aftermath”, ma è anche quello che ho sempre pensato della proposta musicale dei
Creye, almeno dopo il sorprendente debutto del 2018.
Oggi che la formazione svedese è parecchio diversa da quell’esordio, e pure dai lavori successivi, la sensazione che “manchi qualcosa” per aspirare a posizioni di testa nelle graduatorie melodiche si è, se possibile, addirittura ampliata e rafforzata, a partire dalla laringe di
Simon Böös, una
new entry di buon valore e ben inserita nelle attuali soluzioni stilistiche del gruppo, ma interpretativamente meno efficace dei predecessori
Robin Jidhed (soprattutto) e
August Rauer.
E poi c’è proprio l’approccio espressivo della
band, progressivamente diventato più “moderno” e sgargiante nei suoni, e oggi divenuto fin un po’ troppo “sfacciato” e compiacente nella evidente ricerca di un allargamento della platea di ascoltatori.
Nulla di particolarmente molesto, in realtà, e tuttavia quella perdita di spontaneità e tensione emotiva già rilevata in “
II” e “
III weightless”, qui mi sembra amplificata, con l’obiettivo di reperire una maggiore immediatezza e “commercialità” del
sound.
Così, se il suddetto atto d’apertura dell’opera, “
Bad romance”, l’enfatica “
Rust” e la suadente “
Left in silence”, sono tra i momenti più riusciti del “nuovo corso”, le perplessità si sprecano durante l’ascolto di "
Don’t talk about it” e “
Aligned”, tentativi di espansione verso il
mainstream abbastanza disturbanti.
Con la vivace magniloquenza di “
Through the window” si torna su sentieri più consoni alla “storia” dei
Creye, e anche la successiva “
Only you” piace per la sua la carica evocativa, la stessa che, in maniera più leziosa, contraddistingue pure “
Glow”.
Di discreta fattura, infine, si rivelano “
The last night on Earth” e “
Clay”, pezzi sorretti da architetture melodiche gradevoli e moderatamente incisive, seppur incapaci di elevare ulteriormente il livello artistico dell’opera.
“
IV aftermath” appare, dunque, come un passo deciso e un po’ avventato verso una forma di “attualizzazione” sonora non del tutto acquisita e focalizzata, alla quale, verosimilmente, non hanno giovato i diversi cambi di
line-up … trovare stabilità ed equilibrio è la “sfida” che attende i
Creye, su cui sono convinto, nonostante tutto, sia legittimo puntare forte per la necessaria “conservazione della specie”.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?