Ci sono band con una marcia in più, e i
Dear Hunter appartengono di diritto a questa categoria. Il nuovo
“Sunya” riprende i discorsi lasciati in sospeso con
“Antimai” e lo fa destreggiandosi con gusto tra rock sinfonico e space funk (
“The Wasteland”).
L’attitudine combat degli esordi emerge in
“Marauders”, con le sue tastiere di memoria Sixties, prima di
“The Bazaareteria”, spavalda alla maniera di Herbie Hancock. In
“Giants” fa bella mostra di sé un personalissimo progressive arioso e solare che strizza l’occhio alla fusion, mentre
“Cliffs And Stormlands” mette a sistema Toto e Brand X. Se
“The Plains” attinge dall’indie rock più orecchiabile, la lunga titletrack rievoca il Peter Gabriel del periodo
“OVO”, non senza una sana e immancabile dose di originalità.
L’inevitabile “passo falso” sembra ancora molto lontano.
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