La composizione dell'omonimo debutto degli
Atlantic Ridge copre un arco temporale che va dal 2019 al 2024, periodo durante il quale
Giuseppe Emanuele Frisone e
Jacopo Gianmaria Pepe, componenti del gruppo, hanno avuto modo di affinare idee ed intenti al fine di giungere ad un'opera, il cui concept è l'esplorazione di terre remote e dimenticate in un sottile confine tra realtà e mito, matura, lontana da facili stereotipi e bisognosa di numerosi ascolti per apprezzarne sfumature ed atmosfere.
Il gruppo non si pone, dunque, limiti e riesce nell'intento di creare un ibrido tra black metal dal taglio sognante e riflessivo, e partiture tipiche del doom, spesso ai limiti del funeral, per una musica evocativa, misteriosa nelle sue trame, e dal forte spirito immersivo ricalcando, in questo, l'approccio di certo Cascadian e i primi lavori degli Ahab, anche se gli
Atlantic Ridge pongono la melodia sempre in primo piano, aprendosi, per tanto, ad un pubblico più ampio rispetto a quello tipicamente estremo.
Tutto l'album, composto da brani non troppo intricati, non presta il fianco a momenti di stanca e ci accompagna in un viaggio musicale in cui rallentamenti e velocità sostenuta si alternano con classe, un viaggio in cui le soluzioni di tastiera ed il riffing di chitarra si amalgamano nel creare una vena cupa e malinconica che permea tutto un lavoro in grado di trasmettere senso di stupore e distacco, soprattutto se della musica estrema si apprezza il lato più introspettivo e pesante.
Disco e gruppo consigliati senza remore a chiunque non sia dotato di stupidi paraocchi.
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