Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Dusktone

Tracklist

  1. LEO TERRAM PROPRIAM PROTEGAT (SOUTH GEORGIA AND THE SOUTH SANDWICH ISLANDS)
  2. OUR FAITH IS OUR STRENGTH (TRISTAN DA CUNHA)
  3. ABANDONED BUILDINGS (PYRAMIDEN, SVALBARD)
  4. STRANGE PARADISE (SOCOTRA, YEMEN)
  5. THE NON-EXISTENT ISLAND (FREEZELAND)
  6. CONTEMPLATING THE VASTNESS OF THE UNIVERSE (THE GOBI DESERT, MONGOLIA)

Line up

  • Giuseppe Emanuele Frisone: vocals, lyrics, songwriting, concept
  • Jacopo Gianmaria Pepe: guitars, bass, synth, arrangements

Voto medio utenti

La composizione dell'omonimo debutto degli Atlantic Ridge copre un arco temporale che va dal 2019 al 2024, periodo durante il quale Giuseppe Emanuele Frisone e Jacopo Gianmaria Pepe, componenti del gruppo, hanno avuto modo di affinare idee ed intenti al fine di giungere ad un'opera, il cui concept è l'esplorazione di terre remote e dimenticate in un sottile confine tra realtà e mito, matura, lontana da facili stereotipi e bisognosa di numerosi ascolti per apprezzarne sfumature ed atmosfere.
Il gruppo non si pone, dunque, limiti e riesce nell'intento di creare un ibrido tra black metal dal taglio sognante e riflessivo, e partiture tipiche del doom, spesso ai limiti del funeral, per una musica evocativa, misteriosa nelle sue trame, e dal forte spirito immersivo ricalcando, in questo, l'approccio di certo Cascadian e i primi lavori degli Ahab, anche se gli Atlantic Ridge pongono la melodia sempre in primo piano, aprendosi, per tanto, ad un pubblico più ampio rispetto a quello tipicamente estremo.
Tutto l'album, composto da brani non troppo intricati, non presta il fianco a momenti di stanca e ci accompagna in un viaggio musicale in cui rallentamenti e velocità sostenuta si alternano con classe, un viaggio in cui le soluzioni di tastiera ed il riffing di chitarra si amalgamano nel creare una vena cupa e malinconica che permea tutto un lavoro in grado di trasmettere senso di stupore e distacco, soprattutto se della musica estrema si apprezza il lato più introspettivo e pesante.
Disco e gruppo consigliati senza remore a chiunque non sia dotato di stupidi paraocchi.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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