E' proprio vero che chi "
va con lo zoppo impara a zoppicare", il buon vecchio Zakk proprio non riesce a togliersi di dosso l'ombra ingombrante del mitico Ozzy.
Le linee vocali, i riff groovosi, le ritmiche quadrate, la registrazione, tutto rimanda ai tempi d'oro in cui il biondo chitarrista era la spalla del Madman, con nostro grande godimento. Infatti se il nuovo album di Zakk ( come anche i precedenti peraltro ) potrebbe essere stato scritto da Ozzy, è pure vero che questo non rappresenta certo un problema finchè i brani suonano così bene.
A partire dal primo singolo estratto, il massiccio 4/4 "
Name In Blood", fino alla conclusiva ballad "
Ozzy's Song" il buon Zakk ci regala cascate di riff torrenziali, mid-tempo arcigni, solos ficcanti e virtuosi quanto basta, linee vocali maschie - anche se un pò monocordi -, e soprattutto ritmiche ricche di groove tipiche del chitarrista americano.
I chorus spesso sono cantabili ma sempre inseriti in basi musicali potenti e cadenzate ( "
"Name In Blood", "
Broken Pieces" giusto per citarne alcune ) e non mancano le ballad ben 3 ("
Back to Me", "Better Days & Wiser Times" e la già citata "
Ozzy's Song"); a proposito di quest'ultima, dal titolo è chiaramente un omaggio ad Ozzy e devo dire che la commozione creata dalla melodia pianoforte / voce non manca ed è arricchita da un sofferto e lungo solos.
L'album scorre su binari prevedibili ma sempre su alti livelli e non ci sono momenti di stanca anche grazie all'effettiva eterogeneità delle composizioni che rende fluido e coinvolgente l'ascolto, sfido chiunque a non battere il piedino con le corna levate al cielo su brani quali "
Pedal to the Floor", "
Lord Humungus" o "
Gatherer Of Souls"D'altronde il buon vecchio Metal sta tutto qui.
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