Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:56 min.
Etichetta:Steamhammer

Tracklist

  1. THE REGICIDE
  2. GUILLOTINE WALK
  3. BREAKING SEALS
  4. GHOST TOWN
  5. HOLY WATER
  6. THE ENEMY WITHIN
  7. HURRICANE
  8. SANITY
  9. TOWARDS THE SHORE
  10. STEPS OF STONE
  11. HIGHER CALL

Line up

  • Axel Rudi Pell: guitars
  • Volker Krawczak: bass
  • Johnny Gioeli: vocals
  • Ferdy Doernberg: keyboards
  • Bobby Rondinelli: drums

Voto medio utenti

"Ghost Town" è l'ennesimo appuntamento con un nuovo studio album da parte degli Axel Rudi Pell, ed è subito la chitarra del talentuoso chitarrista tedesco ad accoglierci nell'intro "The Regicide", per poi accompagnarci sino al patibolo al ritmo rockeggiante di un'arrembante "Guillotine Walk", dove ritroviamo anche la voce calda e potente di Johnny Gioeli che dona la giusta enfasi al pezzo, mentre l'assolo ci conferma come Ritchie Blackmore sia sempre (e comunque) la principale fonte d'ispirazione di Axel Rudi Pell.

Detto questo, visto che squadra vincente non si tocca, ad accompagnare Pell ritroviamo anche i "soliti" Volker Krawczak (al basso), Ferdy Doernberg (alle tastiere) e Bobby Rondinelli (dietro il drum-kit), a testimonianza di una formazione solida e stabile da più di dodici anni, dai tempi di "Into The Storm" (2014). Eppure, non senza un moto di sorpresa, nel corso di "Breaking Seals" incappiamo in una gradita novità: Udo Dirkschneider, che ancora più tignoso del solito irrompe nel brano a duettare con Gioeli e spostare un po' il baricentro verso l'Accept sound.

È comunque evidente come "Ghost Town" non si discosti dalla linea tracciata dal precedente "Risen Symbol", e tutto sommato dal percorso intrapreso da Pell nel corso della sua lunga e invidiabile carriera, sin dal tempo in cui militava negli Steeler: un Hard Rock roccioso, ma anche prodigo di larghe pulsazioni melodiche, lungo il quale lasciar scorrazzare la sua chitarra, e al quale si accoda anche la titletrack di quest'ultimo lavoro. Si cambia registro con la seguente "Holy Water", episodio maggiormente cadenzato e sospinto dai colpi di Rondinelli, e soprattutto con i toni epici e arabeggianti di "The Enemy Within", che spazia tra gli immancabili Rainbow e i Black Sabbath del periodo con Tony Martin, dove possiamo apprezzare il piglio di Doernberg. L'up-tempo "Hurricane" non può che rivelarsi un altro episodio di sano e robusto Hard Rock, soluzione che però qui inizia a mostrare la corda e lascia spazio a qualche sbadiglio, dato che anche l'immancabile assolo di Pell non suscita grandi entusiasmi. A questo punto ai nostri non resta che provare a dare una sterzata, andando a puntare sull'impatto melodico, prima con la cangiante e vibrante "Sanity", poi con l'immancabile ballad epicheggiante "Towards the Shore", quest'ultima ben drappeggiata dal piano di Doernberg e in grado di far risaltare le capacità interpretative di Gioeli.
Come era facile immaginare, alla seguente "Steps of Stone" spetta il compito di alzare nuovamente i ritmi, mentre la conclusiva ed intensa "Higher Call" ha invece quello di congedarci sposando nel finale anche inconsueti (beh… per gli Axel Rudi Pell) fraseggi più vicini alla N.W.O.B.H.M., in uno dei momenti più riusciti dell'album, lavoro che - tirate le somme - accolgo con miglior favore rispetto al già citato "Risen Symbol", sia per l'efficacia dei singoli brani sia per la presenza di soluzioni più coraggiose.

"Sì, davvero solidi e come già ribadito più volte in occasione delle loro precedenti uscite anche "Ghost Town" ...non schioda di una virgola lo stile del biondo chitarrista tedesco..."





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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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