Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:55 min.
Etichetta:Indie Recordings

Tracklist

  1. FROM THESE WOODS
  2. THE SKIES TURN BLACK
  3. A SECOND DEATH
  4. KRAKEN
  5. LOVING THE DEAD
  6. BUILD & DESTROY
  7. CHAOS
  8. FLAMMEN
  9. SMILE OF HATE
  10. ECHOES OF LIFE
  11. THE EARTH RUMBLES

Line up

  • Hváll: bass, keyboards
  • Steingrim: drums
  • Sture Dingsøyr: vocals, guitars
  • Strom: guitars

Voto medio utenti

Giunti al loro decimo album, i norvegesi Vreid, spero vivamente di non dover spiegare chi siano, tirano le somme della propria, lunga, carriera e con "The Skies Turn Black" sembrano voler creare un puzzle di tutte le loro evoluzioni musicali, aggiungendo, inoltre, nuovi colori allo spettro espressivo.
Ecco dunque che, diluiti in undici brani per quasi un'ora di musica, assistiamo alla riscoperta delle loro origini di matrice thrash, assaporiamo il gusto dell'epic black sognante degli indimenticabili Windir (ovviamente) e quello black'n'roll più diretto, passando per molteplici aperture vicine al metal più classico ed arrivando, addirittura, a sfiorare i confini del pop rock quando, inattesa, la voce di Agnete Kjølsrud dei Djerv cattura la scena su un brano come "Loving The Dead" davvero inedito per Hváll e sodali.

Un bel concentrato di eterogeneità, non trovate?

Di certo, "The Skies Turn Black", la cui title track è dedicata ad Ozzy Osbourne, non è un lavoro per i puristi, di qualunque purista si parli tra l'altro, ma è, al contrario, un lavoro multiforme, a tratti spiazzante, qui e la arricchito da riff davvero indovinati, molto melodico ma non privo di asprezze, pagano nel suo intimo ma anche ruffiano in certe soluzioni armoniche, insomma, un album complesso ed intelligente, suonato e prodotto molto bene e tenuto assieme, è doveroso segnalarlo, dalla perizia compositiva di musicisti esperti che non hanno avuto paura di osare allontanandosi, di chilometri direi, dai lidi estremi a cui, originariamente, il gruppo apparteneva.
Forse, in alcuni momenti "The Skies Turn Black" risulta troppo "delicato", se capite cosa voglio dire, e troppo vicino a soluzioni già sperimentate da certi Ulver o certi Enslaved, ma, al di là di queste considerazioni, resta un ascolto consigliato se amate la buona musica ed obbligatorio qualora non siate dotati di stupidi paraorecchie.

Dopo oltre vent'anni di carriera, i Vreid non hanno perso, dunque, la loro classe, ma l'hanno sfruttata per intraprendere un viaggio che li ha portati (e probabilmente continuerà a farlo in futuro) molto distanti non solo dal loro punto di partenza, ma anche, allargando il panorama, dal metal tout court, salvo che io non venga smentito con quello che verrà in seguito giacché il gruppo, e la sua storia ce lo insegna, non è mai stato capace di restare a lungo su un sentiero ben determinato.
In attesa di quelle che saranno le evoluzioni, noi ci godiamo l'album con le sue atmosfere malinconiche e la sua innegabile intensità.

Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.