Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:37 min.
Etichetta:Darkness Shall Rise Productions

Tracklist

  1. SALME 2
  2. SKABB
  3. TULUS
  4. KISTESMED
  5. VANVIDD
  6. HEDENGANGEN
  7. FOSSEGRIMENS VAKT
  8. SKAUÅND
  9. SABBAT

Line up

  • Sarke: drums
  • Blodstrup: vocals, guitars
  • Crowbel: bass

Voto medio utenti

Fa piacere, a tanti anni dalla loro formazione, ritrovare un gruppo come i Tulus in ottima forma, capaci, come sono, di offrire ancora un buon Black Metal, legato, per forza di cose, alle origini del genere, ma non per questo non al passo con i tempi o privo di personalità.
"Morbid Desires", ottavo album per il terzetto norvegese nato nel lontano 1991, riesce ad unire tutte le caratteristiche che, più o meno da sempre, contraddistinguono il suono dei Tulus: black'n'roll, vaghi accenni Dark, songwriting semplice e orecchiabile senza che ciò significhi essere commerciali, il tutto sorretto da una eccellente produzione e da una prova tecnica di tutto rispetto.
Da un gruppo che ha sulle spalle oltre trenta anni di storia non ci si può, di certo, aspettare un capolavoro, ma va riconosciuto ai Tulus di essere ancora credibili e di saper scrivere canzoni, sottolineo il termine, efficaci, fredde, mature e, come già detto, facilmente memorizzabili, sulla base di un approccio, giusto per fare un paragone, che i Satyricon hanno cercato per anni senza riuscire nel loro intento, a differenza di quanto, invece, potrete ascoltare in "Morbid Desires" dove, quasi sorprendentemente, groove rock e black metal costituiscono una miscela vincente e piacevole da ascoltare, una miscela che vi farà battere il piedino al ritmo degli ottimi mid tempos di quest'album, apprezzare le sue sfumature quasi southern (molto indovinate), e godervi la sua spina dorsale memore dell'estremo di una volta.
I Tulus, dunque, senza stravolgere nulla, in meno di 40 minuti di musica, ci offrono buona qualità e spunti artistici in grado di pescare a piene mani da ambiti anche molto diversi tra di loro, senza risultare banali, meno "true" dei vari pagliacci che popolano la scena o, peggio ancora, plasticosi come chi vive la musica in quanto business e non arte.
Già solo per questo, il vostro supporto dovrebbe essere incondizionato: poi, saranno i gusti personali a decretare se questo album sarà di vostro gradimento o meno.
Io dico solo una cosa: bravi.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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