Quando si parla di
street rock n’ roll, uno dei tanti generi che alimentano il calderone
revivalistico del panorama musicale contemporaneo, spesso si è fatalmente “costretti” a citare gli Hanoi Rocks tra i principali numi tutelari, magari con quel pizzico di “nostalgia” che si accompagna alla menzione di gruppi che hanno interrotto la loro seminale parabola artistica.
Beh, stavolta non sarà necessario ricorrere (troppo) all’
amarcord, perché il cantante (e il bassista) dei suddetti finlandesi sono
“alive n’ kickin’” e se il glorioso
monicker è stato (dopo la
reunion del 2002), a quanto pare, accantonato in maniera definitiva, ci pensa
Michael Monroe a ristabilire le gerarchie del settore, inviando, con “
Outerstellar”, un “messaggio” chiaro a chiunque voglia confrontarsi con queste sonorità.
Un messaggio fatto di
rock,
punk,
glam e di tanta attitudine viscerale e reale, una “roba” che sa di periferie urbane e dissolutezze vagabonde, ma anche di disincantati lirismi cantautorali, arrivando a “scomodare” un certo
Bob Dylan (“
When the apocalypse comes”).
E poi ci sono le indispensabili scariche di energia (“
Rockin’ horse”, “
Disconnected”,"
Precious”), le melodie avvolgenti e sferzanti (“
Shinola”, “
Black Cadillac”) o desolatamente visionarie (“
Painless”), a cui si aggiungono l’approccio “ibrido” e riottoso al
punk-rock mutuato dai Clash (“
Newtro bombs”) e la capacità di conferire anche ai brani leggermente più interlocutori (“
Pushin’ me back”, “
Rode to ruin”) quel senso di “autentico” che spesso manca alle nuove generazioni dei
bad boys of rock n’ roll.
Un potenziale
hit di tipica matrice
ottantiana (l’elettroacustica “
Glitter & dust”) e una suggestiva elaborazione sonica (“
One more sunrise”, che, con un po’ di “fantasia”, sembra voler coniugare The Smashing Pumpkins, The Who e Velvet Underground) completano la scaletta di “
Outerstellar”, l’ennesima prova discografica d’eccellenza di un “reduce” in splendida forma, uno di quelli che in fatto di “spirito”, cultura e ispirazione espressiva ha ancora molto da insegnare ai tanti “replicanti” di questo suono spregiudicato e adescante.
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