Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:Silver Lining Music

Tracklist

  1. ROCKIN’ HORSE
  2. SHINOLA
  3. BLACK CADILLAC
  4. WHEN THE APOCALYPSE COMES
  5. PAINLESS
  6. NEWTRO BOMBS
  7. DISCONNECTED
  8. PRECIOUS
  9. PUSHIN’ ME BACK
  10. GLITTER & DUST
  11. RODE TO RUIN
  12. ONE MORE SUNRISE

Line up

  • Michael Monroe: vocals, harmonica
  • Steve Conte: guitar, backing vocals
  • Rich Jones: guitar, backing vocals
  • Sami Yaffa: bass, backing vocals
  • Karl Rockfist: drums

Voto medio utenti

Quando si parla di street rock n’ roll, uno dei tanti generi che alimentano il calderone revivalistico del panorama musicale contemporaneo, spesso si è fatalmente “costretti” a citare gli Hanoi Rocks tra i principali numi tutelari, magari con quel pizzico di “nostalgia” che si accompagna alla menzione di gruppi che hanno interrotto la loro seminale parabola artistica.
Beh, stavolta non sarà necessario ricorrere (troppo) all’amarcord, perché il cantante (e il bassista) dei suddetti finlandesi sono “alive n’ kickin’” e se il glorioso monicker è stato (dopo la reunion del 2002), a quanto pare, accantonato in maniera definitiva, ci pensa Michael Monroe a ristabilire le gerarchie del settore, inviando, con “Outerstellar”, un “messaggio” chiaro a chiunque voglia confrontarsi con queste sonorità.
Un messaggio fatto di rock, punk, glam e di tanta attitudine viscerale e reale, una “roba” che sa di periferie urbane e dissolutezze vagabonde, ma anche di disincantati lirismi cantautorali, arrivando a “scomodare” un certo Bob Dylan (“When the apocalypse comes”).
E poi ci sono le indispensabili scariche di energia (“Rockin’ horse”, “Disconnected”,"Precious”), le melodie avvolgenti e sferzanti (“Shinola”, “Black Cadillac”) o desolatamente visionarie (“Painless”), a cui si aggiungono l’approccio “ibrido” e riottoso al punk-rock mutuato dai Clash (“Newtro bombs”) e la capacità di conferire anche ai brani leggermente più interlocutori (“Pushin’ me back”, “Rode to ruin”) quel senso di “autentico” che spesso manca alle nuove generazioni dei bad boys of rock n’ roll.
Un potenziale hit di tipica matrice ottantiana (l’elettroacustica “Glitter & dust”) e una suggestiva elaborazione sonica (“One more sunrise”, che, con un po’ di “fantasia”, sembra voler coniugare The Smashing Pumpkins, The Who e Velvet Underground) completano la scaletta di “Outerstellar”, l’ennesima prova discografica d’eccellenza di un “reduce” in splendida forma, uno di quelli che in fatto di “spirito”, cultura e ispirazione espressiva ha ancora molto da insegnare ai tanti “replicanti” di questo suono spregiudicato e adescante.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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