Merculistarya - Áradó fájdalom a tűnődés medrében

Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:42 min.
Etichetta:Pest records
Distribuzione:Pest records

Tracklist

  1. MERENGŐ
  2. A HALDOKLáS CSALOGAT
  3. KITöRVE SüLLYEDéS.
  4. RéMáLOMKöD
  5. PUSZTULó KOR
  6. ÁLOMORSZáG
  7. SóHAJ

Line up

  • Árpád Szenti: all instruments, vocals, lyrics, recording, mastering

Voto medio utenti

Merculistarya è il progetto solista del musicista ungherese Árpád Szenti, noto soprattutto come batterista di realtà quali Thy Catafalque, Ahriman, Athame e Damnation. E "Áradó fájdalom a tűnődés medrében" è il full-length di esordio rilasciato tramite la Pest Records nel febbraio 2026.

Da quel che ne sappiamo si tratta di un’opera profondamente personale, maturata lungo oltre vent’anni di sedimentazione interiore e riflessione creativa dell'autore, profilandosi come una sorta di concept album unitario, in cui ogni brano è organicamente connesso agli altri, dando forma a una narrazione unica e immersiva. Il percorso attraversa dolore, paura, disillusione, follia, rassegnazione e morte, in costante tensione con la vastità della natura, la sua forza elementare, il suo misticismo e le dimensioni invisibili che pulsano sotto la realtà manifesta.
Questo avviene tramite un linguaggio sonoro radicato nell’old-school Black Metal e nelle correnti Depressive/DSBM. Viene perlustrato in lungo e in largo tutto lo spettro dell'arte oscura, dove partiture prettamente melanconiche e strazianti si mescolano con strutture sinfoniche accostabili a Emperor, Obtained Enslavement e primi Sear Bliss, clean vocals bathoriane, e con un certo sottofondo più sperimentale avvertibile sia nelle dinamiche iconoclaste, dove anche il growl entra talvolta in soccorso, che nelle fasi appunto più improntate all'armonia, in cui perfino un certo goticismo prende piede, e qui a mio avviso ci troviamo su sentieri limitrofi a Thy Catafalque, e realtà simili agli Old Man's Child.

"Áradó fájdalom a tűnődés medrében" è un lavoro ambizioso ed altamente emotivo, forse talvolta Árpád Szenti paga lo scotto della sua grande estrosità, risultando, anche se solo per brevi frammenti, leggermente disaggregante. In ogni caso, per una sorta di eterogenesi dei fini, la pietra nera forgiata da Merculistarya si erge ugualmente sopra di noi in tutto il suo poetico splendore.

Recensione a cura di James Curzi

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