Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:Terratur Possessions
Distribuzione:Amor fati

Tracklist

  1. PRAELUDIUM
  2. AB ILLO BENEDICARIS, IN CUJUS HONORE CREMABERIS
  3. INTERLUDIUM
  4. DIABOLUS SIT IN CORDE TUO, ET IN LABIIS TUIS, UT DIGNE ET COMPETENTER ANNUNTIES EVANGELIUM SUUM
  5. INTERLUDIUM
  6. GRATIAS AGAMUS DOMINO INFERO DEO NOSTRO
  7. INTERLUDIUM
  8. REVELABITUR GLORIA DOMINI
  9. POSTLUDIUM

Line up

  • T.Skei: guitars, bass, synths
  • B.Kråbøl: drums
  • E.Blix: choir
  • K.Rambech: vocals

Voto medio utenti

I Diabolus, Mecum Semperterne! sono una sorta di super gruppo black metal formato da Tor-Helge “Cernunnus” Skei (Manes) alla chitarra, basso, e synths, K. Rambech (Whoredom Rife) alla voce, E. Blix (Mare e Djevel) sempre alle voci e B. Kråbøl ( Misotheist, Enevelde) alla batteria.
Il loro esordio omonimo, considerata la premessa fatta prima, non poteva che essere un album quanto meno interessante, e di fatto "Diabolus, Mecum Semperterne!" affascina per la sua patina di assoluta impenetrabilità che lo ammanta e per la sua atmosfera dai connotati religious in grado di renderlo inquietante e, per lunghi tratti, disturbante.
La sensazione iniziale, una volta messisi all'ascolto, è quella di essere di fronte ad un unico monolite senza colori, uguale dall'inizio alla fine, i cui tempi vengono scanditi da intermezzi ambient / monastici che, al posto di dare respiro, stringono ancora di più l'ascoltatore in una morsa dolorosa, all'odore di incenso, accompagnandolo negli abissi più profondi.
Gli ascolti ripetuti, e pazienti, svelano i dettagli nascosti: l'album ha poche, ma eccellenti, variazioni, anche in chiave "melodica", dipinge scenari tenebrosi quasi alieni per mezzo di un ispiratissimo riffing mortale che sostiene il micidiale comparto vocale, fatto di cori e "torture", mentre, in modo geniale (con Skei non poteva essere diversamente...), i sintetizzatori contribuiscono a creare quel manto senza spiragli al quale accennavo agli inizi, in una danza macabra che, piano piano, penetrerà, viscida, sotto la vostra pelle.
Immaginate i Manes nei loro primissimi anni di carriera (non scherzo), date loro un saio e chiudeteli in un monastero dannato: questo album ne sarebbe il risultato, un risultato malato, estremo, soffocante ed ipnotico.
Album nero per anime nere. Tutti gli altri ne stiano rigorosamente a distanza.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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