Qualcuno si ricorda degli Alchemy? Spero vivamente di sì, anche perché “
Dyadic” è un disco che merita (ancora oggi) adesione e consenso.
Beh, come spesso accade, quella formazione musicale, purtroppo, a causa delle “solite” divergenze artistiche, non esiste più, mentre la buona notizia è che da quella esperienza sono nati, grazie a
Marcello Spera e
Andrew Trabelsi, questi
Mayhem Mavericks, arrivati al debutto eponimo per la
Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group.
Con il contributo del
drummer Andrea Oliverio (ex Mastro) e di alcuni stimati ospiti (
Vanessa Odry,
Angelo Sasso,
Stefania Sarre,
Mauro Balestra, oltre agli ex Alchemy
Matteo Castelli e
Cristiano Stefana) la
band “risorge” dal suo passato con rinnovata esuberanza, forte di un
sound diretto, enfatico e fragoroso.
La sensibilità melodica, sempre nitida, si orienta dunque verso lidi caratterizzati da uno spiccato coefficiente di “presa rapida”, e sebbene a volte tale scelta può apparire fin un po’ “smodata”, non è facile sfuggire all’impatto immediato dell’
opener “
Divide”, e poi anche delle prorompenti “
Killing eyes” e “
Midnight crawler”, in cui si scorgono addirittura vaghe scorie
power-ose, immerse in architetture sonore comunque abbastanza sofisticate.
La ballata pianistica “
With me” esibisce anch’essa un carattere gradevolmente solenne, e benché finora l’ascolto non favorisca significativi incentivi alla rimostranza, con “I
can feel the heartache” l’albo prende decisamente quota grazie ad una costruzione armonica avvincente e a un
chorus che si piazza nella corteccia cerebrale in maniera istantanea e duratura.
Un contagio che si ripete nella successiva “
Eclipse” (un indizio su quale possa essere il
benchmark dei
Mayhem Mavericks?), pomposa ed evocativa, nell’ardore battagliero di “
Join the fight” e nello
slow “
More to ask”, in cui emerge ancora una volta la classe dei nostri nel gestire con perizia
pathos ed enfasi.
Il ruggito motoristico che introduce “
Best of me” è foriero di un approccio che ritorna ad essere elegantemente
anthemico, un orientamento espressivo riproposto e sublimato in “
One day in a lifetime”, un esempio di
pomp-hard-rock di brillante fattura.
La splendida “
Road with no end” è, infine, un’altra dimostrazione di quanto i
Mayhem Mavericks possano “dare” al
rockrama contemporaneo, soprattutto quando riescono, come in questo caso, ad esaltare l’
alchimia (
oibò …) tra melodia e vigore, cesellando il tutto attraverso dosi importanti d’ispirazione e sagacia.
Complessivamente “
Mayhem Mavericks” si rivela, quindi, un esordio piuttosto riuscito e coinvolgente, attrezzato per fare bene nell’ambito di quell’apprezzata branca dell’
hard melodico dai risvolti granitici e trionfali … a tratti si ravvisa appena un pizzico di dismisura nella ricerca dell’effetto “roboante”, ma si tratta in realtà di “peccati veniali”, che non invalidano il valore artistico di un gruppo da (ri)accogliere nella scena di riferimento con notevole soddisfazione e considerazione.
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