Forze mistiche si stagliano all'orizzonte: segni provenienti dalla soglia che ricongiunge all'antico inverno: la potenza di fuoco del Black metal si scatena.
Tremolo minimali dal flavour analogico dominano lo spazio, uno spazio che tuttavia racchiude entro sé il molteplice, qui rappresentato dalle delicate benché evidenti innervazioni melodiche, e da uno scream che nella sua disperata iconoclastia lascia respiro a un afflato tra l'epico e il malinconico, suggestivo come pochi altri scream attualmente sulla piazza.
I croati
Najezda, sicuramente influenzati da realtà come
Dissection e
Marduk – e dalla migliore scuola atmosferica – stupiscono con
"Signs of Ancient Winter" per freschezza compositiva e potenza espressiva.
Il pathos e la classe che riescono a infondere in questi 35 minuti è quanto di meglio il black metal attuale – quello autentico dall'attitudine raw – sia in grado di offrire. Pensare che ci troviamo al cospetto del loro primo lungo, lascia presagire che nel futuro prossimo ci aspetteranno i più sublimi e lucenti orizzonti oscuri che si possa desiderare.
Black Metal in it's Purest Form.
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