Sette anni di silenzio dall'ultima fatica discografica ("
Elegy" del 2018) hanno portato diverse novità nella carriera dei canadesi
Finnr's Cane.
Ma prima un breve ripasso:
nata nel 2008 ad opera di
The Bard e
The Peasant a Sudbury, Ontario, la band affonda le proprie radici nel black atmosferico personalizzandolo in maniera peculiare.
Il basso è totalmente assente nelle composizioni sostituito dalle pulsazioni del violoncello e delle tastiere affidate a
The Slave; le canzoni vengono scritte attraverso un processo di improvvisazione guidato dall'umore e dall'istinto e successivamente riviste e registrate nuovamente; la band esiste infine solamente come progetto in studio, non avendo mai tenuto un concerto dal vivo.
E veniamo alle novità che "
Finnr's Cane" - il quarto lavoro sulla lunga distanza porta con sè.
Dopo tre dischi con la tedesca
Prophecy Productions la band è passata alla svedese
Nordvis Produktion ed inoltre
The Slave non compare più nella formazione, ridotta quindi ad un duo.
In termini di sonorità "
Finnr's Cane" volge quasi totalmente le spalle al blackened doom metal per abbracciare atmosfere cupe più vicine al post black di band quali
Alda o
With the End in Mind per restare nel nuovo continente.
Purtroppo queste atmosfere risultano piatte e monotone, nonostante le belle intenzioni, trascinate al ribasso dalla scelta delle intonazioni vocali più simili a cantilene cadenzate che a urla disperate come il genere vorrebbe; la mancanza di carica emotiva e di dinamismo è accentuata dall'assenza in gran parte dei brani del violoncello che contribuiva in maniera discreta ma fondamentale alla riuscita dei dischi precedenti.
Vi sono episodi interessanti quali l'inquietante "
In Shadows" o le conclusive "
The Spell of the Change of Seasons" e "
Harvest" ma sono barlumi di luce in un quadro purtroppo spento; anche il songwriting sembra frettoloso e poco ispirato come se
The Slave avesse portato con sè la scintilla che dava colore al tutto.
Probabilmente ascoltato con la giusta disposizione d'animo "
Finnr's Cane" potrebbe accendere qualche fan di queste sonorità ma - pur riconoscendo la validità di diversi elementi - non riesco a promuoverlo o consigliarlo senza palesare fortissime perplessità.
Finnr's Cane - "
The Spell of the Change of Seasons"
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