Copertina 5,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2025
Durata:42 min.
Etichetta:Nordvis Produktion

Tracklist

  1. WAYWARD SOULS
  2. TWILIGHT GLOW
  3. AWAKEN THE SLEEPING FOREST
  4. IN SHADOWS
  5. THE NORTHWIND
  6. THE EVERWINTER GREY
  7. THE SPELL OF THE CHANGE OF SEASONS
  8. HARVEST

Line up

  • The Peasant: drums
  • The Bard: vocals, guitars

Voto medio utenti

Sette anni di silenzio dall'ultima fatica discografica ("Elegy" del 2018) hanno portato diverse novità nella carriera dei canadesi Finnr's Cane.
Ma prima un breve ripasso:
nata nel 2008 ad opera di The Bard e The Peasant a Sudbury, Ontario, la band affonda le proprie radici nel black atmosferico personalizzandolo in maniera peculiare.
Il basso è totalmente assente nelle composizioni sostituito dalle pulsazioni del violoncello e delle tastiere affidate a The Slave; le canzoni vengono scritte attraverso un processo di improvvisazione guidato dall'umore e dall'istinto e successivamente riviste e registrate nuovamente; la band esiste infine solamente come progetto in studio, non avendo mai tenuto un concerto dal vivo.
E veniamo alle novità che "Finnr's Cane" - il quarto lavoro sulla lunga distanza porta con sè.
Dopo tre dischi con la tedesca Prophecy Productions la band è passata alla svedese Nordvis Produktion ed inoltre The Slave non compare più nella formazione, ridotta quindi ad un duo.

In termini di sonorità "Finnr's Cane" volge quasi totalmente le spalle al blackened doom metal per abbracciare atmosfere cupe più vicine al post black di band quali Alda o With the End in Mind per restare nel nuovo continente.
Purtroppo queste atmosfere risultano piatte e monotone, nonostante le belle intenzioni, trascinate al ribasso dalla scelta delle intonazioni vocali più simili a cantilene cadenzate che a urla disperate come il genere vorrebbe; la mancanza di carica emotiva e di dinamismo è accentuata dall'assenza in gran parte dei brani del violoncello che contribuiva in maniera discreta ma fondamentale alla riuscita dei dischi precedenti.
Vi sono episodi interessanti quali l'inquietante "In Shadows" o le conclusive "The Spell of the Change of Seasons" e "Harvest" ma sono barlumi di luce in un quadro purtroppo spento; anche il songwriting sembra frettoloso e poco ispirato come se The Slave avesse portato con sè la scintilla che dava colore al tutto.

Probabilmente ascoltato con la giusta disposizione d'animo "Finnr's Cane" potrebbe accendere qualche fan di queste sonorità ma - pur riconoscendo la validità di diversi elementi - non riesco a promuoverlo o consigliarlo senza palesare fortissime perplessità.

Finnr's Cane - "The Spell of the Change of Seasons"


Recensione a cura di Alessandro Zaina

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