Chi l’avrebbe mai detto? Doveva uscire nel 2017 il seguito di
“Phenotype”, ma i
Textures hanno pensato bene di sciogliersi poco prima di dedicarsi a questo
“Genotype”, definito come “un’ode all’autenticità e alla resilienza” che, finalmente, oggi possiamo stringere tra le mani.
Quasi dieci anni di attesa, quindi. Ma ne è valsa la pena? Senza dubbio sì.
Gli olandesi sono sempre stati tra gli alfieri europei del progressive metal più ibrido e moderno, come dimostrato già dall’introduttiva traccia strumentale
“Void”, evocativa e cinematografica. Sia
“At The Edge Of Winter” (con il cameo della sempre brava Charlotte Wessels) sia
“Measuring The Heavens” sono due pugni nello stomaco in perfetto equilibrio tra ferocia e melodia, prima delle più opprimenti e contaminate
“Nautical Dusk” e
“Vanishing Twin”. Se
“Closer To The Unknown” rimane la traccia più diretta del lotto, l’elettronica e nervosa
“A Seat For The Like-Minded” sfocia nella lunga e personale
“Walls Of The Soul”, che potrebbe far pensare a dei Fates Warning sotto steroidi.
Bentornati
Textures.
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?