Copertina 5

Info

Anno di uscita:2017
Durata:51 min.
Etichetta:Qua Rock Records

Tracklist

  1. NO MORE
  2. @DAGGERS DRAWN
  3. TOMORROW
  4. THINK THIS
  5. VOLCANO
  6. TIDES OF TIME
  7. HANIWA
  8. FIRE EYES
  9. RETURN TO OBSCURITY
  10. SUFFER
  11. HELLEVEN

Line up

  • Angelo Colletti: guitars
  • David Degl'Innocenti: bass, vocals
  • Mr. Crini: drums

Voto medio utenti

Dopo il primo EP di un paio di anni fa, di cui potete leggere la recensione non proprio entusiastica del nostro Flop cliccando proprio qui, tornano i fiorentini Haniwa, stavolti forti di un contratto con la simpatica Qua Rock Records che da' alle stampe questo "Helleven", un album presentato come modern thrash che sinceramente di thrash ha un po' poco ma senza dubbio presenta una band che della "modernità" (se si vuole porre l'attenzione sul fatto che non siamo di fronte nè al bay area sound ne' a quello tedesco della sacra triade), del groove e della rotondità fa i suoi cavalli di battaglia.

Purtroppo il risultato, ancora una volta, non convince.
A partire dalla produzione, con un rullante veramente esagerato e fastidioso, una voce sguaiata ma non "nel modo giusto", riffs fin troppo monolitici, ripetuti all'infinito e di pochissima presa, insomma già dopo 20 minuti di ascolto la situazione si fa pesante.
Non bastano i buoni solos a salvare la baracca: i brani più cadenzati sono mortali, una su tutti "Return to Obscurity" ma anche quelli fulmicotone, come l'aggressiva e rapida "Haniwa", sebbene notevolmente migliori non riescono a lasciare il segno, fin troppo semplici e banali e senza una struttura portante convincente, i riffs non colpiscono e la voce ancor meno.

Dispiace bocciare, stavolta in maniera ancora più netta, una band che peraltro dalla copertina, non so perchè, mi ispirava grossa fiducia ma purtroppo qui manca proprio il nocciolo della questione, a prescindere dalla produzione migliorabile e dalla voce poco appetibile: i brani non convincono, non funzionano, ed un secondo dopo l'ascolto non ci ricordiamo di loro, avendo lasciato poco o nulla al loro passaggio.

Si può e si deve fare meglio.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli
Ottimo debut album per gli Haniwa

In Helleven ho apprezzato una sintesi di circa 30 anni di metal, dal thrash passando per il progressive ed il grunge fino ad alcuni spunti metalcore; ma la notizia migliore è che questa band riesce ancora a scrivere delle canzoni, senza eccedere nella tecnica fine a se stessa ma viceversa mostrando un ottimo gusto ed una ottima "scelta di note", cosa abbastanza atipica per le band italiane che fanno questo genere.

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 17 giu 2017 alle 19:00

Questo trio ha incuriosito anche me e quindi sono andato ad ascoltarmi il loro EP e poi l'album, in modo da cercare di farmi un'idea della loro proposta. Devo dire che tra l'ep our ed helleven si riscontra una notevole evoluzione dal punto di vista della produzione musicale (ci mancherebbe) ed una discreta mano di produzione artistica, alla quale ha provveduto evidentemente l'etichetta discografica. Per quanto riguarda i brani in Helleven ho apprezzato una sintesi di circa 30 anni di metal, dal thrash passando per il progressive ed il grunge fino ad alcuni spunti metalcore; ma la notizia migliore è che questa band riesce ancora a scrivere delle canzoni, senza eccedere nella tecnica fine a se stessa ma viceversa mostrando un ottimo gusto ed una ottima "scelta di note", cosa abbastanza atipica per le band italiane che fanno questo genere. Certo non si può pensare una produzione alla Katatonia per intendersi, anche perché una band emergente difficilmente ha a disposizione budget di quel tipo, tuttavia il lavoro è più che godibile ed i brani scorrono via bene e, come accennato prima, con una varietà difficile da riscontrare nei tipici thrashers. Questo movimento a mio parere va incoraggiato e anche saputo supportare ed incoraggiare. Forza Haniwa, avanti così!

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