Dwight Fry : Heavy Metal La Storia ... intervistata

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Pubblicato il:24/06/2019

E' stato un piacere poter leggere e poi spendere qualche commento sui due volumi di "Heavy Metal La Storia Mai Raccontata". Ma, come scopriremo in questa intervista al loro autore, Dwight Fry, la stona non finisce certo qua.

Ciao Dwight.
Innanzitutto, come e quando ti è venuto in mente di affrontare questo tuo excursus nell'Heavy Metal?
Me l'ha chiesto Dio...
No, davvero: l'idea mi è venuta in mente quand'è morto Ronnie, nel 2010. Mi sono detto: santo cielo, è scomparso un genio e molti metallari, tra le nuove generazioni, conoscono a malapena “Holy Diver”. Da lì l'idea di scrivere una storia più ampia dell'heavy metal. Ho iniziato, mi sono bloccato: troppo lavoro da svolgere, non mi sentivo all'altezza. Mi è sembrato di aver avuto un'idea idiota.
Poi è morto Mark Reale (2012) e ho ripreso in mano gli appunti. Anche questo secondo tentativo è andato a farsi benedire, mi sembrava ogni volta di dover scalare una montagna.
Quando Lemmy è tornato alla destra di se stesso, mi sono detto: “fallo e basta. I tuoi eroi vanno celebrati e anche il tuo tempo, prima o poi, finirà”.
Il primo volume della serie è dedicato a quei tre, direi non a caso.
Un altro fattore che ha inciso è stato il successo riscosso da alcune formazioni che, a parer mio, andrebbero non dico boicottate ma quanto meno ridimensionate. Quindi i miei libri hanno anche un altro obiettivo: far scoprire (o riscoprire) ai metallari tante perle del passato e del presente, oggi facilmente fruibili sia in formato fisico che digitale. Così, per avere qualche pietra di paragone in più. Stai a vedere che magari riesco a distogliere qualcuno da certi “fenomeni” strapompati dal music business.
E la scelta di toccare prima il triennio 1984-1987 e poi il periodo 1987-1990 a cosa è dovuta?
Semplice suddivisione periodica. Parto dall'84 perché lo sappiamo tutti cos'è successo prima, in campo heavy. Ma con l'avvento del thrash e dell'hard rock da classifica? Cos'è successo davvero ai gruppi della scena classic metal? Mi sono reso conto subito di non poter scrivere un unico volume, rischiavo di uscirmene con un mattone di 1500 pagine, per cui mi è parso saggio suddividere il tomo in più libri e di scriverne uno o al massimo due per volta.
L'arco di tempo analizzato in ogni volume non è casuale, comunque.
Ci sarà un nuovo capitolo, andando a toccare gli anni che precedono e/o seguono "Heavy Metal La Storia Mai Raccontata", oppure hai qualche altra idea in mente?
Sì, certo. Il terzo volume esiste già, anche se non è in vendita, e concerne il periodo 1991-1996. Il quarto volume lo sto completando in queste settimane. Dopo Ferragosto saranno entrambi sul mercato. Seguirà un quinto volume, nel 2020, che in teoria dovrebbe chiudere il cerchio.
Per quanto riguarda il periodo pre-1984, ci sono molti libri che parlano della NWOBHM e attualmente non ho grandi stimoli al riguardo. Certamente continuerò a scrivere di heavy metal, ho ricevuto riscontri positivi e mi sono creato una nicchia indipendente nell'editoria musicale. Il numero di persone che hanno già prenotato il terzo volume è abbastanza indicativo.
Hai voluto mantenere il mistero sulla tua identità, ma sappiamo che non sei alle prime armi come scrittore. Senza voler entrare nei dettagli della tue altre esperienze, come è stato parlare di Heavy Metal?
Un sogno che si avvera! La gente mi conosce come scrittore di narrativa e professionista dell'editoria ma ignora del tutto la mia passione per l'heavy metal. Mi sono ritrovato in contesti nei quali dovevo parlare di... che so... scrittura creativa, o dell'influenza di Pynchon su Foster Wallace, o dell'importanza degli editor nella letteratura nordamericana... e adesso la gente mi chiede cosa ne penso dell'ultimo album dei Diamond Head.
Non fraintendermi, amo tutta la letteratura, di qualunque tipo, ma poter mischiare scrittura e metal è stato davvero un sogno che si avvera. Come andare a letto contemporaneamente con due donne stupende. Due donne che si piacciono, per giunta!
Soprattutto il lettore "metallaro" è un tipo diverso di lettore con cui interagire?
È meno spocchioso. Porta rispetto a una persona con la quale condivide una passione totalizzante come il metal, e il cui impegno nel diffondere il Verbo è palese. I lettori di poesie e prosa, invece, a loro volta sono quasi sempre scrittori alle prime armi e spesso vige l'invidia. Alcuni di loro pensano che chiunque possa scrivere un bel romanzo o un buon racconto, cosa che mi sento di escludere mettendo la mano sul fuoco, mentre qualcuno mi getta della benzina addosso, in spiaggia, a mezzogiorno, circondato da gente che fuma.
Poi certo, questa è la mia esperienza. Avrò dei lettori più maturi della media, chissà. Non ti nego che ogni tanto mi imbatto in commenti su saggi rock-metal (scritti da altri, intendo) che mi lasciano basito per la loro superficialità, ricordo in proposito un tale che stroncava un libro sulla NWOBHM solo perché lui trovava assurdo che tra le pagine non si parlasse dei Judas Priest, cosa del tutto normale visto che i Judas erano in giro da fine anni Sessanta e di “new” non avevano nulla, nel 1979-1980. Ma tant'è. Alla base di molte stroncature c'è effettivamente dell'ignoranza.
Quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto superare?
La terribile sensazione di essere sempre fermo nello stesso punto. Magari ascoltavo e recensivo trenta album in una settimana, che sono molti, eppure quando aprivo il file con l'elenco degli album e dei gruppi di cui parlare, spuntavo i nomi e mi pareva di non aver fatto nulla. Proprio nulla.
Poi ho imparato a convivere con questa sensazione, dovuta semplicemente all'enormità del lavoro che mi sono prefissato di portare a termine.
Considera che, se ho fatto bene i calcoli, solo nei primi tre volumi ho parlato di circa 730 album.
Pure io, ogni tanto, scribacchio di Metal, ma fare un libro, o meglio due, è tutt'altra cosa. Quali sono state le fonti cui ti sei "abbeverato"?
Tantissime. Innanzitutto la mia memoria di ferro. Poi vecchi appunti, alcuni scritti a mano negli anni Novanta. Le mie amate riviste dell'epoca, che mi permettono di avere fonti attendibili per quanto riguarda la storia delle varie band. E vari libri sull'argomento, monografie comprese. Ovviamente non disdegno affatto le nuove tecnologie, che adoro, e tra Spotify, Bandcamp, YouTube ho potuto ascoltare o riascoltare un mucchio di roba, oltre che a vedere o rivedere speciali e documentari sul metal. Certi album erano talmente di nicchia che ho dovuto recuperare da qualche anfratto vecchie musicassette al ferro! Un bel po' di roba l'ho comprata appositamente, invece; purtroppo non si trovava in versione “liquida”. Gli album che non ho rintracciato in alcun modo (potevo solo scaricarli o comprarli a cifre folli, ma non sono eventualità che mi interessano) ho dovuto escluderli a malincuore. Mi vengono in mente i primi lavori degli Overdrive inglesi, per esempio.
Naturalmente oggi abbiamo a disposizione tantissima roba da leggere su internet e io non sono certo uno snob, quindi ben vengano i portali metal. Mi sono stati di grande aiuto anche i siti dei vari gruppi. Pure nei forum trovi gente che può insegnarti qualcosa e io sono una spugna, assorbo qualsiasi informazione. Poi verifico, ma di base cerco sempre di imparare qualcosa di nuovo.
Domanda tranello... facile approfondire e parlare di gruppo e di dischi che piacciono e appassionano, ma come ti troveresti a dover affrontare l'evoluzione di un genere che non entra nel range dei tuoi gusti?
Oddio... proprio facile non direi. È come dire che è facile salire dei gradini. Se ti trovi in un edificio a tre piani, forse, ma se devi arrivare in cima all'Empire State Building la situazione cambia parecchio.
Al di là di ciò, io di norma parlo solo della musica che gradisco e che per tali motivi conosco più o meno bene. Lo so che oggi tutti avvertono l'impellenza di esprimere un parere anche su ciò che non conoscono, ma è proprio per questo che il concetto di autorevolezza si sta perdendo.
Potendo capovolgere la domanda, chiedo allora: perché mai dovrei sudare sette camicie per scrivere di un genere che nemmeno mi piace? Non sono un masochista.
Quale delle tante espressioni musicali lungo le quali si è ramificato il Metal ti è più ostico e ti ci terresti a debita distanza?
Non ho mai amato il nu metal. Neanche un po'.
Non amo nemmeno il metal ultra caotico, caos fine a se stesso, che mi impedisce di capire quando termina una canzone e ne inizia un'altra.
E infine detesto tutto ciò che unisce i concetti di metal e dance-pop, per me assolutamente inconciliabili. Mi hanno fatto sentire gli Amaranthe, quattro o cinque anni fa: subito dopo ho comprato un paio di adidas e ho mandato una mail di scuse a Jonathan Davis.
Tornando a "Heavy Metal La Storia Mai Raccontata", personalmente ho apprezzato la scelta di una copertina,semplice, d'impatto e come ho scritto, sobria.
Non hai mau pensato a un bel dragone o a un guerriero, se non a qualche fanciulla discinta, giusto per stuzzicare la fantasia dei lettori ?
Per me non c'è nulla di più metal di una bella Flying V e di uno sfondo nero. Poi ormai il metal pullula di belle figliole e quindi basta andare a un concerto, visitare un portale o aprire YouTube per ammirare chilometri di pilu, per citare il grande Antonio Albanese.
Spero comunque che i miei lettori abbiano una felice vita sessuale e che non necessitino di una fanciulla su una copertina, per attizzarsi. Sarebbe triste.
Quanto a draghi e guerrieri, l'heavy metal classico è una musica che io oggi associo a qualcosa di meno fumettistico, sebbene abbia flirtato per lungo tempo (e in parte lo fa ancora oggi) con l'immaginario medievaleggiante.
"Heavy Metal La Storia Mai Raccontata" ha ricevuto le nostre attenzioni con un po' di ritardo, sono ancora disponibili delle copie per i soliti ritardari ? Come possono contattarti?
Sì, qualche copia della ristampa è rimasta, ma non dureranno a lungo. Credo che cederò alle lusinghe di chi voleva acquistare in blocco le ultime copie per rivenderle a eventi dal vivo. Avrei preferito fare da me attraverso internet ma parecchia gente che mi ha contattato via mail, purtroppo, non ha mai formalizzato l'acquisto e io non posso aspettarli in eterno. So che ognuno ha i suoi impegni quotidiani ma non puoi lasciar passare un mese prima di deciderti a fare un bonifico, dai. Poi magari hai cambiato idea e il libro non ti interessa più, mi sta bene, non è che sto lì a chiedere spiegazioni, però se ti ho passato estremi bancari e tutto almeno avvisami. Molti dei miei lettori sanno che questo atteggiamento mi ha causato dei disagi, e di riflesso anche a loro.
Per contattarmi è sufficiente seguire le linee guida presenti in questa pagina del mio blog:
https://dwightfryblog.wordpress.com/informazioni/
Beh.. ora un classico: quali sono le tue ultime parole in questa intervista, c'è qualche messaggio che vorresti inviare ai nostri lettori?
No, per carità, nessun messaggio. Non sono il tipo. Solo un ringraziamento a tutti quelli che (indipendentemente dal fatto che siano anche miei lettori) tengono viva la fiamma del rock-metal senza cadere in stereotipi e banalità assortite. Seppure intimamente certo della sua immortalità, oggi più che ieri ritengo fondamentale che il rock duro venga magnificato e sostenuto in ogni parte del mondo (consiglio a tutti di guardare lo splendido documentario di Sam Dunn intitolato “Global metal”). Non ce la faccio a vedere la musica appiattirsi attorno alle canzoncine d'amore del pop e alle strofe rappate di qualche ragazzetto che sembra uscito da una stampante 3D americana. Credo che l'heavy metal possa assumere, nei limiti di quel che può fare la musica, un ruolo di opposizione a certa logica decadente. Infondere energia, in un processo osmotico che non ha eguali in altri generi. Come scriveva Marco Aurelio, “bisogna stare in piedi, non essere sorretti”.
Grazie mille per la tua disponibilità e - soprattutto – pazienza.
Grazie a voi per questa bella opportunità, siete i primi a prendersi la briga di intervistarmi e questo denota un'attenzione verso l'underground (letterario, in tal caso, ma si parla pur sempre di metal) davvero incoraggiante per chi parte da zero.
Articolo a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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