Metal For Kids. United! All-Star Charity Jam live edition 2019 @ Crossroads, Roma

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Pubblicato il:29/05/2019
Voglio iniziare questo mio report con le parole di Tommy Massara, chitarrista fondatore degli Extrema e, nel bene e nel male, una delle icone di tutta la scena heavy metal italiana che da decenni calca i palchi di tutta la nostra penisola (e non solo).

Nel clima di festa generale e di assoluta esaltazione per una esibizione come sempre impeccabile in ogni suo aspetto (e qui va fatto un monumento a Faber Troy e tutti i suoi collaboratori che fanno sembrare facile un evento con mille ospiti, cambi di palco, suoni e quanto altro), il buon Tommy se ne esce con parole semplici ma affilate. "Mi aspettavo una maggiore partecipazione", nonostante il Crossroads - per distacco locale migliore di tutta la provincia romana - non sia certo vuoto.



Prosegue "ovviamente non ce l'ho con voi che siete qui ma con chi poteva venire e ha preferito rimanere a casa. Il vostro compito è quello di portare un vostro amico, basta uno solo, ed il prossimo anno saremo il doppio".

BAM. Prendi e porta a casa, Massara ha ragione da vendere, sia perchè lo spettacolo offerto, insieme alla location, i suoni perfetti e tutto il resto, valgono ben più del costo irrisorio del biglietto, sia perchè questo è un evento ricorrente che aiuta dei bambini e le loro famiglie a sopportare e vincere la malattia, il tutto semplicemente assistendo a quello che a noi fortunati da' solo gioia ed esaltazione, per una serata di totale divertimento.

Va bene, andiamo avanti e vi parlerò a braccio di questa quarta edizione del Metal for Kids, United!, come se fossi al bancone di un bar ad ubriacarvi con le mie parole.

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Come detto, il Crossroads offre una cornice importante, l'aspetto visivo è imponente, il locale è bellissimo e l'acustica è perfetto. A chi dice "sta troppo fuori mano", vi dico che il sottoscritto per raggiungere Traffic o Jailbreak che siano fa esattamente 2 km in più e non abito fuori dal GRA(z).
Non so voi, ma io preferisco raggiungere un posto guidando contornato da alberi e campi invece che da tangenziali e palazzoni, ma d'altronde c'è anche gente a cui piace ascoltare Sferaebbasta, quindi figuriamoci.

Orari rispettati alla grande, e me lo aspettavo, infatti causa lavoro (ebbene sì c'è chi il sabato e la domenica lavora...IO) mi perdo l'esibizione dei Nexus Opera, che insieme a Temperance ed Ancestral offriranno un mini-set di circa una mezz'oretta.
Proprio il gruppo siciliano inizia a suonare nel momento in cui entro in sala e, lasciatemelo dire, ci hanno pettinato bene bene. "Master of Fate" del 2017 è uno dei dischi heavy/power metal più riusciti ed energici degli ultimi anni e se possibile la loro prova dal vivo accentua ulteriormente le loro peculiarità. Jo Lombardo alla voce è ovviamente la prima cosa che si nota, ma tutta la band gira che è un piacere e noto con soddisfazione le facce della gente intorno a me con un'espressione che a loro sarebbe tanto cara, tipo "minchia che roba!"
Mezz'ora passa veloce ma gli Ancestral andrebbero avanti per giorni ed ugualmente io a vederli con estrema soddisfazione.

Subito dopo, con un cambio palco da record, fanno il loro ingresso i Temperance, band che sta avendo un enorme successo anche a livello europeo, dimostrato peraltro dal nuovo contratto per una label blasonata come la Napalm Records. Personalmente pur riconoscendo il loro valore artistico e la loro bravura (su tutti un Marco Pastorino sugli scudi), "Of Jupiter and Moons" mi è piaciuto fino ad un certo punto, e non certo per colpa del cambio di vocalist, ma è chiaro come i gusti del pubblico mainstream stiano andando tutti a loro favore. Peraltro la loro esibizione è pressochè impeccabile e riscuote grande successo, mentre gli occhi sono comprensibilmente tutti per Alessia Scolletti che personalmente non ha mai fatto rimpiangere la altrettanto brava Chiara Tricarico.

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A questo punto, terminati i mini-set, inizia "la grande ammucchiata", le super jam con gli ospiti illustri, che quest'anno sono ancora più roboanti del solito: Ralf Scheepers, Roland Grapow, Roy Z, Brian O'Connor, Gus G sono i nomi di spicco, ma non mancano rappresentanti nostrani che non sfigurano assolutamente, come il già citato Massara, Leonardo Porcheddu, Alle Conti, Luca Princiotta, David Folchitto e molti altri.
Inizia O'Connor che ormai è quasi un ospite fisso e si vede che è convinto della causa, si diverte, fomenta ed ipnotizza il pubblico che risponde a dovere, specie nel classico "Digital Dictator", ed il mio pensiero va come sempre al cielo verso lo sfortunato Carl Albert.

Quando sale sul palco Roland Grapow si capisce quanta gente che ama gli Helloween sia presente in sala: "The Time of the Oath" mi da' la conferma di quanto sia stato fortunato in quegli anni di aver vissuto in diretta l'inizio dell'era Deris, mentre magari al tempo mi lamentavo di essere arrivato tardi per quella di Kiske, e tra un brano dei Masterplan e l'altro (cantati da Erk Scutti che molti di voi ricorderanno nello stupendo "Downloadideas" del 2006) si torna a brani magari dimenticati ma non per questo minori come "The Chance" e "Still We Go", in cui anche il sottoscritto si lancia a squarciagola.
Dagli Helloween ad una loro costola, più o meno, con l'entrata dell'enorme Ralph Scheepers che tutti noi ricordiamo per essere il cantante dei primi tre indimenticabili album dei Gamma Ray ma che ridendo e scherzando sono 20 anni che tira dritto con i suoi Primal Fear avendo già realizzato ben 12 album, a mio avviso quasi indistinguibili l'uno dall'altro.

Mentre ci chiediamo se il buon Ralph sia più attraente adesso con il look alla Mastro Lindo ed i suoi impressionanti e luccicanti bicipiti o con il look fricchettone e capellone di inizio '90 fatto di improbabili camiciole rosa e pantaloni verdi a fiori, è proprio lui a riportarci indietro nel tempo con "One with the World" e la sempiterna "Heaven Can Wait", dimostrando che la sua ugola è realmente inossidabile e sempre magica.

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Sembra che stiamo lì da ore (ed è così) ma la serata è ben lungi dall'essere terminata, anzi prosegue tra un Roy Z, a dire il vero un po' appesantito da quel ragazzetto che era al tempo di "Balls to Picasso", che pare uscito da un film tipo "Colors", tra band rivali di neri e portoricani, e tutto il Crossroads intona la celebre "Tears of the Dragon", anno 1996 ma a me pare ieri.

Tocca poi a Gus G e qui faccio un piccolo inciso: a me la produzione musicale del buon Costantino con i suoi Firewind non piace per nulla (e manco i Dream Evil...e manco i Mystic Prophecy...), zero proprio, ma...porca miseria, dal vivo è ancora più impressionante. Un mostro, suona con una pulizia ed una velocità pazzesche, il tutto con una scioltezza disarmante che sembra nel frattempo ti stia spiegando come si cucina la carbonara a Salonicco, e di fronte a spettacoli del genere non si può che applaudire fino a spellarsi le mani, peraltro lui ha proprio la faccia simpatica, da bravo ragazzo che non fa finta e non recita un ruolo, ma è proprio convinto di quel che dice. Chapeau e tanti applausi pure per Tommy Massara ed il suo fido Tiziano Spigno che sul nuovo "Headbanging Forever" non mi aveva fatto propriamente impazzire ma che invece dal vivo ci regala una buonissima prestazione, tra cui una sempreverde "Child o' Boogaow" che mi trascina come se fosse il 1993.

Inizia a farsi tardi e le jam si fanno sempre più intense, mischiate e furiose. Volete qualche nome? "Nightcrawler", "All We Are" (bella l'accoppiata Alessia Scolletti più pacata e la grintosissima Julia Elenoir dei 5rand), "Mr. Crowley", "Neon Knights", "Domination" ed ancora nomi con Andrea Buratto, Andrea Martongelli, Andrea Tower Torricini (oh tutti Andrea!), Marco Palazzi ed altri mille con cui mi scuso per l'omissione ma siete talmente tanti e tutti belli che non voglio ridurre il tutto ad una lista della spesa. Ed ometto volontariamente nomi delle band coverizzate e di appartenenza che presumo chi legge un sito chiamato METAL.it lo sappia.

Sono le 2.30 e la mega ammucchiata finale di "Living After Midnight" sancisce il termine di un altro evento impeccabile ed imperdibile, per mille motivi.

Chi se l'è perso potendo venire...beh, di metal ne capisce il giusto.
Di umanità, ancor meno.

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Articolo a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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