Copertina 7

Info

Anno di uscita:2020
Durata:43 min.

Tracklist

  1. JIHAD
  2. GOLGOTHA
  3. GEMINI
  4. ASOCIAL NETWORK
  5. MK ULTRA
  6. OMERTà
  7. OSTIA
  8. CUORE FREDDO
  9. ITALIAN HISTORY X
  10. WALL OF SHAME
  11. I’VE SEEN THE MAN

Line up

  • Narko’$: vocals, guitars, bass, synth, drum machine

Voto medio utenti

I Narko’$ (ricordo un brano dei CCCP Fedeli Alla Linea dallo stesso titolo) sono una one man band, composta da Narko’$, nome di battaglia adottato da Rosario Magazzino.
Una sola mente dietro questo progetto quindi, ma anche tante idee. Musicali e concettuali.
Infatti, "Italian History X" spazia in lungo in largo seguendo le pulsazioni di Rosario, un sovrapporsi ed un fluire di suoni e parole che dopo una tutto sommato lineare "Jihad", si fanno poi più spigolose e acide su "Golgotha", dove sono gli effetti e le distorsioni a farla da padrona, e marcatamente elettroniche in occasione di una introspettiva "Gemini". La successiva "Asocial Network", canzone già presente sull'EP "Narko’$", uscito nel 2017, non sposta gli equilibri, con i Narko’$ che sembrano voler coniugare influenze degli Nine Inch Nails e Nirvana ad altre più vicine (geograficamente, perlomeno) come quelle di quei CCCP Fedeli Alla Linea citati in apertura di recensione, ma anche di Litfiba e Marlene Kuntz, che erano stati affrontati sull'appena citato EP, rispettivamente con la cover "Desaparecido" e una nuova veste musicale data a "Lunga Attesa".
"Omertà" è uno dei brani maggiormente lineari e quindi accessibili del disco, ma ci propone anche uno dei testi più forti e intensi dell'intero lavoro, un concept incentrato sulla scelta del suo protagonista, semplicemente chiamato X, di alienarsi dalla realtà, da un mondo falso e ipocrita. I ritmi spezzati e claustrofobici che ci aspettano su "Ostia" sottolineano quello che sembra un momento di denuncia e ribellione, non che "Cuore Freddo" sia poi un inno alla gioia, visto che X sembra finire preda della propria follia e paranoia, che finiscono per esplodere sulla conclusiva "Italian History X", dove il protagonista prende definitivamente le distanze dagli "altri".
Seguono poi due ulteriori brani, caratterizzati non solo dal passaggio al cantato in inglese, ma soprattutto per essere non più collegati al concept, anche perché "I’ve Seen the Man" è una cover dei The God Machine.

Un album coraggioso, sicuramente non per tutti, ma se non avete timore di farvi contagiare dalla lucida follia del signor X, e soprattutto non disdegnatale questo genere di sonorità, meritevole di attenzioni.




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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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