Copertina 6

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2019
Durata:46 min.
Etichetta:Scarlet Records

Tracklist

  1. TO THE MOON AND BACK
  2. AD ASTRA
  3. ODI ET AMO
  4. THE BUTTERFLY EFFECT
  5. TIME
  6. DARK CORNERS OF MYSELF
  7. A RESTLESS MIND
  8. DECEIVER
  9. A SHELTER FROM THE STORM
  10. GODDESS

Line up

  • Alessandro Jacobi: bass
  • Giulio Capone: drums, keyboards
  • Marco Falanga: guitars
  • Alberto Melinato: guitars
  • Chiara Tricarico: vocals

Voto medio utenti

PREAMBOLO

Per quelli come me che trattano di Metal da molto tempo (ho cominciato ad ascoltarlo nel 1990, a suonarlo nel 1994, a scriverne nel 2001), esiste la possibilità di intravedere, nella storia del Metal italiano in particolare, una sorta di ciclicità, un pattern che si ripete, in maniera pressoché costante ogni manciata di anni.
Detto in parole povere, la scena Metal nostrana tende, a nostro parere, a far suo un genere, un movimento, una combinazione di successo nel panorama mondiale, e a ripercorrerne pedissequamente il cammino, ottenendo peraltro, in molti casi, anche risultati apprezzabili, seppur non ascrivibili alla categoria “originalità”. È il caso di una miriade di bands, nate sulla scia di questo o quel successo planetario, soprattutto nel campo del power/prog, dove, mi sento di arrischiare la prossima osservazione, gli ultimi due album veramente originali prodotti in Italia credo siano stati “Return to Heaven denied” dei Labyrinth (e anche qui, un pizzico di ‘derivatività’ la si trova facilmente) e “Legendary Tales” dei Rhapsody. Stiamo parlando del 1997-98, all’incirca una ventina di anni fa…

SINOSSI

Detto ciò, e tenendo bene a mente quanto appena detto, passiamo ad analizzare il debut album dei Moonlight Haze. Intanto, chi sono? Sono una nuova band costruita intorno all’ugola di Chiara Tricarico (ex Temperance), cui si sono aggiunti ottimi musicisti provenienti da altre bands (Sound Storm, Elvenking, Teodasia, Overtures), orchestrati dal drummer/keyboardist Giulio Capone. Con i gruppi appena citati, dovrebbe risultarvi quasi ovvio che il combo si dedica ad un tipico power/symphonic Metal al femminile, e vi evito i soliti nomi di riferimento, sapete benissimo di chi stiamo parlando, oppure avete nettamente sbagliato recensione…
De Rerum Natura”, mixato dall’Alan Parson del Metal italiano, ossia l’onnipresente Simone Mularoni (Simo, ma dormi ogni tanto???), è quindi il classico album che vi aspettereste nel 2019 da una siffatta band: solidissima base power, riffoni e uso smodato di tastiere (il che pare basti, ormai, per ottenere la dicitura “symphonic”… mmm….), e su tutto l’ugola versatile di Chiara, che in questo disco mette sul tavolo tutte le ‘versioni’ di se stessa, cercando di dare varietà al platter. E la varietà è indiscussa, dal solido power di brani come “To the Moon and Back” o “A Restless Mind” (chi ha detto Nightwish? Ecco, alla fine li ho citati…), ad esperimenti di arrangiamento come la lunga “Dark corners of myself”, che si azzarda ad inserire momenti latin, via via fino alla conclusiva “Goddess”, perfetto esempio di brano power/speed quasi alla Helloween. Qui è fin troppo ovvio che la creatura di riferimento sia quella di Tuomas Holopainen, ma si percepisce come i Moonlight Haze ce l’abbiano messa davvero tutta per cercare di rendere il prodotto vario, non eccessivamente derivativo, e personale, usando anche spesso il latino per tentare di ‘impreziosire’ delle lyrics altrimenti fin troppo scontate…

CONCLUSIONI

Il problema, come avrete capito se siete appassionati di 2+2, è proprio lì: questo album, suonato bene e prodotto benissimo, è arrangiato col pilota automatico, propone soluzioni già sentite mille volte, e ci ritroviamo con il più classico dei dischi power/symphonic/female fronted che possiate immaginare. E hai voglia a inserire variazioni sul tema qua e là: è tutto come ve lo aspettate; ovviamente ci sono le guest stars, ovviamente la Tricarico ha l’asta del microfono tutta tempestata di fasi lunari, ovviamente c’è il video e il lyric video (a tal proposito mi si permettano due appunti: 1) che peccato siano state scelte “Ad Astra” e “The Butterfly Effect” per i video, in questo disco c’è senz’altro di meglio, a mio parere; 2) ma i lyric video, ma ne vogliamo parlare? Ma quindi voi davvero mi volete dire che c’è qualcuno che, invece di ascoltare il brano e basta, si diletta a leggerne il testo tutto animato e svolazzante su youtube? Ok…), ovviamente ci sono momenti cantati nel registro del soprano, con voci growl a fare da contraltare, eccetera eccetera…

Lungi da me definirlo un disco brutto, perché non lo è, ma insomma, “De Rerum Natura” è l’album perfetto per provare a fare il botto in una scena Metal, la nostra, che sa un po’ di plastica e un po’ di stantio; è un album suonato e prodotto davvero bene, ma che per il sottoscritto non riesce a scrollarsi di dosso quell’aura di strasentito che me lo rende, ahimè, dimenticabilissimo.

Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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