Copertina 8,5

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2015
Durata:53 min.
Etichetta:Radiant Records
Distribuzione:Inside Out

Tracklist

  1. FOLLOWING THE CALL
  2. THE GRAND EXPERIMENT
  3. WATERFALL
  4. AGENDA
  5. ALIVE AGAIN

Line up

  • Neal Morse: Vocals, Guitar and Keyboards
  • Mike Portnoy: Drums
  • Randy George: Bass
  • Eric Gillette: Guitar and Vocals
  • Bill Hubauer: Keyboards and Vocals

Voto medio utenti

Ricordate le cattiverie che avevo sparato, a seguito di quel dischetto scialbo che era "Songs From November"? Ricordate quanto fossi combattuto in una sensazione di amore/odio per quello che Neal Morse, e tutti i suoi progetti, stavano diventando? Per quanto fossi preoccupato per la inesorabile, avanzante, apparentemente inarrestabile somiglianza di ogni cosa che Neal toccasse, dai Transatlantic ai Flying Colors, passando per i suoi dischi solisti ecc ecc ecc?
Bene, finalmente è ora di tirare un sospirone di sollievo.

Il qui presente "The Grand Experiment" è quello che in gergo strettamente giornalistico, noi addetti ai lavori siamo soliti definire "Un disco della stramadonna" (pun intended). FInalmente la quadratura del cerchio, il perfetto e talvolta inarrivabile bilanciamento tra la tecnica e l'Ego spesso smisurato di musicisti spesso smisurati, ed ogni volta è un prenderci, giacché dall'equazione potrebbe emergere fuori il disco dell'anno o la ciofeca del decennio. Stavolta, thank god, siamo nell'eventualità 1.

Dopo aver ammirato la stupenda copertina, schiacciamo il tasto play e ci accolgono all'ingresso i dieci minuti di "Following the Call", aperti da un coro a cappella e da un riff che più prog non si può, ed è già godimento. Uno di quei brani benedetti dagli dei della musica, dove Mike Portnoy fa il mostro di batterista che sa essere E BASTA, dove Randy George ha un suono e un tiro che levati, dove Neal si alterna al microfono con il chitarrista Eric Gillette (dio, che mano, regalerà poesia lungo tutto l'album) e col tastierista Bill Hubauer, in un equilibrio quasi insperabile di suoni e voci e accenni solistici ed emozione, ché già mi si spellano le mani dagli applausi.

Ma siamo solo all'inizio. A seguire, in rapida successione: la title track, brano muscoloso e Queen-esco nei cori e nelle suggestioni; "Waterfall", brano delicatissimo e da brividi per il coinvolgimento emotivo che riesce a convogliare; "Agenda", trascurabile ma piacevole mid-tempo a cavallo tra Beatles e un riffing da heavy metal band. E poi, ladies and gentlemen, il pezzone.

"Alive Again" è un orgasmo di 26 minuti, che si avviluppa e si dipana intorno/da un motivo portante, che tornerà in mille salse all'interno di un brano che lascia finalmente esplodere senza freni l'incredibile quota artistica di un combo affiatato come non mai. Arrangiamenti in pieno stile prog-rock ma mai banali e raramente puzzanti di già sentito, ci faranno da compagni in un viaggio misterioso, affascinante e mai noioso, per chi avrà voglia, palle e scarpe buone per intraprenderlo.

Finalmente. Questo è il Neal Morse che amo, quello che sa comporre, sa dirigere una banda di musicisti, sa trovare un posto per tutto e a tutto un posto. Se amate il genere, fatelo vostro senza battere ciglio, è già nella mia Top Ten del 2015.


Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 27 feb 2015 alle 01:11

Ecco, avete ragione. Lo stato d'animo. Ci sono dei dischi che quando li ho ascoltati la prima volta mi hanno lasciato indifferente, li ho abbandonati per anni e poi quando li ho ripresi... mi sono chiesto come avevo fatto a non accorgermi che erano dei capolavori. Viceversa album che con il tempo mi hanno profondamente deluso. Ad esempio all'uscita di Iconoclast dei Simphony x ne ero abbastanza entusiasta, ma dopo poco tempo mi sono abbastanza ricreduto e lo ritengo il loro punto più basso. Quando era uscito Beware of darkness degli Spock's non mi era piaciuto per niente. Era un periodo in cui nel prog cercavo tutto ciò che assomigliava ai Dream T o simili e mi avevano deluso. Poi passati due anni l'ho riascoltato e sono subito corso a comprarmi The kindness of strangers e poi li ho fedelmente seguiti come un cagnolino. A proposito qualcuno di voi c'era a Trofarello nell'estate del 2001 al Peocho in un intimo concerto meraviglioso con loro, con Rio che mi si è seduto accanto per suonare i suoi assoli... che serata!!

Inserito il 25 feb 2015 alle 09:39

Ok, mi riallaccio... @mephys: dici bene... eh già...Freud mi fa na pippa *___*

Inserito il 24 feb 2015 alle 13:13

Ok, mi riallaccio agli ultimi due commenti al volo: @Andrea: non ti odio per niente :-) Sui Marillion hai ragione al 100% e sui Rush c'è un aspetto condivisibile di ciò che scrivi; su Hold Your Fire ci sono un paio di pezzi che potevano restare nel cassetto, non c'è che dire. Ma per il resto a me piace leggero e tastieroso così com'è (non faccio testo, lo sapete...). Non volevo lamentarmi per una mancanza di novità, mi sono espresso male. Non cerco questo nei dischi, ma solo che siano ben fatti, lo sapete. e infatti, @mephys: dici bene. E' il "positivismo" musicale di NM che mi ha stancato, hai interpretato perfettamente. Credo di non essere in grado di cogliere quanto di buono espresso in questo disco per un mio limite personale e per un mio stato d'animo contingente. Diciamo che rimando questo acquisto. Il momento giusto verrà da se.

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