Un saluto a tutti coloro che leggeranno queste righe che per questa volta non annunciano alcun evento pubblico se non che il sottoscritto Gianluca Gozzi a partire da Settembre lascerà il proprio ruolo alla presidenza di sPAZIO211.
La prima volta che misi piede in via Cigna 211 a Torino era l'inizio degli anni 90.
Sono trascorsi venti anni e quello che chiamavamo allora il “Centro”, un immobile spersonalizzato a ridosso di un parco pubblico abbandonato all’incuria di un amministrazione miope, senza alcuno sponsor alle spalle è diventato sPAZIO211, sede consolidata e riconosciuta del miglior rock indipendente nazionale ed internazionale del terzo millennio.
Dal 2001 ad oggi ho guidato in prima persona sPAZIO211 alimentato dalla passione e dalla temeraria volontà di crescere a dispetto di tutta una serie di avversità congenite, in una periferia difficile, ostica, socialmente ed esteticamente disagiata, privilegiando la qualità, la freschezza e le novità come obiettivo delle scelte per dare ossigeno all'asfissia culturale che fisiologicamente attanaglia la nostra metropoli.
Dieci anni che hanno reso possibile il fatto che un abitante del mondo, nel sentire oggi nominata Torino, pensasse a Barriera di Milano, proprio come fa venire in mente Kreuzberg nel pensare a Berlino o a St-pauli pensando ad Amburgo.
Dieci anni dedicati a nutrire lo spirito ed il rinnovamento del rock indipendente in città, rendendo innegabile l’influenza che ciò ha avuto ed avrà sulle generazioni che seguiranno, incoraggiando i ragazzi ad esprimersi con la musica e con l'arte altra, per uscire dalla ruggine e disperazione che attanaglia le esistenze segnate dal destino sociale dei più.
Dieci anni che fanno di sPAZIO211 uno di quei posti senza i quali la musica nel nostro Paese sarebbe diversa, in peggio, da com'è.
In questo nostro bel Paese pieno di artisti "di professione", direttori artistici, giornalisti tromboni e faccendieri della cultura che piangono per i tagli alle flebo dei finanziamenti pubblici, ma che ripropongono ogni anno gli stessi cartelloni farciti di amici e conoscenti, gli stessi articoli fotocopia, gli stessi rituali che di “culturale” non hanno più niente ed assomigliano sempre di più alle sagre paesane, all’animazione da villaggio turistico o agli show televisivi, io mi sento fieramente un onesto Artigiano che ha tentato di fare miracoli per non perdere il passo e tirare a campare.
Tra quaranta anni, in pieno futuro post-industriale, post-recessione, post-bellico, post-pandemia quando la musica sarà gratuita e completamente omologata e normalizzata, solo cover di cover di cover, i concerti e festival proibiti se non sotto forma di talent show, quando la parola "concerto" non esisterà più nei dizionari, quelli che oggi sparano sentenze passeranno in auto a luglio in coda in via Cigna, bestemmiando perché in ritardo e consumando litri di prezioso carburante, forse si ricorderanno di cosa è capitato qui in questi dieci anni.
La Politica arriva troppo tardi a comprendere quello che succede nel momento in cui sta succedendo, compromessa in un sistema vizioso dell’apparire anziché essere, del vincere facile stile gratta e vinci che mi ha sempre fatto sentire troppo avanti per tornare indietro e troppo indietro per andare avanti.
Da un lato le kermesse miliardarie aliene non solo alla massa, ma soprattutto a quella fascia di giovani e meno giovani dotati di strumenti culturali e artistici e bisognosi di un terreno sul quale incontrarsi, dall'altro il populistico profluvio di finanziamenti sparsi su tutto il territorio destinati a chi non aveva né gli strumenti culturali né la progettualità di impiegarli fruttuosamente.
Consegno alla storia dieci anni di suoni inauditi ed a volte indigesti, musiche intelligenti e trasversali, musiche conosciute ed amiche, musiche che verranno, canzoni inconfessabili, ritmi improbabili dai Sonic Youth ai Jesus Lizard, dai Wilco agli Shellac, non musica alla moda, non musica per reduci, nè snob, musica per uscire dai soliti giri, scoprire cosa c'è fuori, andare fuori giri, robe nuove, robe strane, robe forti, roba che fa bene, roba per buongustai e per chi sa come vanno le cose e come invece dovrebbero andare.
Suonerà forse retorico ed una sorta di vendita delle indulgenze per accaparrarsi la salvezza ultraterrena, ma sono certo che sPAZIO abbia portato a Torino musiche che diversamente nessuno avrebbe avuto il coraggio di proporre prima (ed anche ora).
Penso che ci siano tre modi di capirne di musica per chi fa questo mio mestiere:
1) mi piace o no
2) quello che delinea tensioni artistiche e sociali importanti
3) quello che funziona e fa tendenza
Il terzo non mi interessa molto e non è mai stata comunque la mia missione.
I primi due si.
Parrebbe però che nel nostro Paese molti pensino di potere mettere assieme il 2 ed il 3, ma quasi sempre arrivano in ritardo su entrambi e quindi alla fine ci si riconduce all'1, spacciandosi con la presunzione di quelli che stanno facendo il 2.
Dopo dieci anni sento la necessità di lasciare ad altri il compito di traghettare sPAZIO verso il prossimo futuro senza vanità ingiustificate, con onestà intellettuale, collaborazione, reciprocità, voglia di sperimentare, e dal mio punto di vista questa è la cosa più importante che deve succedere.
E lo faccio nel momento in cui sPAZIO211 ha raggiunto l’apice che anni fa neppure avremmo potuto immaginare, reduci da una stagione di eccellenza ed un festival che ha superato ogni record di presenze.
Ringrazio tutti coloro che in questi anni anno creduto nel sottoscritto e continuerò comunque a seguire le ultime produzioni già da me fissate a sPAZIO211 fino alla fine dell'anno per mantenere continuità in questo passaggio di consegne, ma Io lascio serenamente il mio ruolo e questo settore, ormai saturo.
Ho fatto tutto quello che dovevo fare perciò silenziosamente come sono arrivato esco e me ne vado.
Come Rocky Marciano, imbattuto.
E non è da tutti.
Buon proseguimento a chi c’è Roberto, Marco, Andrea e ci sarà augurando di esplorare ciò che sarà anziché limitarsi a constatare ciò che già esiste e non dirsi mai “non importa”, perché citando William Blake triturato dai torinesi Movie Star Junkies in una loro song: “Chi desidera ma non agisce alleva solo pestilenza”.
Ciao sPAZIO…ora it’s UP TO YOU.
Gianluca Gozzi.