Airbound: burning hearts, burning minds …

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Gruppo:Airbound

E’ sempre un grande piacere ospitare su Metal.it artisti “emergenti” di valore, ma è praticamente impossibile, per uno storico tifoso della cosiddetta Italian Way Of Melodic Rock, non manifestare un pizzico di soddisfazione “speciale” per gruppi come gli Airbound, validissimi “nuovi arrivati” di una “scena” nostrana in buonissima salute, che sta crescendo anche sotto il profilo “strutturale” (vedasi la nascita del network musicale Burning Minds Music Group, che con l’etichetta specializzata Art Of Melody Music patrocina l’esordio nei nostri ... un “evento” che a breve approfondiremo meglio) e s’inserisce con sempre maggiore autorevolezza e professionalità nel panorama internazionale. E’ stato quindi molto piacevole scambiare quattro chiacchiere con Lorenzo Foddai (chitarre, cori), un ottimo musicista che nell’occasione si è altresì rivelato un acuto e accurato interlocutore ...

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Ciao Lorenzo, benvenuto su Metal.it, grazie della disponibilità e complimenti sinceri per il vostro debutto … e proprio perché si tratta di un esordio “ad ampio spettro” (band, etichetta, presenza sulle nostre gloriose pagine …) direi d’iniziare con una scheda di presentazione del gruppo … dicci tutto di voi …
Ciao a tutti, e grazie per averci ospitato sulle vostre pagine, grazie anche per la recensione! Parlando di noi, a parte Tomas Borgogna, il cantante, siamo cresciuti tutti nello stesso quartiere, alla periferia di Milano, e lì abbiamo insieme coltivato la passione per la musica, ognuno con i suoi gusti personali, in gruppi differenti e facendo generi diversi. Nel 2006 poi, Alessandro Broggi, il tastierista, con il quale già suonavo precedentemente, mi ha chiesto cosa ne pensassi di alcuni brani che aveva realizzato e che avrebbe voluto inserire in un disco AOR / Melodic Rock. Sentiti i provini, che a mio avviso erano molto molto buoni, abbiamo deciso di avviare il progetto e coinvolgere dapprima Tomas che conoscevamo per il suo trascorso come cantante dei Borgogna e, successivamente Angelo Sasso al basso e Riccardo Zappa alla batteria. Come dicevo già li conoscevamo da tempo, Angelo è un chitarrista di diverse band e con noi, anni fa, ha deciso di sperimentare anche il basso, Riccardo è anch'esso batterista con tantissima esperienza e con quel tocco Funky che dà un pizzico di originalità.

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Come accennato, ”Airbound” è anche il primo “parto” discografico della neonata Art Of Melody Music … com’è nata questa collaborazione e quanto sentite il “peso” di questo ruolo di apripista?
Non sentiamo un particolare “peso”, anzi, ci sentiamo entusiasti e sentiamo anche l’entusiasmo di tutte le persone coinvolte e che hanno fatto e stanno facendo un lavoro grandioso. Dobbiamo ringraziare Pierpaolo Monti che ci ha suggerito di entrare in contatto con loro dopo avere sentito il nostro demo. Dobbiamo ringraziarlo perché ha reso possibile tutto questo ma anche perché è davvero un piacere avere a che fare con tutti loro. Che poi, l'etichetta è neonata, ma al suo interno c'è davvero tantissima esperienza e professionalità.
A questo punto è anche necessario spendere qualche parola per i prestigiosi ospiti che avete accolto nel vostro album …
Davvero prestigiosi! Siamo contentissimi che abbiano accettato di partecipare, è stato davvero un onore, e il contributo è stato importantissimo. In ordine di apparizione abbiamo Davide “Dave Rox” Barbieri (Wheels Of Fire, Raintimes, Charming Grace, Room Experience): un pomeriggio ci chiamano per avere il testo di “The Sun Tomorrow” e un paio d'ore dopo, forse meno, ci arrivano i cori. Spettacolari a dire poco. In seguito c'è stato il lavoro su “Zhaneta”, dapprima sono arrivati i soli di Sven Larsson (Street Talk, Raintimes, Room Experience), che hanno dato un tiro molto più sprint ai pezzi ... la sua tecnica unita alla sua classe hanno dato personalità al brano, è un chitarrista che stimo moltissimo. Sempre su “Zhaneta” è arrivato il primo solo di Mario Percudani (Hungryheart, Shining Line, Ted Poley, Axe) che a mio avviso è magistrale. Un assolo perfetto per quella parte di canzone. Infine sempre Mario e Josh Zighetti (Hungryheart, Charming Grace) hanno realizzato i cori di “Zhaneta”, fateci caso, sono davvero originalissimi e hanno contribuito a dare ancora un tocco di originalità al brano. Insomma tutti eccezionali ma non solo a livello musicale. Basta scambiare due chiacchiere con loro per capire che tipo di persone sono. Niente menate, tanta simpatia, professionalità e umiltà, tutte qualità rare da trovare ma che ultimamente nel gruppo di cui siamo entrati a far parte stiamo trovando in grande quantità e di questo siamo felicissimi.

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Arriviamo così ai contenuti del disco, in cui, a mio modo di vedere, siete riusciti ad approcciarvi ai “classici” dell’AOR con notevole freschezza e competenza … come sono nati i pezzi, chi si è occupato della composizione e quali sono state le fonti ispirative primarie utili alla loro stesura?
Ti ringrazio per il giudizio sull’approccio: era un po’ quello che speravamo in effetti, ma è venuto fuori da solo per via del fatto che, come dicevo, ognuno di noi ha un background musicale personale e differente. Abbiamo influenze Metal, Hard Rock e Funky nel “background di gruppo” e questo ci aiuta molto a non porre grossi vincoli sul risultato finale dei brani. L’idea base del pezzo è solitamente di Alessandro, da li cominciamo ad arrangiare e ognuno di noi dice la sua, in tal senso l’amicizia che ci unisce permette un confronto sereno ... il più delle volte ;-)
So perfettamente che gli artisti non amano molto stilare delle classifiche di merito del loro repertorio, ma ci provo lo stesso … quali sono le tracce di ”Airbound” che ritieni maggiormente rappresentative del vostro stile?
Potrei risponderti che sono tutti ''piezz’e core''... ma proverò una risposta diversa ... diciamo che ci sono secondo noi tre gruppi di canzoni, uno tipicamente AOR, uno con una leggera sfumatura Metal e uno più hard rock ... citerei le tre più rappresentative dei tre “stili” che probabilmente sono “Have a good time”, “Till the end” e “Runaway”. Poi ognuno di noi è legato a pezzi diversi per vari motivi ...

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Personalmente sono letteralmente “innamorato” di “Till the end” e “Zhaneta” … ti va di raccontarci qualcosa di più di questi due autentici gioiellini in note?
Till the end” è stato per un certo periodo per tutti il nostro pezzo preferito, motivo per cui abbiamo scelto poi di farci il video. Rappresenta un classico esempio di come componiamo, Alessandro è arrivato con il giro di piano del pezzo. Solo quello. Da li abbiamo pensato subito al tiro che avrebbe potuto avere e ci siamo orientati verso una componente un po’ Metal, stesa la linea vocale da Tomas, abbiamo poi cominciato ad arrangiare le varie parti a cui abbiamo cercato di dare anche un tocco “sinfonico”.
Più divertente è forse la storia di “Zhaneta”. Io non volevo nemmeno metterla, poi confrontandoci con Pierpaolo mi ha letteralmente detto che non capivo niente ... mettiamola così che non si può scrivere esattamente cosa mi ha detto :-) ... Il pezzo non era cosi inizialmente e personalmente non ci sentivo molto potenziale, e invece abbiamo preso i suoi suggerimenti e gli ospiti che tramite lui si sono prestate nelle varie parti ed è uscito quello che sentite.

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Credo che sarebbe davvero interessante poter “testare” i vostri brani dal vivo … quali sono le prospettive da questo punto di vista?
Stiamo cercando di capire come poter fare, Tomas ora vive in Spagna e quindi non è semplicissimo poter organizzare un live, però stiamo lavorando ad alcune date per il 2018. Credo che in primavera potrebbe arrivare la prima.
Gli estimatori del rock melodico non sempre amano i “cambiamenti”, ma dall’altro lato l’effetto “fotocopia” è sempre in agguato … credi che per “sopravvivere” il genere debba evolversi o ritieni che così facendo possa perdere la sua identità?
Credo che si debba evolvere, ma non per questo credo si debba necessariamente cambiare.
La cosa migliore è cambiare ma stando stabili su un tappeto sonoro che è quello che caratterizza il rock melodico. Alla fine questo genere musicale si descrive da solo nel nome. Rock, melodia e qualcosa di nuovo possono a mio avviso convivere tranquillamente il tutto sta al buon gusto dei musicisti e, dal punto di vista degli ascoltatori, aprire la porta anche alle novità se meritano, premiandole e incentivandole.

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Sono da sempre un sostenitore dell’Italian Way Of Melodic Rock ed è innegabile che negli ultimi anni la nostra “scena” sia cresciuta in maniera esponenziale, conquistando finalmente una doverosa credibilità internazionale … a cosa è dovuta, secondo te, questa gratificante situazione? E’ solo uno degli effetti positivi della “globalizzazione”, della tecnologia e della maggiore professionalità degli “addetti ai lavori” o c’è anche dell’altro?
Principalmente è un discorso di passione secondo me, vedo nei musicisti che stanno creando questa scena una grande voglia di fare, di farsi sentire, di sentirsi orgogliosi per quello che fanno. Da italiani. Credo che molto del “problema” legato alla nostra nazione (musicalmente parlando ma forse non solo) sia stato, e ancora un po’ è, la mancanza di fiducia in noi stessi e il senso di “impotenza” rispetto alle realtà estere. Spesso quindi si veniva a creare la situazione che tutto ciò che è estero fosse bello e quello fatto in casa invece veniva criticato quasi automaticamente.
A un certo punto però son saltati fuori musicisti che non ci stavano più, che hanno reso innegabile che c’è del talento anche qui e questo ha messo in moto un circolo virtuoso. Non si possono non ringraziare quindi le persone che hanno contribuito a creare questa scena, così come la conosciamo oggi. Devo ancora una volta citare Pierpaolo Monti, ma anche Alessandro Del Vecchio, Mario Percudani e tanti altri. La tecnologia forse può avere aiutato nel momento in cui ha reso possibile alcune cose che prima qui in Italia erano davvero costosissime. Anche solo poter registrare decentemente un demo con mezzi propri è una cosa che aiuta tanto.
Quali sono le vostre passioni extra-musicali? Influenzano in qualche modo la musica che proponete?
Ne abbiamo tante, io ad esempio sono anche un sommelier, e certo che influenza il mio modo di suonare ;-), Alessandro sta scrivendo un libro, ma direi che in questo caso è più il libro che è influenzato dalla musica, e poi ci sono immancabili cinema e libri, anche in questi due campi l’Italia sta crescendo tantissimo. Ad ogni modo sì: qualunque passione o attività che facciamo extra musicale influenza molto la musica che proponiamo in quanto non ci mettiamo a tavolino a scrivere i pezzi ma vengono fuori da soli. Pertanto l’ispirazione la possiamo trovare in un bicchiere di vino come in una pagina di un libro.

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Dicci un nome su cui puntare per il “futuro” dell’AOR (Airbound non vale, eh …) …
Il miglior consiglio che posso dare non è quello di seguire un gruppo musicale ma un gruppo un po’ più esteso, il Burning Minds Music Group La nostra etichetta fa parte di questo gruppo e quello che posso dire è che sono sempre alla ricerca di nuove proposte, già nei prossimi mesi ne vedrete alcune molto interessanti.
Siamo alla fine … nel ringraziarti nuovamente e rinnovando gli apprezzamenti per il vostro lavoro, vorrei considerassi questa ultima “domanda” come uno spazio da sfruttare in completa libertà … dai, sfogati …
Ne approfitto dunque per ringraziare a nome del gruppo tutti voi che ci state dedicando tempo e spazio. Per ringraziare tutti gli amici che ci hanno aiutato e che ci stanno sostenendo, molti dei quali ho già citato, e a cui vorrei aggiungere Stefano Gottardi e Oscar Burato. Oscar ha fatto un lavorone sul mixaggio e masterizzazione del disco. Senza la sua passione e competenza sarebbe stata un'altra cosa. Poi quando ci si becca tutti insieme è davvero un piacere, ecco auguro a tutti i musicisti che hanno voglia di fare e di mettersi alla prova di trovare un ambiente del genere. Nel caso sapete dove trovarli! ;-)
Intervista a cura di Marco Aimasso

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