Prime Target: alcuni conducono, altri seguono … ma solo pochi lo fanno davvero bene!

Il titolo di quest’intervista ai Prime Target parafrasa il celebre testo di “Rammlied” dei Rammstein (“Manche führen, manche folgen …”) con lo scopo di indicare, tramite le parole di uno dei loro principali modelli espressivi, l’essenza artistica del gruppo abruzzese e del suo nuovo lavoro intitolato “Heartbeat”.
Si tratta, infatti, di esempi piuttosto convincenti di come, in un’epoca in cui in campo musicale apparentemente tutto (o quasi …) sembra stato già sperimentato, si possa riuscire ad impossessarsi con naturalezza, vocazione e talento di un suono abbastanza codificato e “identificabile” nelle sue fonti ispirative (ehm, a questo proposito, nonostante l’obiezione che mi viene simpaticamente mossa e che leggerete tra qualche riga, confermo la mia impressione di un contributo dei Moonspell, quelli più “gotici” e “sintetici”, all’impasto sonoro di alcuni momenti del disco!), offrendone poi una trascrizione credibile e sempre parecchio godibile.
Alla doverosa indagine “conoscitiva” dedicata alla band partecipa l’intera line-up … Ben Spinazzola (vocals), Romano D'isidoro (guitar), Amedeo D'intino (bass), Luca Spoltore (keyboards) e Giuseppe Ciampagna (drums) …

Ciao ragazzi, e benvenuti su Metal.it! Raccontateci tutto di voi e di come mai “gente” che può vantare collaborazioni con Requiem, The Black, Unreal Terror, ecc. sia poi “finita” a suonare industrial/gothic metal di stampo “mitteleuropeo”…
Ben: Ha, ha, ma non è mica un delitto o uno scandalo! Anzi il tutto è voluto e si è sviluppato in modo molto naturale. Ricorda pure che io stesso fui membro dei Wotan di Pescara, oggi una specie di cult band dello speed metal dell’epoca e Romano (guitar) suonò in varie formazioni locali thrash-oriented, quindi l’influsso “dark-doom” del bassista Amedeo (ex Requiem) si miscelò con le tendenze inizialmente espresse da noi due, per cui la band prese una direzione “propria” di cui parleremo più avanti in dettaglio. Continuiamo ad avere ottimi rapporti con i membri dei gruppi da te citati e io stesso sono stato ospite nella registrazione del brano “Capistrani Pugnator” dei The Black oltre ad aver collaborato nella stesura di tre brani dell’ultimo album dei conterranei Thy Gate Beyond (eredi dei Wotan di Pescara), ma i Prime Target trattano altra “materia”; a ognuno il suo.
In realtà, un pizzico di doom autoctono mi sembra sempre presente nella vostra miscela sonora, che potremmo definire, con tutte le approssimazioni del caso, una sorta di Rammstein meets Moonspell meets Sisters Of Mercy (with a little help of Machine Head & Pentagram) … a parte le iperboli, quali sono le principali influenze che hanno contribuito alla creazione della vostra dimensione artistica e perché le avete scelte per la Vostra ispirazione?
Amedeo: Beh l’ispirazione non si sceglie, semplicemente ciò che ascoltiamo e gradiamo finisce per influenzarci, siamo un gruppo di “amatori” e in questo siamo “veri”, alla base della composizione non c’è nessuna scelta commerciale o opportunistica; magari il risultato può non piacere, ma credo che il prodotto finale sia poi riconoscibile come “made in Prime Target”, fermo restando che recepiamo determinate influenze (nessuno lo nega) e che d’altronde anche gli artisti che ci ispirano hanno avuto le loro!
Non conosco nel dettaglio i lavori precedenti “Heartbeat”, che come sapete, ho apprezzato per tensione espressiva e interpretativa, seppur in un contesto stilistico abbastanza “riconoscibile”. Come si è evoluto il Vs. suono? In che cosa “sentite” possa o debba ancora “crescere” in prospettiva futura?
Ben: Allora prova un paio di assaggi da “Throwback” sulla ns pagina Reverbnation, ti darò il link più avanti. Inoltre su FB trovi un live clip del brano “Prime Target” il cui testo è basato sul film “Caccia a Ottobre Rosso”… esso anticipa quelle atmosfere da “guerra fredda” su cui talvolta giochiamo (cfr. “Honeytrap”).
Romano: Quanto all’evoluzione, all’origine la band in formazione a due chitarre proponeva un thrash groove “evoluto”, stile primi Machine Head e Grip per intenderci, poi un chitarrista andò via e rimasi il solo, nel frattempo salirono alla ribalta gruppi come Slipknot, Disturbed ecc. negli States e Rammstein & co in Germania, quindi anche noi ci adeguammo ricercando sonorità più attuali anche grazie al rivoluzionario (per noi) ingresso di Luca alle tastiere, uno che adora i synth ed ha un vissuto musicale differente dal nostro. Il risultato fu l’EP “Lycantropia” del 2006, piuttosto sperimentale, allora ci indirizzammo verso brani più “immediati” e il primo full-lenght “Throwback” del 2009 ne fu il frutto … poi arrivò Giuseppe (che non disprezza un certo alternative metal) e anche i pattern del drumming furono aggiornati fino a giungere ad “Heartbeat”, che ad oggi ci soddisfa assai … tra l’altro egli in questo lavoro ha rivestito il duplice ruolo di drummer e di fonico, essendo stato l’album registrato presso il 3rd Alley Studio di Popoli, di cui è direttore … in prospettiva futura? Continueremo questa evoluzione, il brano migliore dei Prime Target deve ancora essere scritto!
Come nasce un pezzo dei Prime Target? Qual è “l’obiettivo primario” che vi prefiggete durante la fase di stesura dei vostri brani?
Luca: L’obiettivo primario è comporre brani che piacciano anzitutto a noi, non particolarmente lunghi, dal riff “catchy” e con inciso facilmente memorizzabile, con arrangiamenti il più possibile curati ed attuali. Pertanto essi sono frutto di un lavoro di composizione collettivo, tutti contribuiamo in egual misura e non sempre l’idea base nasce solo dalla chitarra come di solito avviene nel metal in genere. Il tutto viene poi sviluppato insieme, in un clima di amicizia e rispetto per le soluzioni proposte da ciascuno ... riusciamo sempre a sorprenderci l’un l’altro!
I Vs. testi appaiono piuttosto curati e immaginifici, contrassegnati da riferimenti letterari assai suggestivi e significativi (Robert Silverberg, Valerio Evangelisti, …). Che importanza assegnate alle liriche nell’economia globale della Vs. proposta?
Ben: Francamente da ascoltatore pongo le liriche all’ultimo posto, importa di più che la linea vocale sia azzeccata e la metrica rispettata. E’ però un piacere scoprire poi che il testo sia pure intelligente e non scontato, pertanto cerco di regolarmi allo stesso modo quando scrivo per la mia band, evitando draghi, demoni e altre cazzate e prendendo invece spunto da libri e film che ci hanno colpito, oltre che da esperienze di vita vissuta. Non mancano escursioni sul pianeta donna, senza machismo né smancerie ma con quel pizzico di morbosità che hai acutamente rilevato nella tua rece. Cerco anche di evitare argomenti politici - la musica non è propaganda elettorale – e quando posso uso anche frasi in lingue diverse dall’inglese (parlo un po’ il russo e ricordo bene il latino), il che mi stimola! Preciso che gli altri talvolta suggeriscono gli argomenti, ma mi lasciano sempre liberissimo su tutto ed io non ne abuso.
“Heartbeat” è gratificato da un artwork a sfondo “biomeccanico” piuttosto intrigante … com’è nato e chi si è occupato della sua realizzazione?
Giuseppe: Già, l’artwork è piaciuto a tutti e ben ci rappresenta, c’è un che di cibernetico nella ns musica … merito della nostra amica Giorgia Napoletano in arte “Blekotakra”, visual artist di enorme talento, che ha esposto i suoi lavori anche negli Stati Uniti.
Lei è riuscita a dare forma alla nostra idea di fusione uomo/macchina, evidenziando la pericolosità della tecnologia ma anche a sottolineare che nella nostra civiltà di macchine c’è ancora spazio per le emozioni … cercate i suoi lavori a questo link, rimarrete affascinati ... io personalmente ho poi curato il booklet e la grafica, provvedendo alla stampa grazie al Collapse Print Shop di cui sono titolare … dal produttore al consumatore insomma!
In tempi di crisi generalizzata, l’attività live è diventata una delle fonti “predominanti” di sostentamento, almeno per quanto riguarda la scena musicale “che conta”, mentre per le realtà underground le opportunità di esibirsi in condizioni “adeguate” sono sempre piuttosto rare … quali sono le Vs. esperienze da questo punto di vista? E quali sono le possibilità di vedervi dal vivo nei prossimi mesi?
Ben: Quelle comuni a tutti: pochi i locali adatti e adeguatamente gestiti, diarrea di cover band a fronte di stitichezza di occasioni per gruppi originali, difficoltà d’ingresso nei circuiti “che contano”… eh anche nel metal oggi la meritocrazia è un’utopia … a Pescara e dintorni riusciamo a salvare il salvabile con locali quali l’Orange dove suoneremo il 17 Maggio prossimo, in attesa di opportunità open air per l’estate, che personalmente preferisco …
Tra l’altro apprendo dalla bio che i concerti dei Prime Target sono spesso “conditi” da esibizioni di fire juggling … a questo punto voglio i particolari …
Romano: Nulla di misterioso, semplicemente nella nostra area si esibiva una bravissima fire-juggler (in realtà artista a tutto campo) dal nome d’arte Erika Fire che già conoscevamo, sicchè le abbiamo proposto di fare interventi in un paio di ns show all’aperto. Lei fu molto professionale, venendo anche in sala prove a memorizzare i brani che avrebbe dovuto “accompagnare” creando coreografie ad hoc. Fu un vero successo … oggi si dedica soprattutto alla sand art, ma potete vederla in azione con noialtri durante la performance di “The Inquisitor”, in un fanclip sulla ns pagina Revebnation.
Nel Vs. settore di riferimento accade abbastanza spesso essere oggetto di remix da parte di altri artisti, magari anche abbastanza lontani dalla “sensibilità” artistica della band originale … chi vi piacerebbe si occupasse di rimaneggiare un Vs. pezzo e quale brano ritenete più adatto a tale operazione?
Ben: Eh non posso parlare a nome degli altri, ma “Ephemeral” coverizzata da Billy Idol sarebbe divertente! E soldi per noi con le royalities ah ah!
Un pregio e un difetto dell’essere “italiani” e suonare musica rock …
Ben: Beh a Pescara siamo fuori da corsie preferenziali … se fossimo nella capitale o a Milano forse ti darei una risposta diversa, ma credo che essere “italiani” e suonare questo genere non sia certo un vantaggio, francamente non vedo pregi; il rapporto tra “investito” e “ottenuto” è ingiusto per la maggior parte delle band, la risposta è ovvia: avremmo tutti dovuto nascere altrove …
Forse l’unico pregio è proprio il “cuore”, la voglia di continuare a crederci. Io stesso sono stato organizzatore di un festival open air (Ragnarock) sulla riviera di Pescara, nell’estate 2012, dando la possibilità a ottime band di esibirsi in una bella location con adeguato impianto, ma attendiamo ancora di esser ricambiati…
Come giudicate la “scena” di oggi, sia come parte di essa e sia nelle vesti di “semplici” ascoltatori?
Amedeo: Non abbiamo più l’età per seguire tutto! Né ci sentiamo parte della “scena”, non ancora.
Come ascoltatori posso dirti che rispolverare i classici è sempre un piacere, dai Judas ai Sabbath a Dio ed Accept fino al thrash metal dei maestri Exodus e Slayer, ma non comprendiamo i nostalgici a oltranza e siamo sempre alla ricerca di band innovative; ci colpirono molto all’epoca Slipknot e Ramm (del cui show a Roma io e Ben abbiamo goduto come bambini) ed oggi ci piace solo ciò che può sorprenderci, inutile stagnarsi in stilemi già esplorati. Niente pseudo-prog o death-black allora, ma metter su un album dei finlandesi Ruoska o dei russi Burlak, questo si!
Siamo alla fine, grazie per il tempo concesso e lascio a Voi il “microfono” in piena libertà per le “ultime parole” della chiacchierata …
Romano: Ah bene Marco, siamo noi a ringraziare te e Metal.it per lo spazio concessoci! Vogliamo ricordare ai lettori di comprare “Heartbeat” (anche sui principali webstores, vedi ns pagina al link suindicato) perché vogliamo diventare ricchi e cominciare a drogarci! Scherzo, siamo tutti straight edge (e resteremo poveri) … Continuate a seguirci e non credete a Marco, con i Moonspell non c’entriamo nulla!
Metalabbracci a tutti!
Intervista a cura di Marco Aimasso

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