(26 agosto 2017)Stratovarius + Elvenking + Kaledon - FDB Festa della Birra Fabrica di Roma (26 Agosto 2017)

Sono anni, decenni, che non vedo di buon occhio i concerti medio grandi, i festival per carità di Dio, non ve lo dico proprio. La mia dimensione abituale sono quelli che si svolgono nei piccoli club o nei paesi, più o meno piccoli, in occasioni di festività varie, quali la sagra della trippa, la processione alla Madonna delle Rose o, in questo caso alle porte di Roma, alla Festa della Birra di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo.

Sinceramente quando mesi fa sono venuto a sapere dell’evento ho strabuzzato gli occhi: uno dei miei gruppi preferiti che suona alla festa della birra, una delle mie bevande preferite, in un paese della Tuscia, parte del Lazio che adoro, ad un costo praticamente nullo insieme a due band che stimo da decenni come Kaledon ed Elvenking, di cui mi pregio sempre ricordare la presenza del singer Damnagoras come writer per Metal.it una quindicina di anni fa e che è sempre un piacere incontrare qualche volta qua e là per l’Italia.

L’FDB Festival di Fabrica non si limita al metal, è una rassegna di tre giorni dedicata a più generi musicali, che coinvolge una marea di gente tra organizzazione, volontari, un pubblico numerosissimo a vedere le foto del venerdì e della domenica, e pure il sabato con gli Stratovarius devo dire che il pubblico non è mancato, pubblico peraltro molto partecipativo ed entusiasta di una performance, lo diciamo subito, davvero entusiasmante, quasi inaspettata.
Ma andiamo con ordine.

Al calare del sole aprono le danze i Kaledon, che ho ormai visto dal vivo più dei Dream Theater, ultima la presentazione a Roma del loro ultimo cd “Carnagus”: rispetto a quel giorno noto subito l’assenza dello storico bassista Paolo Lezziroli sostituito per l’occasione (o definitivamente, sinceramente non lo so) da Eric Xander visto più e più volte dal vivo negli ultimi mesi su molti palchi e sempre stupefacente ma il risultato non cambia. I Kaledon sono una macchina assolutamente oliata e performante, il nuovo cantante Michele Guaitoli sembra più a suo agio rispetto a qualche tempo fa e sfodera un’ottima prestazione, così come D’Ascenzio alla batteria, una vera macchina, ed il vero idolo delle donne Paolo Campitelli alle tastiere che oltre ad una maestria tecnica fuori dal comune pare avere davvero un forte ascendente sul gentil sesso, buon per lui.
La setlist è molto incentrata sui brani più recenti, da “The Two Bailouts” al singolo “The Evil Witch” o “The Beginning of the Night”, oppure i freschi “The Angry Vengeance” e “The Fallen King”.
Dal passato, nemmeno esagerato, emergono le sempre verdi “The End of the Green Power” e la hit “The God Beyond the Man”, sempre più ammaliante. Per un fan della primissima ora come il sottoscritto è sempre una piccola delusione non ascoltare pressochè nulla dei primi 4 dischi ma ci rendiamo conto che questo, peraltro in una cornice del genere, sia totalmente normale.

Tra uno stinco, 4 o 5 birre tutte diverse, un panino, una patatina fritta, una capatina allo stand delle magliette delle sagre (Dio quanto mi piacciono le feste di paese!!!) il tempo passa veloce e si arriva ben presto all’inizio degli Elvenking che penso negli ultimi anni avranno suonato tipo 500 date e questo è un gran merito sia per quanto riguarda la diffusione del proprio nome (a farsi un mazzo tanto è giusto avere un adeguato ritorno) sia un affiatamento fuori dal comune. Effettivamente l’entusiasmo sale, e di parecchio, e Damna sa come aizzare ed incitare il pubblico di Fabrica. Più volte ho pensato che lo vedrei benissimo a presentare le serate in TV su Canale Italia quando tra cento anni si esaurirà l’esperienza Elvenking ma per il momento ce lo godiamo così, un folletto schizzato che declama insieme ad una platea molto su di giri brani come “Pagan Revolution” ed ovviamente “Neverending Nights”, probabilmente il loro pezzo più famoso sebbene sia su un disco che personalmente non sono mai riuscito ad apprezzare, “The Winter Wake” del 2006, e per fortuna ho smesso di organizzare eventi e concerti altrimenti sarei andato a gambe all’aria dieci e passa anni fa. Anche qui il loro ultimo album “The Pagan Manifesto” la fa da padrone e dopo un’ora di spettacolo gli Elvenking si congedano da un pubblico soddisfatto e festante.

Ed è bello che dopo pochi minuti siamo lì sotto palco, tutti insieme con membri di Kaledon ed Elvenking appunto, ad attendere insieme l’inizio dello show degli Stratovarius.
Cosa attendersi? O meglio. Lo sappiamo cosa attenderci, al netto di imprevisti o disastri, gli Strato sono delle macchine. Riproviamo. Come canterà Kotikoti? Sarà un mostro impressionante? Sarà imbarazzantemente afono? Anche loro li ho visti N volte e sono passato con nonchalance dalla prestazione memorabile da incidere nel DVD aureo master di tutte le copie del mondo ad esibizioni disgraziate con un Timo impresentabile, che se ripenso al concerto forzatamente strumentale di qualche anno fa al Palacisalfa di Roma mi viene l’orticaria.
Bene, stasera Timo ha spaccato tutto. Ed i suoi compagni pure.
Inutile fare un live report standard, canonico.

Andiamo ad illuminare:
Lauri Porra è veramente un gattone piacione paraculone fuori contesto, con il suo sorriso beffardo, il look alla figlio dei fiori, sembra veramente calato (in tutti i sensi) in una realtà parallela che non gli compete minimamente. Sa suonare alla grande e lo fa con una disinvoltura che pare la mia quando affronto un piatto di carbonara. Beh, l’anima istrionica della band.
Rolf Pilve alla batteria è il classico esempio di drum machine vivente, un mostro di potenza e precisione, in piena linea con la scuola di batteristi degli ultimi decenni, tutti tecnicamente eccelsi. Non una sbavatura, non un piccolo errore o imprecisione, secondo me manco ha sudato, tanto che il clima a Fabrica era perfetto e si stava freschi che era un amore.
Andiamo ai tre magi.
Anzi, ai tre maghi dovrei dire, tanto che al posto di Jens Johansson c’era Saruman, non so per quale motivo. Saruman il bianco per la precisione, ormai il tastierista svedese è un vecchio albino della montagna incantata e, c’è da dirlo, questo accresce enormemente il suo carisma mentre ce lo ricordiamo 30 anni fa com un giovane nerd con gli occhialini e la faccia perennemente a presa di culo che faceva impazzire un altro folle come Yngwie Malmsteen. Saruman batte nerd 3 a 0, sebbene al contempo ci faccia meditare sul fatto che pure noi siamo diventati dei decrepiti, mentre intorno a me vedo i miei vari colleghi di testate e webzine che sembrano per look miei figli. Vabbè.

Kotipelto. E che gli vuoi dire. Una prestazione pazzesca, che incornicia una setlist pazzesca. “Speed of Light”, “Paradise”, “Forever”, “Phoenix”, “Visions”, lo riscrivo perché magari a qualcuno è sfuggito “VISIONS”, corredata di tutti gli acuti ed i falsetti della versione cd, “Black Diamond” e “Hunting High & Low”. Beh il dottor Kotikoti non ha fatto una piega, entusiasmando un pubblico già bollente. Forti di quattro ultimi album tra il buono e l’ottimo, gli Strato hanno presentato anche i loro brani nuovi migliori che non sfigurano affatto con il passato ed è stato un piacere cantare spassionatamente “My Eternal Dream”, “Shine in the Dark” o “Unbreakable”. Manca solo “Man in the Mirror” ma sarà per la prossima volta.

Lascio volutamente in fondo il mio eroe timido. Perché per me la resurrezione degli Stratovarius, dopo il periodo della qabalah, del sangue, dei dischi dimmm***e*da, di Miss Kappa e tutto il delirio tolkiesco giunto all’apice con quell’aborto del disco omonimo, è LUI. Mr. Matias Kupianen, quello che sta in disparte, quello che suonava death metal, quello che con la chitarra ci scrive e ci fa colazione ma al tempo stesso quasi si nasconde sul palco e quando lo intervisti quasi ti chiede scusa per il disturbo. Beh, sei entrato in una band morta e sepolta e l’hai riportata ad essere senza il minimo dubbio ad essere la migliore, oggi, del movimento power di fine anni ’90, con buona pace di band comunque in buona salute (tipo Helloween) od ormai disastrate, ahimè tipo i Gamma Ray.

Il concerto termina, personalmente vorrei iniziare la seconda festa, quella personale, quella delle sagre, delle birrozze, del tirare pugni, comprare cazzatine, zucchero filato e brigidini di Lamporecchio (magari questi non c’erano) ma impegni personali e lavorativi me lo impediscono e torno alla macchina che Roma pare vicina invece con la mia Panda Super TurboMetano ci vuole tutta un’oretta.

Mi allontano tra i vicoli pensando…certo che questa FDB di Fabrica è veramente una figata.
Organizzazione impeccabile, una logistica assolutamente perfetta, non un problema, una coda, zero confusione nonostante ci sia un sacco di gente (comportamento, sottolineiamolo, irreprensibile anche da parte del vituperato pubblico metal che secondo il sottoscritto è uno dei più civili ed educati, nonchè acculturato), personale gentile e sorridente, Forze dell'Ordine comprese.
Una sinergia tra Comune di Fabrica e Proloco sorprendente e sorridiamo compiaciuti al risultato raggiunto da questi ragazzi, che anche noi dedichiamo alla ragazza purtroppo scomparsa che senza dubbio profondeva in tutto questo un'abnegazione ed una passione comune a tutti loro.

Una rassegna sempre più sorprendente e che funziona, in una cornice gradevolissima.
E mentre apro la macchina mi chiedo... ma il prossimo anno chi diamine ci portano, i Maiden??

Beh, noi saremo qui ad attendere! :)

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Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 13 settembre 2017 alle 22:41

grazie Ludwig di aver letto e commentato, sempre preciso e puntuale :)

Avatar Inserito il 12 settembre 2017 alle 17:55

L'ho letto oggi, dunque in lieve ritardo! :P
Inoltre non c'ero ma commento ugualmente! :PP
Solo per un quotone sugli Stratovarius, ma proprio al 100%...sul baratro Tolkki/MissK/ecc. e sulla clamorosa rinascita per cui oggi sono i migliori della vecchia guardia (e non), sullo schifo dei...

Avatar Inserito il 30 agosto 2017 alle 21:38

In effetti mi è piaciuto tutto... Devo tornare più cattivo :D

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