(14 maggio 2016)Acciaio Italiano Festival 2016 @ Borderline, Modena

Puntuale come un orologio svizzero, torna l'Acciaio Italiano, il festival nostrano che ormai giunge alla sesta edizione e che, come da tradizione, propone alcune tra le migliori realtà italiane underground. Il festival, ideato ed organizzato da Jolly Roger Records, quest’anno vanta un bill di tutto rispetto, tra cui troviamo le leggende hard and heavy Ancillotti, qui alla loro seconda volta in veste di headliner. Al contrario delle sue precedenti edizioni, l'evento si è svolto questa volta al Borderline di Modena, che proprio in quest’occasione, annuncia la sua ultima serata prima del definitivo trasloco in un’altra sede permettendo così una maggiore affluenza da parte dei metalheads.

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Gallery e testo a cura di Arianna G.


Il tempo, ahimé non è stato magnanimo, in quanto ha impedito sia alle band che al pubblico di prendere una boccata d'aria fresca senza inzupparsi e, si sa, rimanere al chiuso per oltre otto ore non ha reso il compito facile....ma bando alle ciance e si parte puntuali alle 18 con la prima band in cartellone, i Crimson Dawn. Nel corso del breve set messo a loro disposizione, il sestetto lombardo dà un’ottima impressione, sia per dal punto di vista scenografico che per la loro prestazione. La band, autrice di un doom metal che congloba anche elementi epic, ha modo di introdurre alcuni brani tratti dal loro debut “In Strange Aeons…” e dal loro EP. La prestazione, la migliore in termini di sound di tutta la serata, è stata impeccabile e dà conferma di come questa realtà musicale abbia bisogno di una maggiore attenzione da parte del pubblico.

Contenti dell'ottima performance regalataci dai lombardi, tocca ai laziali Godwatt prendere le redini del gioco. Malgrado non conoscessi affatto il trio in questione, devo ammettere che la band si è rivelata essere una grossa sorpresa: visibilmente esterrefatta, scopro che il trio propone una miscela doom metal con alcuni richiami al groove e all’heavy metal sabbathiano. Sebbene non originale, la proposta musicale offerta in questa sede live si basa su un cantato prevalentemente italiano, una peculiarità che può fare la differenza; nonostante l’immobilità della band e la scarsa partecipazione del pubblico, i tre musicisti hanno saputo offrire un buon set, dove hanno avuto modo di presentare i brani tratti da “L’ultimo Sole”, come "Condannata" o ancora "Memoria", le cui esecuzioni sono state impeccabili. Un grosso plauso al trio di Frosinone che nella scarsa mezzora messa a loro disposizione hanno saputo regalare un'ottima esibizione. Con il mio migliore augurio, spero che questa validissima realtà musicale possa e riesca a farsi conoscere anche al di fuori dello stivale, poiché si sa: il talento va sempre premiato!

Con l’ingresso dei Deathless Legacy si cambia completamente musica. Non mi vergogno affatto nel dire che è stata la band che più mi ha ammaliata (insieme ai Rain). Già con la loro performance a Bologna, tenutasi un mese prima, avevo avuto modo di farmi una certa idea sul gruppo toscano che, da subito, mi aveva impressionato musicalmente ma anche per la loro teatralità e drammaticità che i nostri riescono ad esprimere durante ogni performance. Qui non si parla di semplice live show, ma di vero e proprio entertainment. La band, accompagnata da Valentina Baccelli e Arianna Nencini, qui in veste di attrici ed interpreti dei personaggi che caratterizzano gli show dei toscani, ha modo di presentare alcuni estratti del loro nuovo album “The Gathering”. Nati come band tributo dei Death SS, nel corso del tempo la band è riuscita ad intraprendere una strada più personale e può essere propriamente definita come band vera e propria al 100%. Purtroppo, lo show offerto questa sera è stato molto penalizzato a causa dei volumi completamente sbilanciati e questo non ha favorito una facile assimilazione dei brani. Inoltre, la scaletta, volutamente ridotta per adattarsi a un diverso contesto, non ha pienamente permesso a chi non conosceva la band precedentemente di capire ciò che i nostri propongono in sede live. Chi, invece, come me, ha avuto già modo di vederli come headliner, saprà certamente di cosa stiamo parlando. L’horror rock proposto dai Deathless sembra, però, essere particolarmente apprezzato, tant’è che al termine della performance, all’esterno del locale i partecipanti si sperticheranno in lodi solo nei confronti del combo toscano, segno che la band ha saputo fornire un’ottima prestazione incantando anche gli headbanger più ortodossi.

Ogni volta che gli emiliani Rain si esibiscono in zona (e non solo), l’entusiasmo della sottoscritta diventa sempre più forte. Anche in questa nuova sede live, la formazione bolognese, che sembra “rinnovarsi” ogni volta che li vedo dal vivo (nel vero senso della parola), ha modo di dimostrare tutta la sua potenza e il suo entusiasmo per il sano casino on stage. Guidati dall’energico Mantis Le Sin, la band questa sera ha modo di presentare alcuni dei suoi brani conosciuti, come “Only for the rain crew”, purtroppo penalizzata da un taglio improvviso da parte dell’organizzazione – o forse della band stessa, e “Hellfire”, senza disdegnare, ovviamente, i pezzi del più recente “Space Pirates”, di cui viene presentata per l’appunto la titletrack e “Kite N’Roll”. I Rain sono trascinanti e ogni volta sanno animare come pochi: è bello, infatti, vedere come Amos e soci riescano a coinvolgere l’audience con una spensieratezza e naturalezza difficilmente riscontrabile al giorno d’oggi. Tanta grinta e tanta energia. Questi sono i Rain che, per l’ennesima volta, regalano all’audience uno show fatto di sudore e tanto entusiasmo che hanno saputo deliziare anche i fan più giovani della band.

Una caratteristica che differenzia e accomuna tutte le band partecipanti questa sera è che si assiste continuamente ad un cambio di scena e di musica, nel senso che il bill è molto omogeneo e riesce ad attirare diversi target (e fans) dello stesso genere musicale. Dall’hard and heavy dei Rain, si passa alle melodie oscure e doom dei Black Oath. Ceri e luci soffuse stanno per annunciarci l’ingresso in scena del quartetto. Forse l'assenza di dinamicità e di scarsa comunicazione con i paganti non ha aiutato nella comprensione dello show, che già di per sé risulta piuttosto freddino e scostante. Nonostante il doom sia un genere difficilmente comprensibile e apprezzabile dai metalhead, la proposta musicale del quartetto italiano viene ancora più penalizzata grazie ad un sound veramente “impastato”, dove il suono non riesce a spiccare, rendendo il tutto ancora più difficile da gestire e capire. Un vero peccato, poiché ero curiosa di gustarmi una performance che si preannunciava veramente interessante.

Una band che sicuramente abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare già nella precedente edizione del festival sono i Witchwood, che qui tornano a calcare il palcoscenico in occasione del loro nuovo album “Litanies Of The Wood”, che sembra aver ottenuto ottimi riscontri a livello internazionale. Se con le precedenti band, il sound non era affatto ottimale, le cose sembrano andare lievemente meglio con i faentini; durante i 30 minuti messi a loro disposizione, la band presenta una manciata di brani dell’ultima fatica discografica e scalda a dovere il pubblico anche grazie all’esecuzione di “Gypsy”, pezzo storico degli Uriah Heep, che qui vanta la graditissima partecipazione di Bud Ancillotti, che rivedremo poco più tardi insieme ai suoi Ancillotti. Una vera sorpresa, ben accolta dal pubblico presente in sala che dà la conferma del potenziale di questa band che molto ha da dire… ma soprattutto da dare!

Ed ecco che, nel bel mezzo del silenzio più assoluto, un'imponente voce lirica ci introduce a un pezzettino di “Nessun Dorma”. È Claire Briant Nesti, la cantante degli Hyaena, che ci annuncia l’inizio del set della band. La band, che è attiva sin dal 1987, vede questa volta l’innesto di due nuovi elementi all’interno della lineup: è bello, infatti, constatare la partecipazione della singer Claire Briant Nesti e della bassista Isabella Ferrari, che, insieme alla sua collega, ha saputo rendersi autrice di una prestazione veramente lodevole. È piacevolmente bello poter vedere quanta naturalezza e spontaneità vi sia da parte di questa band, soprattutto dalla cantante che ha saputo regalare una bellissima performance dando modo di sentirsi molto più che a suo agio nell’esecuzione di alcuni brani tratti dal demo “Metamorphosis” e sfoggiando non solo un timbro vocale veramente invidiabile, oltre che un’ottima presenza scenica. Degna di menzione anche l’ottima performance del mastermind Gabriele Bellini e del suo fedele compagno di banda Ross Lukather (noto per la sua partecipazione nei Death SS), così come graditissima è stata l’esecuzione di “Phenomena”, famoso brano dei Goblin, qui riproposta in una versione alternativa, ma molto, molto apprezzata! Applauditi a piene mani, la band cedono il passo agli headliner della serata, pronti a regalare uno show di fuoco!

Una sola parola potrebbe descrivere la performance degli Ancillotti: potenza! Questa è la seconda volta che la band di Bud Ancillotti, la cui formazione vede il figlio Brian e il fratello Bid, presenzia all’Acciaio Italiano in veste di headliner e questa sera si rende autrice di uno show veramente perfetto! Bud da subito si rivela un grandioso entertainer, coinvolge ed interagire con un’audience pronta ad esplodere e a farsi sentire anche al minimo gesto del singer. La band è al massimo della carica (è carica ed energica) e offre uno show veramente infuocato, la cui setlist si concentra prevalentemente sull’album di debutto della band, di cui viene presentata “Monkey” e “Living For The Night Time” e si alterna anche ad alcuni inediti che comporranno il nuovo album della band, tuttora in fase di realizzazione: ecco, infatti, che Bud e soci ci presentano “The Hunter”, “Fight” e “To Hell With You” e, proprio quest’ultima, sembra trascinare totalmente un pubblico già in delirio. Immancabili, come da tradizione, anche i brani storici della band, diventati una sorta di cavallo di battaglia, come “Legacy Of Rock” e “Bang Your Head”, che annunciano anche la conclusione del set della band. Un set che ha saputo deliziare i palati più veterani, ma ha saputo anche regalare una sana dose di metal tricolore anche ai fan più giovani, il cui entusiasmo e la cui contentezza erano visibili oltre ogni modo sui loro volti. Anche quest’anno l’Acciaio Festival ha saputo offrire un bill veramente degno di nota, che non solo ha visto alternarsi sul palco nuove e interessanti realtà musicali, ma ha visto anche band storiche e dal valore incommensurabile tornare alla carica più forti ed energici e con quella fiamma, chiamata passione, che a distanza di anni, è più viva che mai!


Si ringrazia Jolly Rogers e Antonio Keller per l'infinita gentilezza e la collaborazione.

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