(18 aprile 2014) PPM Fest 2014 - Day 1

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Report a cura di Davide "Jeff" Morando


Occacchio e questo report come lo inizio?

Iniziamo da un discorso generale.
La mia trasferta belga per il PPM FEST 2014 non partiva sotto una buona stella: in primis ho comprato il biglietto sotto Natale (offerta natalizia a 70 € per tre giorni…quanto costano gli Aerosmith?) dopo l’entusiastica esperienza dello scorso anno di Quero e Perlini pensavo di trovare qualche compagno di viaggio… mi sono invece trovato ai blocchi di partenza solo come un cane. In secundis i nomi erano molto meno altisonanti dello scorso anno e sono partito conoscendo la discografia di un terzo delle band e ammetto che gli altri erano nomi a me a volte anche sconosciuti; quindi anche musicalmente un salto nel vuoto. Però sono caduto sul morbido. Prima di tutto l’organizzazione: una location perfetta due palchi messi agli antipodi di un hangar enorme con al centro la zona bancone… 10 minuti tra un gruppo e l’altro con precisione millimetrica e intermezzi allietati da spettacoli e spettacolini. Metal market esterno con poca roba da mangiare e una serie di banchetti eterogenei. Poca roba da mangiare dicevo, ma un supermegacentro commerciale a 100 metri di distanza con millemila punti ristoro per tutte le tasche e tutte le esigenze aperto dalle 8 alle 22 e udite udite un …(Grossa Catena a casa) Ipermercato enorme con CASSA DEDICATA AI ROCKERS (con tanto di commessa con parrucca viola e trucco goth!!!) Quindi va da se che chi voleva risparmiare e non mangiare troppe schifezze come il sottoscritto poteva farlo tranquillamente.

Ma veniamo alla musica…anche questa è stata totalmente appagante. Ho scoperto gruppi per me totalmente nuovi, gioito di una buona dozzina di esibizioni esaltanti in ambiente confortevole e rilassato, attaccando bottone con pazzoidi di tutte le età e nazionalità accomunati solo dall’amore per la buona musica e un tasso alcolemico raramente inferiore a 2… ho assistito a quasi tutte le esibizioni…ma come dicevo prima conosco poco la maggior parte dei gruppi e quindi non avrete le scalette se non in rari e del tutto arbitrari casi.

Il primo giorno viene inaugurato dai MONUMENT, con un British Metal senza infamia e senza lode e una sola cover di Black Night degna di nota. Costante per la tre giorni sarà l’assoluta omogeinità di trattamento per tutti i gruppi dal primo all’ultimo…impianto a palla, suoni perfetti e tutti gli effetti di luce a disposizione. Da registrare inoltre una discreta partecipazione di pubblico fin dalle prime esibizioni della tarda mattinata cosa che ha gasato anche i gruppetti iniziali.

Si prosegue con i KELLS gruppo con cantato femminile (che esegue benissimo sia le scream che le clean vocals) e sonorità moderne. Per mezz’oretta buona allieterà l’audience con una splendida performance a dimostrazione anche della piccola ressa al merchandise dedicato a fine esibizione.

I FURYON ricordano i dischi solisti di Lande con una manciata di estratti dal loro debut album Gravitas…e una maestria e una presenza sul palco che fa capire che non sono di primo pelo…soprattutto il cantante.



A seguire gli EPYSODE supergruppo fatto di volpi vecchie e nuove del panorama prog e metal europeo. Sul palco si alternano il cantante degli Evergrey, Henning Basse, Ida Haukland e altri due cantanti. Purtroppo il sound non è il massimo, con una batteria troppo alta che non verrà corretta in corsa e coprirà tutto il tappeto musicale…e buona parte degli intrecci vocali. Peccato, perché le canzoni sono belle…e il pubblico era parecchio intenzionato a supportare l’ensemble. Bravissimo il giovane tastierista (e penso mastermind del progetto).

I PAGAN’S MIND sanno il fatto loro, canzoni rocciose e articolate, discreta presenza scenica, una voce che non mi entusiasma e il primo dei mille baby drummer dotati che martelleranno i drumset e il mio orgoglio per le prossime 72 ore.

E’ la volta degli headliner della serata. Che siano tutti li per gli IN EXTREMO si capisce subito: dal numero di magliette della band, dal fatto che tutti si ammassano sotto al palco (cosa che non succede quasi mai..e tu puoi tranquillamente raggiungere le transenne anche a metà concerto), dal fatto che dopo i PAIN se li siano filati 4 gatti. Del perché siano tutti li..lo capisco a mano a mano che il concerto prosegue. Pensavo che fossero una folk metal band come mille altre. Roba che gli SKYCLAD facevano già 25 anni fa. Sbagliavo. A parte che gli IN EXTREMO ci sono da un botto di tempo anche loro… ma soprattutto, al di là degli strumenti del 400 funzionali e determinanti nel tessere gli arrangiamenti delle canzoni, sono tamarri. Tamarri il giusto, tamarri da farti divertire e battere il piedino tutto il tempo se non li conosci…tamarri da scatenare una bolgia infernale sotto il palco per l’ora e mezza scarsa a loro disposizione. Io il folk metal non l’ho mai approfondito (soprattutto perché viene cantato sovente in lingua madre…) ma devo dire che mi sono perso un genere estremamente orecchiabile e godibile. Non si è mai troppo vecchi per imparare. Band del giorno e bronzo della kermesse.

Ai PAIN non resta che chiudere la giornata con poca gente davanti…e quella poca stravolta dalla mattanza di poco prima. Poi diciamocelo…io avevo ascoltato poca roba su disco e non mi aveva esaltato. Dal vivo la situazione non migliora. Tutti a nanna, a domani.
Report a cura di Alessandro Quero

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